I 4 volti noti della crisi, nel bene e nel male.

Anche se il Ministero della Salute americano già da un mese aveva allertato la gente sull’arrivo dell’epidemia da Covid-19, “non sappiamo quando ma certamente arriverà”, gli americani avevano preso la minaccia con un po’ di leggerezza. In fondo se il Presidente in primis raccontava ai quattro venti che si trattava di un virus straniero, qualcosa di più di un’influenza che se ne sarebbe andata col caldo, perché preoccuparsi? Comprensibile.

Ma ora, dopo sette settimane di lockdown, con 1.355.000 contagi e 80.000 morti, il virus ha fatto una strage. E non solo in sanità ma in economia con 33 milioni di posti di lavoro ufficiali persi e altrettanti non ufficiali.

Stato di New York, di Washington, California, maggiori focolai e contagi in 50 stati, blocco dei voli internazionali e in parte anche di quelli interni. Ed ancora. Scuole ed università chiuse, le maggiori League di sport, dal basket al baseball, all’hockey, ferme. Festival mondiali cancellati come il Coachella e la grande parata storica per la Festa di Saint Patrick’s.

Il colpo finale lo hanno dato le chiusure dei 41 teatri di Broadway (un business da 2.000 milioni di dollari), dei musei come il Metropolitan, del Carnegie Hall e, dulcis in fundo, lo stop di Disneyland.

Per oltre un mese il briefing televisivo dalla Casa Bianca dell’unità di crisi ha tenuto attaccati gli americani al video o ai cellulari. In questa contingenza stanno imparando a conoscere 4 volti principalmente, anche se uno lo conoscono fin troppo ma ora in una luce diversa: il Buono, Michael Pence, vicepresidente e capo dell’unità di crisi, l’Esperto, il dr. Anthony Fauci, direttore dell’Istituto di Malattie Infettive ed Allergie del Paese, il Cow Boy, il Presidente Donald Trump e Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York, il Padre.

Michael Richard Pence, detto Mike, il BUONO. Il vicepresidente di Trump è salito alla ribalta in questa crisi perché nominato capo dell’unità di crisi. Repubblicano, conservatore e cristiano e fortemente contrario ai diritti degli omosessuali e all’aborto. Ma qui in questa crisi i capelli candidi perfettamente in ordine, il suo viso preoccupato ma sereno, la sua capacità di dire i fatti come stanno prendendosi pure la responsabilità di dire qualcosa in contrasto al Presidente sembra piacere molto. Un volto che trasmette fiducia.

In fondo è stato l’unico a confermare il flop legato alla mancanza di tamponi del primo momento “al momento non ne abbiamo per tutti”, di fatto smentendo Trump che invece diceva che tutto era a posto e “la nostra sanità è la più forte al mondo”.

Senza voglia di apparire, con dignità dietro al suo Presidente, leale ma con la consapevolezza della difficoltà del problema, della necessità di essere sempre credibile e soprattutto realista. Un importante lavoro dietro le quinte.

Voto: 8

L’ESPERTO, dr. Anthony Stephen Fauci, immunologo americano di origini italiane, nato a Brooklin. Direttore del National Institute of Allergy and Infections Diseases. Uno scienziato che ha dato contributi fondamentali nella lotta all’Aids e ad altre immunodeficienze. Un luminare di grande valore membro di varie prestigiose Accademie mediche come la National Academy of Science e l’American Society for Clinical Investigation. Con più di 1.000 pubblicazioni scientifiche e libri alle spalle.

Eppure con tutto questo background l’uomo, piccolo di statura, con i pochi capelli scomposti e un sorriso affabile, riesce sempre a trovare le parole semplici e giuste per spiegare il problema e magari prendersi pure in giro. Come quando sempre, nel prendere la parola, deve accettare con simpatia il ricorrente gesto di Trump che gli abbassa con decisione il microfono per adeguarlo alla sua altezza. Come quando parlando di tutelare i senior si mette in prima fila in qualità lui stesso di “anziano”. O come quando descrive la strategia contro la crisi non con grafici ma con la mano descrivendo nell’aria la curva di picco di contagi che non si vuole e quella di contagi lievi che si sta cercando di realizzare. Ricordando però con tutta onestà che non sono sicuri di riuscire a farlo. Unico a far cambiare idea al Presidente e a correggere i suoi errori quasi su tutto in tema sanitario. Ora in quarantena per un contatto con un positivo.

Voto: 9

Donald Trump, il COW-BOY. Di lui che dire, tutti lo conoscono. All’inizio della pandemia aveva mantenuto il suo atteggiamento spavaldo, da vero cow boy impavido contro il virus: “il virus con noi non avrà successo perché abbiamo la più grande sanità al mondo e la più forte economia”.

Poi i crolli storici di Wall Street, la paura di aver lui stesso contratto il virus (timore poi smentito dal controllo) e l’evidenza dei fatti gli hanno fatto abbassare le ali. Ha buttato via il cappello da Cow Boy e ha cominciato ad agire con decisione. Quando ha dichiarato l’emergenza nazionale con il relativo stanziamento di fondi ha portato con sé molti rappresentanti del settore privato, pubblico e del farmaceutico e li ha fatti parlare. Ed è stato l’unico a ricordare il nostro Paese, “Italia il paese che amiamo, molti di noi hanno origini italiane, auguri perché l’Italia esca presto dall’epidemia”. Ma sulla sanità si è lanciato in azzardate previsioni, purtroppo quasi tutti sbagliate.

Tutto ciò ha sicuramente dato al Paese l’immagine di un’America coesa, una famiglia, come più volte ha ripetuto unita nella lotta. Certo con molti errori ma, in fondo, la perfezione non è di questo mondo e nemmeno esiste nel DNA degli Stati Uniti.

Voto: 8 in economia, 5 in sanità.

Il PADRE: Andrew Cuomo, il Governatore democratico dello Stato di New York, quello più colpito dal virus con 350.000 casi e 27.000 morti.

Una popolarità così alta che qualche giornalista in un paio di occasioni gli ha chiesto se alla fine dell’epidemia non sarebbe stato intenzionato a candidarsi alla Presidenza. Un secco e ripetuto no ha sempre troncato l’argomento ma è indiscutibile che l’immagine del politico sia davvero buona.

I suoi consueti briefing mattinieri alla stampa hanno messo in luce la sua forte empatia, la chiarezza di idee e l’indipendenza dalle scelte del Presidente. Ma ancora adesso è sul ponte di comando e ogni giorno informa, sostiene, spiega le direttive come un buon padre che vuole portare la famiglia fuori dal pericolo. E questo piace a molti americani.

Voto: 8

Daniele Rosa, corrispondente negli Stati Uniti

 

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here