Contrastare l’invecchiamento muscolare e scheletrico a colpi di bodybuilding sembra essere un’ottima strategia per contrastare il declino fisico e l’invecchiamento mantenendo in salute l’intero organismo anche dopo i 65 anni. Questo è quanto sostiene una ricerca condotta da un team di ricercatori della UBC Okanagan (Campus dell’Università della British Columbia, Canada).

“L’inattività e l’isolamento sociale contribuiscono in modo determinante alla fragilità legata all’età” spiega Jennifer Jakobi, una delle autrici dello studio. “Mentre l’isolamento sociale è una sfida complessa in questi giorni, c’è assolutamente del lavoro che possiamo fare per migliorare l’esercizio a casa”.

Con l’avanzare dell’età, infatti, il corpo va incontro alla perdita di massa muscolare. Si tratta della cosiddetta sarcopenia, che indebolisce l’apparato muscolo scheletrico portando l’organismo verso una fragilità diffusa che comporta perdita di peso involontaria, camminata più lenta, debolezza muscolare diffusa e affaticamento che si traduce in un minor livello di attività motoria.

Mantenere e costruire la forza muscolare è la chiave” riferisce sempre la ricercatrice che, per redigere lo studio, ha monitorato 20 donne fragili con un’età superiore ai 65 anni facendole allenare con pesi liberi e in maniera costante per 12 settimane, 3 volte a settimana. Gli esercizi svolti dalle partecipanti allo studio erano quelli tipici del body building come squat e deadlift.

Alla fine del periodo di osservazione il team di ricercatori ha analizzato i livelli di forza muscolare delle donne partecipanti notando come, nonostante l’età, i livelli del tono muscolare fossero notevolmente migliorati. Questo miglioramento generalizzato ha influito notevolmente su tutta una serie di prestazioni fisiche quali: la velocità della camminata, la forza di presa e il tempo necessario per mettersi in piedi da seduti. Molti di questi cambiamenti erano già visibili dopo solo nove settimane.

“Tradizionalmente, gli adulti più anziani optano per esercizi a bassa intensità e bassa resistenza perché credono che l’esercizio fisico pesante non sia adatto a loro. I nostri risultati mostrano il contrario”, ha sottolineato Jennifer Jakobi. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Frailty and Aging.

Andrea Carozzi

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