I nonni del nostro tempo si raccontano

Sulla complicata scacchiera della vita familiare contemporanea i nonni sono una pedina importante e, spesso, indispensabile. Ma il loro vero valore non si esaurisce nell’accompagnare, andare a riprendere, ospitare, sfamare, accudire, coccolare, a volte consolare. Essere nonni, se lo si fa con intelligenza, oltre che con affetto, diventa un’esperienza importante e arricchente prima di tutto per se stessi.

È questa la sensazione più forte che si ricava dalla lettura di Nonni che fanno tante storie (Casa Musicale Eco), racconto a più voci (precisamente sette), tenuto insieme da due fili rossi. Il primo, e più ovvio, è l’amore per i propri nipoti e l’entusiasmo per quella ventata di novità che ritrovarsi immersi in una relazione con piccoli esseri umani in crescita inevitabilmente porta con sé. Un sentimento eterno e sostanzialmente vissuto in modo identico attraverso la successione delle generazioni. Ma Alessandra, Anna, Luigi, Malù, Pino, Stella, Vanda sono nonni del nostro tempo e ne sono impregnati fino al collo, tanto che la loro “nonnitudine” è molto diversa da quella che ne è la rappresentazione classica. C’è in loro, indubbiamente, saggezza (“per diventare nonni un po’ vecchi bisogna essere”, ricordano gli autori nella quarta di copertina), ma ci sono anche dubbi e domande, c’è l’esperienza, ma anche, spesso, la sensazione che non basti a interpretare un mondo che è tanto, troppo diverso da quello conosciuto, immaginato e desiderato. C’è anche, ed è il secondo filo rosso, un certo disorientamento che traspare nella relazione con gli amati nipoti. Proprio in questo stanno la forza e la vitalità del libro: che, lungi dal dispensare certezze, vuol essere il luogo d’incontro fra i nonni autori e tanti altri nonni (e i loro nipoti e figli), legati da quelle che nel sottotitolo vengono definite, con consapevole ironia, “relazioni ingarbugliate”.

Introdotto da Walter Fornasa (docente all’Università di Bergamo) Nonni che fanno tante storie si articola in nove capitoli. “I nonni si raccontano” spiega i motivi per cui il progetto di questo libro è nato e come si è sviluppato. Con “La magia delle domande” si entra nel vivo della narrazione: le domande sono quelle dei nipoti, curiose, difficili, a volte bizzarre, ma sempre intriganti per un nonno che non ama rifugiarsi nel luogo comune.

Il capitolo successivo “I nonni rispondono” è la logica prosecuzione del precedente: gli autori raccontano le loro risposte alle piccole (ma anche grandi) curiosità dei nipoti, non necessariamente “perfette”, ma sempre impreziosite da disponibilità e attenzione. Dal dire al fare ed ecco “Pagine di diario”, che recuperano momenti di vita comune tra nonni e nipoti, sullo sfondo della vita quotidiana: scuola, palestra, vacanze, regali e via dicendo. Il quinto capitolo, “Giocare, giocare, giocare: nonni e bambini crescono”, è dedicato a un unico protagonista, importantissimo nella vita di qualunque bambino: il gioco. Un’attività che cattura anche i nonni, che si confermano capaci di inventare forme ludiche insolite, ma proprio per questo capaci di affascinare i nipoti. “Il luogo dei luoghi di nonni e nipoti: una nuova arte” racconta l’esperienza della grandfathermotherchildart, inventata da uno dei sette nonni, Pino, come inedita forma per comunicare con i nipoti. Al settimo capitolo, il gioco lascia il posto a un argomento più impegnativo: gli autori raccontano “I principi: dalla pratica alla teoria”.

Come si racconta una fiaba” è il capitolo che segue e che parte dall’evidenza che, perfino in tempi di bombardamento di informazioni come l’attuale, una favola è un momento di comunicazione insuperabile fra nonni e nipoti, soprattutto se chi racconta riesce a stimolare l’immaginazione del suo “pubblico”, facendosi un po’ attore e un po’ mago. Infine, “Rassegna stampa, chi dice cosa” raccoglie citazioni e brevi testi che si dipanano tutti attorno al pianeta bambino. Un libro che interesserà tanti lettori e che può essere un esempio straordinario di come un’esperienza assolutamente personale possa diventare materia creativa e condivisa.

Raffaella Nobile

 

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