Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia – tra carsismo e preistoria.

Di seguito vi presentiamo il primo articolo redatto dal Sig. Filippo Tito, guida ambientale escursionistica CicloMurgia per il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, per accompagnarci alla scoperta di questo territorio.

Quando si pensa alla Puglia, le prime immagini che la memoria evoca sono mare, Trulli e Pizzica, ma la nostra regione ha tante facce, alcune delle quali ancora poco conosciute e non per questo meno affascinanti .
Se, quindi, oltre che alla costa guardiamo all’interno, all’altezza della provincia di Bari e della nuova sesta provincia BAT (Barletta-Andria-Trani), scopriamo il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, un’area naturale protetta di giovane istituzione (nel 2004), custode di un ambiente pseudo steppico, unico in Italia, fatta eccezione per la parte interna della Sardegna.
In nessun altro posto naturale in Italia, come in Alta Murgia, è possibile osservare un paesaggio frutto del lavoro a quattro mani compiuto dalla natura e dall’uomo in secoli di storia; forse solo il Parco Nazionale delle Cinque Terre può contendere all’Alta Murgia questo primato, poiché, anche lì, nel corso di centinaia di anni, l’uomo ha plasmato il paesaggio conferendogli caratteristiche uniche ed irripetibili.
E’ per questo che il Parco Nazionale dell’Alta Murgia conserva all’interno della sua denominazione l’appellativo di Parco Rurale. Con la sua istituzione, infatti, si è voluto proteggere non solo il patrimonio naturalistico, come in tutti i parchi nazionali d’Italia, ma anche le tracce architettoniche e culturali delle antiche società agro pastorali.
Abbiamo deciso quindi di accompagnarvi, con un articolo al mese, lungo un viaggio alla scoperta di questo territorio, per cercare di accendere in voi la voglia di scoprire questi posti, la stessa voglia che rapisce noi, che in questi luoghi ci siamo nati, ogni volta che ci fermiamo incantati ad ammirarne gli aspri e pietrosi declivi colorati dalla calendula e dalla maggiorana.
Il primo itinerario che vi proponiamo l’abbiamo chiamato “Sulle Tracce della Preistoria” e ruota intorno ai territori del Comune di Altamura e di Santeramo. Qui di seguito troverete informazioni sulle rilevanze ambientali, e non, che è possibile incrociare camminando, pedalando – o perché no galoppando – lungo questo tracciato.
Ma partiamo dalle origini.
Cento milioni di anni fa due erano i territori pugliesi emersi: quella che oggi chiamiamo la Penisola del Gargano e l’attuale altopiano murgiano.

I terreni carsici murgiani, ricchi di fossili, hanno mantenuto le tracce di quelle antiche ere, e le due recenti scoperte, la Cava dei Dinosauri e L’Uomo preistorico di Altamura, hanno poi confermato le teorie che ipotizzavano la presenza di mammiferi già nel Mesozoico (secondario) e di forme di vita umana nel Neozoico (quaternario).

Articolato è il carsismo murgiano che si manifesta sia sotto forma di evidenze superficiali, quel “carso nudo” esposto nei secoli alle attività meccaniche e dinamiche dell’erosione, sia attraverso una estesa vascolarizzazione ipogea, alla quale si accede, dalla superficie, attraverso una miriade di inghiottitoi, doline e pozzi: un vero e proprio paradiso per gli appassionati di speleologia.

Ma non serve essere esperti esploratori del sottosuolo per godere di queste bellezze; Il Pulo di Altamura, per esempio, è un’incredibile depressione carsica di 550 metri di diametro e di 92 metri di profondità, generata dal crollo del soffitto di un ambiente carsico sotterraneo (insomma della stanza di una grotta). Poco distante da qui nel 1999, nei pressi di Altamura in località Pontrelli, su un’area di 12.000 mq, è stato rinvenuto un giacimento di orme di dinosauro di grande importanza scientifica: almeno 30.000 impronte, molte delle quali di una straordinaria nitidezza.

Solo qualche anno prima di questa incredibile scoperta (nel 1993), nella zona di Lamalunga, tra il Pulo e la Cava dei Dinosauri, il Centro Altamurano Ricerche Speleologiche, durante le operazioni di disostruzione di una grotta, rinvenne al fondo di un cunicolo, lo scheletro di un ominide ricoperto da una coltre calcarea, risalente a 100.000 anni fa, nel periodo intercorrente tra la vita dell’Homo Erectus e di Neanderthal .

Per evitare il deperimento dello scheletro , si è preferito lasciarlo nel ventre della terra, quel grembo che lo ha conservato intatto per migliaia di anni, ma all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Altamura è possibile inoltrarsi nel buio tunnel dell’ipogeo, attraverso un percorso virtuale, realizzato con una serie di telecamere. In più il museo custodisce tutti gli altri reperti rinvenuti nella grotta di Lamalunga e nelle altre grotte della zona : utensili, armi da caccia, fossili di animali.

In questo breve articolo abbiamo voluto darvi solo un primo assaggio delle meraviglie nascoste in questi luoghi, poco antropizzati e ancora poco sviluppati da un punto di vista turistico, l’ideale per tutti coloro che amano viaggiare in località amene e vere nelle sincere espressioni delle loro culture autoctone.

Continuate a seguirci per saperne di più sulla cultura, l’enogastronomia e le bellezze ambientali murgiane!
… e se volete approfondire, consultate il nostro sito www.ciclomurgia.com .
Per escursioni a piedi o in bicicletta contattare
Filippo Tito: (Guida Ambientale Escursionistica certificata AIGAE)
Cell: 338.988.17.31

 

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