Ogni anno circa 150 mila italiani sono colpiti dall’herpes zoster, una malattia infettiva provocata dal riattivarsi, in età adulta, dello stesso virus causa della varicella. Per un certo periodo di tempo, il sistema immunitario riesce a tenere sotto controllo il virus nell’organismo. Successivamente, con l’avanzare dell’età e l’abbassarsi delle difese, questo può riemergere e a procurare gravi fastidi. Meglio noto come “fuoco di sant’Antonio”, lo zoster causa un profondo dolore. In molti casi (il 30% degli over 50), può sfociare in complicanze e nevralgie invalidanti.

I numeri dell’herpes zoster

La varicella è una malattia estremamente contagiosa. Se è vero che dal 2017 è stato introdotto il vaccino obbligatorio nei nuovi nati, è anche vero che i suoi effetti si vedranno tra una cinquantina di anni. Nel frattempo, continueranno a verificarsi casi di herpes zoster tra gli adulti che in gioventù hanno già affrontato la varicella. Il virus riemerge soprattutto tra le persone con un’età superiore ai sessant’anni (a rischio circa il 90% degli adulti over 65). Ma, secondo quanto evidenziano gli esperti, l’età media nella quale il fuoco di sant’Antonio torna a riaffacciarsi si sta pian piano abbassando, per arrivare anche agli adulti sopra i 50 anni. I soggetti, dopo una prima eruzione cutanea, possono essere colpiti anche da una nevralgia molto acuta, che causa un dolore prolungato. Generalmente, se si riesce a intervenire in modo tempestivo (entro tre giorni) con una terapia antivirale, l’herpes zoster si risolve piuttosto velocemente. In caso contrario, la terapia e l’evolversi della malattia cominciano a diventare complicate.

In arrivo un nuovo vaccino

Al momento in Italia è possibile prevenire la patologia con un vaccino offerto gratuitamente agli over 65 e agli over 50 con determinate patologie (diabete mellito, bpco, per esempio). Si tratta di un vaccino con virus vivo attenuato, la cui efficacia è piuttosto limitata.

Un nuovo vaccino è però in arrivo: lo Shingrix, la cui efficacia è superiore al 90%, è stato approvato prima dalla Food and drug administration degli Usa (nel 2017) e poi dall’Agenzia europea per i medicinali (nel 2018). Per farlo, occorrerà una valutazione da parte del medico di famiglia. Oltre a garantire una protezione di 7 anni (anche di più, secondo alcuni studi), il nuovo vaccino è anche molto maneggevole, perché lo si può fare in qualsiasi momento. Secondo quanto riferisce all’AdnKronos Sandro Giuffrida, direttore dell’Unità operativa complessa di Igiene e Sanità pubblica dell’Asp di Reggio Calabria, dovrebbe vaccinarsi «chi ha più di 50 anni ed è affetto da patologie come diabete, malattie polmonari o va incontro a terapie immunosoppressive. È davvero salvavita, nel senso che riesce a impedire che si contragga un’infezione che è davvero invalidante».

 

Paola Pedemonte

 

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