Ci prepariamo ad affrontare un’estate diversa dalle solite: il coronavirus, oltre ad aver fatto migliaia di vittime, ha provocato conseguenze gravi in tanti settori, colpendo duramente professionisti e PMI che sono l’ossatura del sistema Italia. Oggi parliamo di turismo con il Touring Club Italiano. Abbiamo fatto qualche domanda a Massimiliano Vavassori, Direttore Relazioni Istituzionali e Centro Studi del Touring Club Italiano, per cercare di comprendere meglio la situazione.

Il Touring Club è un osservatorio privilegiato rispetto al mondo del turismo: come pensa che saranno le vacanze degli italiani in quest’estate funestata dal coronavirus?
In questa situazione eccezionale e nuova per tutti non è semplice fare delle previsioni perché il turismo, come si è visto in questi ultimi mesi, è un settore strettamente connesso agli altri e risente molto della situazione del contesto esterno.

Credo comunque che la questione sanitaria resterà centrale: per quei territori in cui il sistema locale non presenta rischi elevati di contagio e ha servizi pronti a rispondere alle emergenze o a nuove possibili recrudescenze del virus sarà più facile ripartire. Si affermerà poi la cosiddetta staycation, ovvero una forma di viaggio concentrata in Italia – dal 3 giugno prossimo potremo tornare a spostarci tra regioni – e probabilmente di breve-medio raggio.

Passeremo dall’overtourism – di cui tanto si è parlato negli scorsi anni – all’undertourism: si rafforzeranno i flussi verso l’Italia meno nota e affollata. Per questo motivo turismo open air e slow tourism dovrebbero avere la prossima estate un certo riscontro di pubblico.

Per quanto riguarda la scelta dei compagni di viaggio, il turismo individuale (di coppia e famiglia) ripartirà più velocemente di quello di gruppo per la necessità di mantenere forme di distanziamento sociale ed è probabile che saranno favorite le stagioni di spalla sia per il fatto che quella estiva – ormai imminente – potrebbe non consentire a tutti di organizzarsi per tempo sia perché potrebbe essere una scelta pianificata per evitare situazioni di affollamento.

Non bisogna inoltre dimenticare che il turismo dei prossimi mesi potrebbe essere più “povero”, per la crisi generalizzata della nostra economia e forse anche più breve, visto che molte aziende hanno chiesto ai propri dipendenti di utilizzare giornate di ferie durante il lockdown.

Massimiliano Vavassori, Direttore Relazioni Istituzionali e Centro Studi del Touring Club Italiano

Si sente molto parlare di “gite fuoriporta”: quali sono le mete al di fuori dei maggiori circuiti turistici da riscoprire?
Dopo la quarantena la voglia di uscire, di passeggiare, di ritrovare una nuova normalità è un dato assolutamente atteso e comprensibile.

Il concetto di gita fuoriporta, forse legato più a un passato in cui le occasioni di viaggio non erano poi così frequenti tra gli italiani, è stato negli ultimi anni sostituito da tante diverse possibilità per fare turismo, rappresentate dagli short-break, ovvero dalle mini-vacanze, magari in bassa stagione.

Oggi in piena fase 2, la gita fuoriporta, ovvero il viaggio che si consuma all’interno della giornata come tecnicamente si definisce, potrà tornare ad avere un ruolo: l’importante è che la destinazione non sia troppo lontana dal luogo di residenza e che offra un’esperienza diversa da quella quotidiana e possibilmente di qualità.

La rete dei Comuni che hanno ricevuto dal Touring Club Italiano la Bandiera Arancione (a oggi 247), possono costituire a questo proposito una proposta interessante: si tratta di borghi dell’entroterra che per caratteristiche ambientali e storico-culturali, nonché per l’impegno concreto delle amministrazioni e degli operatori, si sono distinti nella capacità di valorizzare il genius loci offrendo al turista curioso tante occasioni di scoperta.

Come cambierà l’esperienza turistica nel suo insieme? Si teme che le persone siano scoraggiate a viaggiare data l’incertezza della situazione e le procedure da rispettare?
Il turismo, essendo un’esperienza, vivrà un periodo delicato. Forse per la prima volta nella storia del settore siamo di fronte contemporaneamente a una crisi profonda della domanda, la cui mobilità è stata impedita o fortemente limitata, e dell’offerta, visto che non tutti gli operatori saranno nelle condizioni di riaprire per problemi economici o per la difficoltà di ottemperare ai nuovi standard imposti dai protocolli.

Ora però, perché il turismo si riprenda, l’eliminazione delle limitazioni allo spostamento e l’apertura delle attività sono condizioni certo necessarie ma purtroppo non sufficienti in quanto occorre tenere presenti altri due aspetti.

Il primo è psicologico: le persone, a fronte di un forte desiderio di tornare a viaggiare, si sentiranno pronte a farlo? E l’offerta, che deve seguire prescrizioni molto rigide, sarà in grado di proporre comunque al turista un’esperienza che valga la pena di essere vissuta? È su questo terreno scivoloso che si gioca oggi la partita del turismo: la storia recente infatti ci insegna che tutte le condizioni di instabilità e di incertezza – sia geopolitica sia sociale – hanno sempre penalizzato il turismo, spostando i flussi dalle aree più insicure (o percepite come tali) a quelle più sicure.

Oggi che il mondo si trova a vivere la stessa situazione di precarietà, occorrerà vedere se domanda e offerta saranno in grado di guardare avanti nonostante tutto. La prossima estate sarà il banco di prova.

Quali sono le mete italiane preferite dai turisti senior?
Una premessa per rispondere a questa domanda è d’obbligo: viviamo un’epoca in cui la sola variabile anagrafica non riesce a spiegare più in modo veramente esaustivo opinioni e comportamenti della popolazione. Chi è anziano oggi? A quale età le persone si definiscono tali?

L’esperienza di lockdown ci ha insegnato per esempio che le tecnologie non sono appannaggio solo dei più giovani. Lo stesso discorso vale anche nel turismo dove le persone più anziane mettono in atto scelte non necessariamente omogenee.

Certo ci sono elementi ricorrenti: avere una discreta disponibilità economica e la possibilità di organizzare il tempo libero con maggiore flessibilità. Per il resto, gli interessi sono assolutamente trasversali: dalle crociere, alle città d’arte, dal cicloturismo ai cammini. Dalle rilevazioni che conduciamo periodicamente sulla nostra community on line di oltre 300mila persone emergono indicazioni interessanti non tanto sulle destinazioni – su questo aspetto si registra soltanto una predilezione più spiccata per l’Italia rispetto all’estero – ma soprattutto in termini di servizi e motivazioni al viaggio.

Per esempio, il tema dell’accessibilità delle strutture è molto sentito così come anche quello della possibilità di praticare sport. Sono aspetti che possono sembrare contraddittori ma che rivelano invece la centralità che ricoprono benessere e salute. Infine, il relax non è il solo motore della vacanza: se è occasione per imparare qualcosa di nuovo o per soddisfare le proprie passioni il viaggio acquisisce un valore maggiore.

Chiara Franceschi

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