Euro, la moneta unica è davvero la causa della crisi?

La solidità dell’Unione Europea sta traversando un periodo di profonda crisi alimentato anche da certi partiti e movimenti che pensano di attrarre consenso diffondendo l’idea che un ritorno al passato, ovvero agli Stati autonomi e sganciati da ogni logica di integrazione, sia più proficuo per i cittadini. In tal senso cercano di ottenere suffragi basati sulla paura dell’immigrazione e sul concetto per cui la libertà di stampare moneta generi una maggiore competitività.

L’immigrazione è un problema immane, di difficile soluzione e comunque basato su errori e strategie delle grandi potenze che, sia oggi che in passato, continuano ad alimentare gravi scompensi politici ed economici costringendo le già povere economie dell’Africa e del Medio Oriente ad espellere una grande massa di persone verso la speranza di una vita migliore. Se le stesse cifre spese per guerre e armi venissero impiegate in aiuti ed investimenti per queste popolazioni, sicuramente il problema dell’immigrazione potrebbe essere risolto.

Tornando ai temi di natura economica, mi preme evidenziare una serie di inesattezze che riguardano la moneta oggi in uso nel nostro Paese ed in gran parte dell’Europa. In passato e ancora oggi è diffusa l’idea che il cambio lira-euro pari a lire 1.936,27 sia stato il frutto di un negoziato tra i vari leader europei.

Viene detto che i nostri rappresentanti di allora ne uscirono perdenti (Prodi ed il suo Governo) mentre gli altri Paesi, quali la Germania, ne trassero un enorme vantaggio. Al di là dei giudizi su Prodi che non rientra in questa analisi, possiamo dire che tale affermazione è priva di fondamento in quanto i criteri di conversione, stabiliti molto tempo prima, si basavano su si calcolo puramente matematico che teneva conto del peso di ciascuna moneta nel paniere dell’ECU rapportato al cambio del dollaro USA delle ore 11,00 del 31,12,1998.

Il risultato di tale calcolo determinò il cambio di 1 euro pari a lire 1.936,27. Inoltre si è pure sentito dire che la Germania venne avvantaggiata perché avrebbe ottenuto un cambio alla pari, ossia 1 euro pari ad 1 marco. Falso! Il cambio fissato fu ed è di 1 euro pari a 1,95583 marchi, quasi lo stesso rapporto della lira di 1 a 2 circa.

Tuttavia, senza volersi addentrare in noiose argomentazioni di politica monetaria, si può affermare che, da quando le monete non sono più legate alle riserve auree, sono solo dei pezzi di carta o di metallo che rappresentano un valore dato dal mercato. Questo valore non è nient’altro che il potere di acquisto.

Nel nostro Paese al 31.12.1998, ad esempio con lire 5.000 si poteva mangiare una pizza margherita che in euro sarebbe costata € 2,58. Accade però (ne ho un esempio personale) che dal  gennaio 2000, con l’introduzione dell’Euro, il pizzaiolo nel cambiare i prezzi del suo menù, tramutò il costo della  pizza in € 4 ovvero lire 7.745 raddoppiando quasi il suo incasso.

Così fecero tanti altri ed anche alcune pubbliche Istituzioni. Ora mi chiedo è colpa dell’euro o di tutti quei furbi che pensarono di approfittarsi di una situazione di sbandamento e di confusione? Fu colpa dell’Euro o del Governo (Governo Berlusconi) che non si adoperò per effettuare controlli e monitoraggi, intervenendo sulle dinamiche dei prezzi?

Resta il fatto che solo coloro che erano retribuiti con uno stipendio fisso si videro di colpo ridurre la loro capacità reddituale e quindi di spesa. Ancora una volta abbiamo pagato con l’impoverimento le furbizie del nostro Paese.

Furbizie che alla lunga, per effetto di questa ridotta capacità di spesa hanno influito sui consumi e quindi anche sui redditi dei commercianti che si trovarono di fronte ad un calo delle vendite. Ecco spiegata una parte della crisi che ha colpito la nostra Italia.

Si dice anche da più parti che se non ci fosse l’Euro potremmo stampare moneta ed essere più competitivi. Ma stampare moneta vuol dire creare inflazione ed impoverire chi ha un reddito fisso.

Tuttavia se prima dell’euro con la svalutazione di uno o due punti percentuali si poteva esportare di più in Europa o negli Usa, oggi, in un mondo globalizzato e diverso dagli anni 70/80, ci troviamo a competere con la Cina, L’India, la Corea, e tutti gli altri Paesi emergenti. Per competere con questi nuovi colossi economici di quanto dovremmo svalutare la vecchia lira? Del 9%. Del 10% ? Sarebbe praticamente insostenibile.

L’Euro e le regole, buone o cattive dei patti di stabilità che lo sostengono, hanno posto una serie di Paesi tutti alla pari di fronte ad un nastro di partenza, con un arbitro imparziale e severo che non consente deroghe.

Probabilmente noi non siamo ancora capaci di gareggiare alla pari degli altri che hanno saputo, in questi sedici anni, mettere in atto riforme e politiche capaci di garantire la loro stabilità. E così chiediamo elasticità alla Commissione Europea. I nostri governanti dovrebbero essere più chiari dicendo ai cittadini che ELASTICITA’ significa semplicemente aumentare il già abnorme debito pubblico.

 Mario Turco Liveri