Anche in tempi di pandemia la formazione del caregiver resta una priorità. Si è conclusa la prima edizione della Neuroscience Caregiver Academy. L’iniziativa ha rappresentato un supporto fondamentale concreto per i caregiver che si occupano della gestione domiciliare di persone affette dal Parkinson.

La formazione del caregiver alla Neuroscience Caregiver Academy

La partnership tra AbbVie, Accademia LIMPE-DISMOV, Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus ed ANIN ha dato vita ad un progetto dedicato alla formazione e all’empowerment del caregiver. 

L’iniziativa, composta da incontri formativi e momenti di confronto, ha riguardato aspetti non solo fisici e psicologici legati alla patologia, ma anche pratici e burocratici.

Si è trattato di un supporto concreto che ha assunto ancora maggiore importanza a causa dell’emergenza COVID-19. Un momento in cui i caregiver si sono ritrovati ancora più soli e privi del contatto diretto con medici e specialisti.

I numeri del progetto

Da fine 2020 ad oggi, il progetto ha coinvolto oltre 80 caregiver in circa 70 ore di formazione, in presenza e virtuale, con 40 specialisti afferenti ai principali centri clinici d’eccellenza come infermieri, neurologi e fisioterapisti.

Un’idea nata dall’ascolto attivo delle esigenze del caregiver grazie anche ad un’indagine preliminare svolta tra i partecipanti dalla quale è emersa l’esigenza di capire e conoscere meglio la malattia:

  • Il 77% dei caregiver ha dichiarato di aver bisogno di supporto per la gestione dei disturbi del movimento del proprio caro.
  • Il 65% ha lamentato una mancanza di informazioni relative al supporto psicologico da fornire al paziente.
  • Il 46% richiedeva aiuto per la gestione dell’alimentazione.

I risultati

L’obiettivo è stato quello di fornire un corretto approccio assistenziale e psicologico al paziente e di ottenere maggiore assistenza sanitaria. Al termine della formazione, i caregiver hanno dichiarato di aver acquisito nuove conoscenze e modificato alcune abitudini nella gestione dei disturbi del movimento e dell’alimentazione.

Si è trattato di un modo per fornire risposte concrete per il miglioramento della qualità della vita del paziente e dei suoi cari, per ottimizzarne il percorso di cura. Ma anche di un modo per creare un network tra le istituzioni e garantire una migliore assistenza con un approccio olistico nella gestione della patologia.

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