Filtri solari, meglio scegliere quelli biologici. Ecco perché

Nonostante il clima pazzo di questo maggio 2019, l’estate è alle porte e con essa il sole, il mare, e le creme solari, che soprattutto durante le prime escursioni balneari, risultano indispensabili per evitare le fastidiosissime e soprattutto dannose scottature.

La pelle è un organo delicato che va protetto e idratato quando viene esposto al cocente sole estivo, ma non bisogna lesinare sulla qualità delle creme solari che decidiamo di mettere in borsa prima di andare in spiaggia, perché non tutti i filtri solari sono in grado di fornire la giusta protezione e soprattutto non tutti sono realizzati con ingredienti salutari per il nostro organismo.

Questo è quello che emerge da una recente ricerca della Food and Drug Administration degli Stati Uniti, secondo la quale molte creme solari contengono elementi che penetrano nella pelle e arrivano nel sangue restando in circolo per ben 24 ore. Questi elementi sono: avobenzone, oxybenzone, ecamsule e octocrylene. I risultati hanno inoltre evidenziato che questi elementi (presenti in ben 14 creme solari analizzate su 16) non solo restano in circolo per 24 ore ma la loro quantità aumenta con l’aumentare delle applicazioni.

La ricerca portata avanti dalla FDA ha coinvolto 24 volontari sani a cui è stata assegnata in modo casuale una crema solare spray, o una lozione spalmabile contenente almeno uno dei quattro elementi presi in esame. Ai volontari è stato poi chiesto di mettere la protezione assegnata sul 75% del corpo quattro volte al giorno, per quattro giorni di seguito. I ricercatori hanno infine prelevato il sangue dei volontari per tutto l’arco della settimana, e i risultati ottenuti dopo le analisi, hanno sottolineato come 5 volontari su 6 ai quali erano stati affidati prodotti contenenti ecamsule presentassero nel sangue dei valori significativi di questa molecola già dopo il primo giorno di applicazione. Gli altri tre elementi chimici (avobenzone, oxybenzone e octocrylene) hanno dimostrato un attecchimento sanguigno simile, oxybenzone in primis. Tra l’altro, l’oxybenzone è un ingrediente chimico altamente nocivo per la fauna marina, tanto che il suo impiego è stato vietato in tutte le creme solari vendute nelle isole Hawaii.

Essendo i filtri solari formulati per lavorare esclusivamente sulla superficie della pelle, il rischio che determinati agenti chimici siano in grado di penetrarla per poi finire all’interno dell’apparato cardiovascolare non è stato molto calcolato dai vari produttori di creme solari.

Non tutti questi agenti sono nocivi, ma prima di acquistare una crema con cui andare in spiaggia è bene consultare in maniera accurata il suo Inci (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) ossia l’etichetta internazionale obbligatoria, che evidenzia quali ingredienti sono stati utilizzati per confezionare i prodotti cosmetici preferendo di norma quelli che utilizzano elementi bio ed eco firendly in grado di salvaguardare sia la nostra salute, sia l’ambiente.

La ricerca portata avanti dal FDA non aveva lo scopo di mettere al bando le creme solari sintetizzate con i quattro elementi chimici presi in esame, bensì quello di spingere i produttori a realizzare prodotti il più possibile biologici approfondendo (attraverso analisi chimico fisiche) gli eventuali rischi causati da un assorbimento costante di questi elementi.

Un consiglio prezioso è quello (oltre di chiedere sempre il parere del proprio medico o del proprio dermatologo) soffermarsi qualche minuto in più ad analizzare l’Inci del prodotto da acquistare preferendo quelli che riportano l’utilizzo di elementi come biossido di titanio e ossido di zinco, che rappresentano dei filtri solari fisici sicuri e non nocivi per l’organismo. Buon inizio estate a tutti.

Andrea Carozzi

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