Disoccupazione in età matura: alcuni consigli

Crisi, prepensionamento, età matura. Gli over 50 temono sempre più frequentemente di perdere il proprio posto di lavoro: attualmente sono oltre 1,9 milioni i lavoratori over 40/50/60 anni disoccupati e scoraggiati (Istat).

La serie storica della disoccupazione giovanile pubblicata da Istat è strutturalmente elevata anche se con forti oscillazioni (negli anni ottanta ha raggiunto il 35%). Senza nulla togliere alla gravità del problema, la disoccupazione in età matura (over 40/50/60) pur essendo in valore percentuale bassi, ha una numerosità superiore alla disoccupazione giovanile (15-24 anni) di circa il 20%. E numericamente è anche più alta la disoccupazione nella classe di età immediatamente superiore a quella giovanile (25-34 anni).

Ma ci sono ricette o soluzioni soprattutto per aiutare chi il lavoro non l’ha ancora perso, a tenersi il proprio posto?

Il Financial Times ha stilato un “manuale di resistenza al lavoro” in cinque punti.

Il primo consiglio per gli over 50 è quello appellarsi alle leggi contro la discriminazione: Se vuoi licenziarmi per la mia età, ti denuncio per razzismo.

Il secondo suggerimento è di essere disponibili a viaggiare. A cinquant’anni spesso il desiderio di stabilità è forte, ma un dipendente pronto agli spostamenti è sempre più ricercato.

Il terzo consiglio è quello di ridursi lo stipendio (ovviamente offrendosi di lavorare meno ore).

Il quarto è quello di darsi da fare, avere interessi, studiare, essere affamati insomma.

Infine, è importante allenare il corpo e la mente: per riassumerla in due concetti, provare la palestra e il sudoku.

Al di là di questi consigli “spiccioli” il problema della disoccupazione in età matura va affrontato con la massima serietà e determinazione. È fondamentale partire cambiando la cultura del mondo del lavoro.
Gli imprenditori devono impegnarsi alla valorizzazione del Capitale Umano. I sindacati devono modificare il loro approccio al mondo del lavoro, difendendo le tutele e anche il lavoratore deve cambiare approccio rendendosi disponibile alla formazione continua. Le istituzioni, infine, dovrebbero saper governare e guidare lo sviluppo armonico di queste componenti senza far prevalere una delle parti e soprattutto dovrebbero diventare i garanti di questo sviluppo.

c.p.

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