Epatite C, una malattia infettiva del fegato che ancora oggi fa paura a molte persone. Una volta contratto il virus HCV, la patologia può rimanere silente per molto tempo: solo in Italia tra le 71mila e le 130mila persone non sanno di averla. Una nota positiva, però: negli ultimi anni questa malattia è diventata curabile grazie alle attuali terapie. Per questo motivo diventa ancora più importanti conoscere i fattori di rischio che possono esporre al contagio da Epatite C e valutare così la possibilità di essere entrati in contatto con il virus. Per far luce sull’Epatite C, sui fattori di rischio e sull’importanza di recarsi dal medico per effettuare un controllo è nata la campagna C come curabile, promossa da Gilead con il patrocinio della Società Italiana di Malattie Infettive Tropicali, della Fondazione The Bridge, di Epac Onlus, dell’Associazione Italiana Studio del Fegato, di Plus Onlus e Fondazione Maraini.

Sai come si trasmette l’Epatite C?

Non tutti sanno come si contrae l’epatite C. Il virus HCV, responsabile della malattia, si trasmette attraverso il contatto diretto sangue-sangue (ferite e lesioni della cute) oppure tramite oggetti infetti venuti a contatto con il virus quando è ancora attivo. Un pregiudizio che caratterizza questa malattia è che le uniche persone a rischio epatite C siano i tossicodipendenti. Non è proprio così, anche se, naturalmente, l’incidenza dell’infezione da HCV è molto alta in questo gruppo. In Italia, una delle popolazioni più a rischio per l’epatite C è quella degli over 60, che potrebbero essere stati contagiati in passato da sangue infetto e da strumenti medici non usa e getta. 

Quali sono i principali fattori di rischio quando si parla di epatite C?

Stabilito che il virus HCV si trasmette per via ematica, è importante prestare attenzione ad alcuni fattori e comportamenti a rischio per valutare la possibilità di aver contratto l’epatite C. 

  • Trasfusioni di sangue, soprattutto se avvenute prima del 1990, quando ancora non si poteva riconoscere il virus dell’epatite C nel sangue.
  • Interventi chirurgici ed estetici (piercing, tatuaggi, agopuntura, manicure, interventi dentistici) svolti con strumenti non adeguatamente sterilizzati.
  • Uso di oggetti comuni come spazzolini, rasoi, forbici entrati in contatto con sangue infetto.
  • Esposizione a materiali infetti (si pensi agli operatori sanitari). 
  • Scambio di siringhe infette.
  • Trapianti d’organo, soprattutto prima del 1990, da donatori con l’infezione.
  • Rapporti sessuali non protetti con partner a rischio. 
  • Passaggio da madre a figlio (raro, succede solo nel 5% dei casi).

Avete dubbi? Fate il test!

Se nella vostra vita vi siete trovati in una delle situazioni sopra descritte o avete il dubbio di essere stati trattati con dispositivi medici e strumenti non monouso, è il caso di parlarne con il vostro medico, per valutare insieme la necessità di fare il test per l’epatite C. 

 

Per ulteriori informazioni sui fattori di rischio visita C come curabile, il sito dell’omonima campagna promossa da Gilead con il patrocinio della Società Italiana di Malattie Infettive Tropicali, della Fondazione The Bridge, di Epac Onlus, dell’Associazione Italiana Studio del Fegato, di Plus Onlus e Fondazione Maraini. 

Micol Burighel 

 

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