Il virus allenta la presa sull’Italia ma c’è chi annuncia “Tornerà!”

L’OMS parla di una seconda ondata e chiede 31,3 miliardi in 12 mesi. Cinque deputati rispondono: “Fate puro terrorismo mediatico”

di Rino Di Stefano

Il tormentone Covid-19 questa settimana si arricchisce di una nuova puntata: il terrorismo mediatico sulle conseguenze che il virus potrebbe ancora avere se mai arrivasse una seconda ondata. Intendiamoci, nessuno è in grado di poter affermare che una simile eventualità possa accadere. Quest’evenienza è nulla più che un’ipotesi. Tuttavia, è bastato che un gruppo di noti clinici si esprimesse pubblicamente circa la bassa carica virale registrata negli ospedali di tutta Italia, perché qualcuno corresse subito ai ripari. E non si tratta solo di applicare buon senso. Se usiamo la ragione, arriviamo da soli a considerare che sia senza dubbio meglio prendere ulteriori precauzioni per evitare di finire nella coda della pandemia. Usiamo la mascherina nei luoghi chiusi, laviamoci spesso le mani e, in genere, stiamo più attenti del solito quando frequentiamo qualcuno. Meglio evitare strette di mani, baci e abbracci ancora per un po’, piuttosto che beccarsi casualmente quel maledetto virus, ormai in fase di recessione in tutto il Paese. E questo anche se qualche focolaio, a macchia di leopardo, ancora sbuca qua e là per l’Italia.

Il primo a lanciare l’allarme di un ritorno in grande stile del Covid-19 è stato Richard Horton, direttore della rivista The Lancet, il quale non ha trovato di meglio che paragonare l’attuale pandemia a quella, ben più letale e pericolosa, della febbre spagnola che nel 1918 uccise circa 50 milioni di persone in tutto il mondo. “La prima ondata di quell’epidemia – scrive Horton – avvenne tra marzo e luglio e fu relativamente mite; la seconda ondata arrivò in agosto e le cose andarono molto peggio”. A parte il fatto che paragonare il 1918 al 2020 è perlomeno azzardato, e che le vittime del Covid-19 in tutto il mondo a oggi raggiungono il mezzo milione di persone, fare questo tipo di raffronto sembrerebbe davvero finalizzato a diffondere il panico. E non è dunque un caso che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fin dall’inizio della pandemia su posizioni più o meno catastrofiste, abbia subito colto la palla al balzo. L’epidemia da Covid, afferma il dottor Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’OMS partecipando al programma televisivo Agorà su Rai 3, “si sta comportando come avevamo ipotizzato. Il paragone è con la spagnola che si comportò esattamente come il Covid: andò giù in estate e riprese fortemente a settembre e ottobre, facendo 50 milioni di morti la seconda ondata”. E aggiunge: “Adesso sparendo il Covid dai ricoveri in clinica, sembra che tutto sia finito, ma non è così”. Il dottor Ranieri Guerra spiega, commentando il caso dei “debolmente positivi”, “non entro nelle classificazioni e definizioni artificiose che colleghi insigni di varie discipline possono fare. Guardo i fatti e i fatti dicono che il genoma del virus è ancora lo stesso. E i fatti dicono che l’andamento di una epidemia come questa è ampiamente previsto e prevedibile. C’è una discesa che coincide con l’estate”. Il pericolo, dunque, è ancora incombente? “E’ vero – conclude il direttore aggiunto dell’OMS – che le terapie intensive si sono svuotate, ma si sono svuotate come previsto che accadesse e non vogliamo si riempiano di nuovo in autunno. Tutte le precauzioni che stiamo prendendo hanno l’obiettivo di circoscrivere la circolazione del virus quando questa riprenderà”.

A prescindere dalle buone intenzioni, a questo punto occorre fare una piccola riflessione su quanto sta accadendo in questo momento nel mondo. A parte il fatto che nei mesi passati l’OMS non ha mai fatto previsioni ottimistiche circa un’eventuale attenuazione del Covid-19, gli Stati Uniti d’America sono usciti dall’OMS sbattendo la porta e accusando l’attuale dirigenza di avere insabbiato la diffusione del virus per mantenere canali privilegiati con la Cina. Infatti, certe informazioni sono arrivate con grande ritardo all’opinione pubblica mondiale. In un colpo solo, l’OMS ha perso così quasi 500 milioni di dollari l’anno e adesso non sa dove andarli a prendere. Sarà pure un caso, ma insistendo sul pericolo della seconda ondata, l’OMS fa notare che per sviluppare un vaccino, portare avanti cure e condurre test sul Coronavirus, le sono necessari 31,3 miliardi di euro in 12 mesi. L’obiettivo, comunica l’OMS, è di consegnare 500 milioni di test ai Paesi a basso e medio reddito, fornire cure a 245 milioni di persone entro la metà del 2021 e di arrivare a produrre 2 miliardi di dosi di vaccino, un miliardo dei quali sarebbero destinati ai Paesi poveri, entro la fine dell’anno prossimo. Un business colossale. E’ ovvio che, se per pura fatalità il Covid-19 dovesse sparire dalla scena mondiale (come è già successo con il virus della Sars) dopo essersi lasciato alle spalle una lunga scia di morti, attenuando la sua pericolosità subito dopo la fase iniziale, che fine farebbero i progetti dell’OMS? E chi si farebbe inoculare quel vaccino, se il virus non costituisse più un pericolo? Dunque, a voler pensar male, una seconda ondata, dal loro punto di vista, potrebbe anche sembrare auspicabile. Dal loro, appunto. Ma dal nostro?

Non è dunque un caso che cinque deputati del gruppo “Cambiamo con Toti”, e più precisamente Stefano Benigni, Manuela Gagliardi, Claudio Pedrazzini, Alessandro Sorte e Giorgio Silli, abbiano deciso di prendere un’iniziativa molto dura accusando di “puro terrorismo mediatico” il direttore aggiunto dell’OMS, dottor Ranieri Guerra. “Quanto affermato da Guerra su Rai Tre pensiamo non sia corretto – scrivono i cinque parlamentari – Paragonare l’andamento del Coronavirus all’influenza Spagnola del 1918 dimenticando di rassicurare che la Scienza, un secolo dopo, ha fatto progressi e passi da giganti tali da poter evitare che si possano raggiungere, in una eventuale seconda ondata di cui nessuno ha la certezza, i 50 milioni di morti, è puro terrorismo mediatico. Ribadiamo l’importanza di continuare ad osservare le precauzioni sanitarie del caso, ma crediamo anche che sia arrivato il momento di porre un freno alle tante ipotesi scientifiche espresse in assoluta libertà che circolano sui mass media. Abbiamo bisogno di fiducia e concretezza, di soluzioni serie per uscire dalla crisi sanitaria ed economica, non di storie del terrore che destabilizzano solo il futuro della gente”.

E’ un fatto che queste polemiche stanno provocando molta confusione nell’opinione pubblica. Anche perché non si capisce più quanto ci sia di scientifico e di sanitario in certi provvedimenti (spesso contraddittori e smentiti in un secondo tempo), piuttosto che interessi finanziari a sei o nove zeri. Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza (PD), si è mostrato molto cauto partecipando alla teleconferenza dei ministri della Salute del G7. Dopo aver espresso preoccupazione per l’andamento del contagio a livello globale, il ministro ha commentato: “Soltanto insieme usciremo da questa battaglia, perciò occorre continuare a mettere al centro la cooperazione internazionale”. Un po’ come dire che la pandemia ha coinvolto tutto il mondo e ognuno deve fare la sua parte per uscirne. Ma è ovvio che qualunque misura dovrà essere condivisa da tutti.

Senza cadere nel trabocchetto del complottismo, forse bisognerebbe ricordare certi avvenimenti dei mesi scorsi riguardo l’origine del virus, che ha avuto un impatto così tremendo nella nostra vita di tutti i giorni. Senza parlare delle famiglie che hanno subito strazianti lutti. Infatti, mentre la stragrande maggioranza della scienza ufficiale annunciava ogni genere di disgrazia per i mesi a venire, verso la metà di aprile il Nobel Luc Montagnier, scienziato di fama mondiale, aveva sconvolto tutti con queste parole: “C’è stata una manipolazione su questo virus. E’ un lavoro da professionisti, di biologi molecolari, è un lavoro da orologiai – ha detto parlando alla CNews France – E’ stato prodotto da un laboratorio. E’ quello che si chiama un ricombinante, forse prodotto da un laboratorio cinese o da altri laboratori. Queste sequenze sono corte e alcuni dicono che sono troppo corte e si tratta di una casualità. Ma questi segmenti portano informazioni genetiche, contrariamente a coloro che dicono che è il caso. No, non è così. C’è una pressione enorme affinché tutto quello che all’origine del virus sia nascosto”.

Secondo il professor Montagnier, che è stato subissato da un mare di critiche provenienti da ogni parte del mondo scientifico, ma la cui spiegazione è stata condivisa con vigore dal presidente americano Donald Trump, coloro ai quali il virus sarebbe sfuggito da un laboratorio “forse volevano fare un vaccino contro l’Aids utilizzando un Coronavirus come vettore di antigeni”. E allora, domandarono i giornalisti francesi a Montagnier, se fosse davvero un virus uscito per sbaglio da un laboratorio, come si sarebbe sviluppata la pandemia nel mondo? “La natura non accetta alcuna manipolazione molecolare – rispose Montagnier – eliminerà questi cambiamenti innaturali e anche se non si fa nulla, le cose miglioreranno, ma purtroppo dopo molti morti”.

Sarà pure un caso, chi può dirlo? Ma è esattamente ciò che è avvenuto in Italia.

 

 

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