La figura del caregiver svolge un ruolo delicatissimo e irrinunciabile: quello di provvedere al mantenimento dello stato di salute, fisica e mentale, nelle persone in difficoltà, spesso anziane. In poche parole, è il mestiere della cura, con tutte le sfide e le responsabilità che comporta. Le nuove tecnologie digitali potrebbero rappresentare un punto di svolta in questo ambito. In che modo l’eHealth – o salute digitale – può venire incontro alle esigenze dei caregiver?

Il ruolo del caregiver

Oltre alla categoria dei caregiver di professione, che operano in appositi centri o per via domiciliare, esiste quella – sempre più in via di definizione – dei caregiver familiari, ovvero persone che, per scelta o necessità, devono confrontarsi con i cambiamenti a cui l’invecchiamento sottopone un proprio caro.

Si calcola che i caregiver italiani rappresentino il 17,4% dell’intera popolazione, il che equivale a 8,5 milioni di persone. Quasi 7,3 milioni di loro si prendono cura di un famigliare in difficoltà. Il 74% è donna. Chi veste il ruolo di caregiver familiare si trova spesso in una situazione delicata a sua volta, cercando di trovare il giusto compromesso tra la propria vita lavorativa e affettiva, e l’impegno che ci si è assunti, spesso non senza preoccupazioni.

Assistere non è un compito semplice

Per chi ha fatto della cura il proprio mestiere, possono essere molti gli ostacoli a un’assistenza di qualità. Primo fra tutti, la difficoltà a bilanciare il tempo di qualità da dedicare ai propri assistiti e le altre mansioni quotidiane.

L’elevata quantità di operazioni di routine infatti può avere un impatto negativo sulla qualità assistenziale degli operatori e delle operatrici nelle diverse strutture sanitarie, dalle RSA alle case di riposo. Inoltre, comunicare tra operatori socio-sanitari i dati relativi ai pazienti in modo efficiente è importante per la continuità della cura. Darlo per scontato può rappresentare un grave errore.

Per chi invece presta aiuto in ambito familiare, sorgono altre problematiche. Il caregiver può sentirsi travolto dalla fatica, dall’ansia, da un forte stress: sono tutti segnali comprensibili e non vanno sottovalutati. Ci sono diversi gradi di difficoltà, a seconda del livello di autonomia e indipendenza della persona di cui ci si prende cura. In ogni caso, potrà sembrare spesso di non fare “abbastanza” o di sentirsi “alienati” e in preda alle preoccupazioni. Questo può capitare anche nel caso in cui il proprio famigliare non abbia bisogno di assistenza 24/24 e abbia invece un buon grado di autonomia.

Ricevere assistenza: rispetto e fiducia al primo posto

Chi opera nel settore lo sa: affidarsi alle cure degli altri può essere motivo di sconforto e confusione negli anziani. Come sottolinea la consulente per i caregiver Silvia Farina in un articolo pubblicato sempre qui su Altraetà, “la fragilità non implica incapacità di decidere”.

In casa come in struttura, l’anziano ha diritto al rispetto della propria privacy e indipendenza: tutelare e ascoltare le sue richieste sono le chiavi per la miglior collaborazione possibile.

Come confermano recenti studi, sono diversi i fattori che, oltre le cure mediche, contribuiscono al benessere dell’anziano; si tratta di aspetti sociali, legati all’incontro e al dialogo con le persone care, così come di aspetti legati alla percezione della propria sicurezza e all’autostima.

Insomma, la salute è una condizione poliedrica, ricca di sfumature, e il sistema della cura deve tenerne conto.

In cosa consiste il supporto digitale per i caregiver?

Innanzitutto, un supporto digitale è utile nel risolvere proprio questo genere di preoccupazioni: un sistema di monitoraggio intelligente può raccogliere e comunicare i dati al caregiver anche a distanza, alleggerendo così il sovraccarico affettivo e cognitivo, tipico soprattutto dei caregiver familiari che hanno un lavoro e una propria famiglia a cui dedicarsi.

Ma anche per gli operatori del settore questo rappresenta un vantaggio: i punti deboli del percorso di cura diventano facilmente individuabili, permettendo interventi rapidi e mirati.

I nuovi dispositivi al servizio dell’eHealth spesso impiegano algoritmi di intelligenza artificiale e Machine Learning per permettere la personalizzazione della cura, integrandola meglio nella vita degli assistiti e portando anche miglioramenti qualitativi. Naturalmente, una politica trasparente riguardo la gestione dei dati e della privacy è necessaria per poter permettere che ciò avvenga senza preoccupazioni in un clima di fiducia reciproca.

In cambio, i benefici del digitale sono tangibili e contribuiscono alla serenità dei caregiver e dei loro assistiti.

Un esempio concreto: Kibi

Un wearable che riconosca e mandi una notifica immediata in caso di caduta o incidente, ad esempio, non rappresenta un sollievo solo per il caregiver. Alza infatti il livello di sicurezza anche dell’anziano e gli/le permette di sentirsi più libero/a di muoversi, interagire, uscire. Tutte attività che hanno comprovati effetti positivi sulla salute della persona e che vanno incoraggiate!

Ci sono dispositivi che cercano di innovare in più direzioni, come Kibi, la soluzione proposta dalla PMI Teseo. Oltre al rilevamento delle cadute, Kibi è in grado di imparare le abitudini quotidiane dei suoi assistiti, può capire se la persona ha bevuto e si è mossa abbastanza, se ha saltato i pasti o si sta recando troppo spesso in bagno; può inoltre localizzare le persone in spazi chiusi, come case o residenze per anziani. Il tutto nel modo meno invasivo possibile e cercando di ottimizzare gli effetti al massimo.

Accedere a queste informazioni digitalizzate può accelerare l’intervento dei professionisti della cura: risulterebbero più chiare e facilmente accessibili, permettendo così di concentrarsi al 100% sulla persona e le sue specifiche esigenze. Inoltre, lo storico delle informazioni è sempre disponibile a chi di competenza per capire le cause di un trend nelle abitudini della persona assistita o di un evento specifico.

Il digitale come alleato, non sostituto

Servizi assistenziali come Kibi si inseriscono all’interno dell’ecosistema dei caregiver come alleati in grado di potenziarne e agevolarne l’intervento: gli investimenti in questo settore, accelerati anche dall’emergenza Covid-19, hanno fatto sì che ci sia molta più consapevolezza riguardo i vantaggi del loro versatile impiego.

Per permettere alla persona di rimanere al centro della cura, è necessario che i caregiver siano facilitati nei loro compiti. Questo è il risultato delle indagini condotte dal team Teseo sui bisogni e le preferenze di chi si prende cura degli anziani ogni giorno; queste sono le conoscenze che ha deciso di mettere in pratica con Kibi.

Perché, senza dubbio, un aiuto dall’eHealth e dal digitale può salvare e migliorare più di una vita: quella degli assistiti, e dei loro caregiver.

Teseo ha lanciato una campagna di pilot gratuiti per raccogliere il riscontro di sempre più anziani, operatori socio-sanitari e aziende, in vista del lancio di Kibi in primavera. Se hai un’azienda che opera in questo settore, puoi partecipare all’iniziativa contattando direttamente Teseo tramite il loro sito.

Marta Cristofanini

Contenuto in collaborazione con Teseo. Per rimanere aggiornati sulle loro iniziative, potete trovarli su LinkedIn come Teseo-tech.

 

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