Immuni, come funziona l’app che ci protegge dal Covid-19?

Nel corso delle ultime settimane si è parlato molto di Immuni, l’applicazione per smartphone che dovrebbe consentire di limitare i possibili futuri contagi da Covid-19, ma come funzione esattamente questa app?

 

Limitare la diffusione del contagio

L’obiettivo di Immuni è quello di avvertire gli utenti potenzialmente contagiati il prima possibile, anche quando questi sono asintomatici. Il fine è proprio quello di permettere a questi utenti di isolarsi per evitare di contagiare altre persone. Facendo così si minimizza la diffusione del virus e, allo stesso tempo si velocizza il ritorno alla vita normale  per la maggior parte della popolazione. Un ulteriore vantaggio offerto da Immuni è quello  di permettere agli utenti che sono stati a contatto con un possibile contagiato di avvertire tempestivamente il  medico di medicina generale riducendo così il rischio di poter andare incontro ad eventuali complicazioni.

E la privacy?

Il sistema che gestisce l’app è basato sulla tecnologia Bluetooth Low Energy e non utilizza dati di geolocalizzazione di alcun genere, inclusi quelli del GPS. L’app non raccoglie e non è in grado di ottenere alcun dato identificativo dell’utente, quali nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo email. Immuni riesce quindi a determinare che un contatto fra due utenti è avvenuto, ma non chi siano effettivamente i due utenti o dove si siano incontrati.

Un esempio concreto

Consideriamo l’esempio di Alice e Marco, due ipotetici utenti. Una volta installata da Alice, l’app fa sì che il suo smartphone emetta continuativamente un segnale Bluetooth Low Energy che include un codice casuale. Lo stesso vale per Marco.

Quando Alice si avvicina a Marco, gli smartphone dei due utenti registrano nella propria memoria il codice casuale dell’altro, tenendo quindi traccia di quel contatto. Registrano anche quanto è durato il contatto e a che distanza erano i due smartphone approssimativamente.

I codici sono generati del tutto casualmente, senza contenere alcuna informazione sul dispositivo o l’utente. Inoltre, sono modificati diverse volte ogni ora, in modo da proteggere ulteriormente la privacy degli utenti.

Supponiamo che, successivamente, Marco risulti positivo al Covid-19. Con l’aiuto di un operatore sanitario, Marco potrà caricare su un server delle chiavi crittografiche dalle quali è possibile derivare i suoi codici casuali.

Per ogni utente, l’app scarica periodicamente dal server le nuove chiavi crittografiche inviate dagli utenti che sono risultati positivi al virus. L’app usa queste chiavi per derivare i loro codici casuali e controlla se qualcuno di quei codici corrisponde a quelli registrati nella memoria dello smartphone nei giorni precedenti.

In questo caso, l’app di Alice troverà il codice casuale di Marco, verificherà se la durata e la distanza del contatto siano state tali da aver potuto causare un contagio e, se sì, avvertirà Alice.

Andrea Carozzi

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