L’epatite C è una patologia ancora troppo poco conosciuta, su cui aleggiano pregiudizi legati al passato. Tra questi, pensare che si tratti di un malattia non curabile. Ebbene, nel 2020 non è più così: l’epatite C è una malattia curabile e le moderne terapie permettono di eliminare il virus nel 95% dei casi. Proprio per portare nuova consapevolezza tra la popolazione riguardo a questa malattia è nata la campagna C come curabile, promossa da Gilead con il patrocinio della Società Italiana di Malattie Infettive Tropicali, della Fondazione The Bridge, di Epac Onlus, dell’Associazione Italiana Studio del Fegato, di Plus Onlus e Fondazione Maraini.

Epatite C: di cosa stiamo parlando

Ma esattamente cos’è l’epatite C? Come si contrae e cosa succede al nostro organismo una volta infetto? L’epatite C è una malattia del fegato causata dal virus HCV che induce uno stato infiammatorio nelle cellule epatiche e può portare nel tempo allo sviluppo di patologie croniche del fegato come cirrosi epatica e tumori. Il virus HCV si trasmette per via ematica, attraverso il contatto diretto sangue-sangue (tramite lesioni o ferite della cute) oppure attraverso il contatto con oggetti infetti. 

Una malattia silente 

Un aspetto spesso poco conosciuto dell’epatite C è che si tratta di una malattia silente. Sia la fase di infezione acuta iniziale che quella cronica che si sviluppa in un secondo momento sono spesso asintomatiche. Per questo motivo, l’epatite C è una malattia sotto-diagnosticata: si stima che in Italia tra le 71mila e le 130mila persone ne siano affette senza saperlo. 

Diventa perciò fondamentale valutare se in passato si è stati esposti a comportamenti a rischio. Tra questi, interventi chirurgici ed estetici svolti con strumenti non propriamente sterilizzati, trasfusioni di sangue – soprattutto se avvenute prima del 1990 –, uso di strumenti medici non usa e getta, scambio di oggetti di uso comune (spazzolini, forbici, rasoi) oppure siringhe infetti. 

Fare il test è il primo passo verso la cura 

Esempio di terapie epatite C: consulto con il medico

Qualora in passato si fosse stati esposti ai fattori di rischio per la trasmissione della malattia, è essenziale parlarne con il proprio medico di medicina generale, che valuterà se sottoporci al test per verificare la presenza del virus HCV nel nostro organismo. Gli esami del sangue che si eseguono in questo caso sono di due tipi. Il primo è l’anti-HCV o Ab anti-HCV e verifica la presenza degli anticorpi nel sangue: questi indicano che si è entrati a contatto con il virus ma non indicano l’infezione attiva o la malattia. Il secondo test è l’HCV-RNA, che può essere qualitativo (verifica la malattia o l’infezione attiva) o quantitativo (verifica la quantità di virus nel sangue).

Le moderne terapie contro l’epatite C

Nel campo delle terapie contro l’epatite C negli ultimi anni sono stati fatti passi da giganti. Oggi infatti è possibile eradicare l’infezione da HCV dall’organismo e l’Italia è considerata dall’OMS uno dei Paesi in cui è possibile eliminare l’HCV

I nuovi trattamenti, disponibili nel nostra Paese dal 2014, sono straordinariamente efficaci: nel 95% dei casi portano alla totale eliminazione del virus. Si tratta di farmaci che vanno ad agire direttamente sul virus invece di stimolare una risposta del sistema immunitario come le terapie del passato. 

Le nuove terapie contro l’epatite C prevedono l’assunzione giornaliera di alcune compresse per via orale e presentano pochi effetti collaterali. I trattamenti si sviluppano in cicli terapeutici di 8, 12 e più raramente 24 settimane. Fondamentale per il successo del trattamento dell’epatite C è l’aderenza alle terapie. Perché la cura sia efficace, il paziente deve rispettare dosi e tempi di assunzione indicati dallo specialista. 

Per maggiori informazioni sull’epatite C e sulle moderne terapie, visita C come curabile, il sito dell’omonima campagna promossa da Gilead con il patrocinio della Società Italiana di Malattie Infettive Tropicali, della Fondazione The Bridge, di Epac Onlus, dell’Associazione Italiana Studio del Fegato, di Plus Onlus e Fondazione Maraini. 

Micol Burighel 

 

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