Domiciliarità e caregiver: il punto e le tendenze in Italia

In concomitanza con l'aumento degli anziani, la difficoltà di rinnovo di caregiver si evidenzia in tutta Italia, con situazioni più critiche al Sud

Le criticità future della domiciliarità con la crescita del numero degli anziani bisognosi di cure e la diminuzione dei caregiver familiari si confermano in tutte le regioni, con situazioni più critiche soprattutto al Sud. Il panorama emerge dall’aggiornamento della ricerca promossa da Auser e Spi Cgil “Il diritto di invecchiare a casa propria. Problemi e prospettive della domiciliarità”, che si concentra soprattutto sulle prime cinque regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Campania e Sicilia.

In tutte e cinque si sottolinea la difficoltà di rinnovo dei caregiver. Nel 2065 in alcune
regioni le donne saranno quanto gli uomini (Toscana, Sicilia) e in Lombardia gli uomini saranno più delle donne. La ricerca evidenzia che in tutte le regioni al crescere delle
limitazioni funzionali si riduce il riconoscimento delle indennità di accompagnamento.

Sono inoltre del tutto carenti i posti letto nelle rsa. A fronte di una media Ocse di 30-60 posti letto ogni mille anziani, in Italia al massimo si raggiunge quota 30 nella sola Emilia
Romagna, mentre in Sicilia i posti letto ogni mille anziani sono solo 5,5.

Inadeguate le risorse per l’assistenza sociosanitaria e fortemente squilibrata fra nord e sud: la spesa media di 96 euro pro capite oscilla dai 45 in Sicilia a 113 in Toscana. Tra il 2011 e il 2017 in Sicilia si riduce il numero delle colf (meno 17,2%) e cresce quello delle badanti (più 58%) soprattutto di nazionalità italiana.

Le case degli anziani sono per la maggior parte prive di ascensori. Nella sola Emilia Romagna oltre 203 mila abitazioni con anziani soli sono per la maggior parte senza ascensore, in Campania sono 153 mila le abitazioni con anziani soli dove l’ascensore non c’è. La vita nei grandi centri urbani diventa un percorso a ostacoli: per le condizioni stradali, l’inefficienza dei trasporti, l’illuminazione delle strade, l’insicurezza.

«Questi dati – sottolinea il ricercatore Claudio Falasca – sono di stimolo per la promozione di un dibattito politico sui temi della domiciliarità attualmente del tutto assente. È invece assolutamente prioritario interrogarsi su come e quanto la “domiciliarità” sarà in grado di corrispondere al crescente invecchiamento della popolazione nel nostro Paese».

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