Da tempo la scienza definisce l’intestino umano come un secondo cervello. A confermare questo dato arrivano sempre nuovi studi che mettono in relazione la salute di questi due organi. L’ultimo in ordine di pubblicazione è uno studio internazionale che ha coinvolto un team di ricercatori dell’Università di Firenze apparso sulle pagine della rivista scientifica Microbiome. La ricerca ha, infatti, sottolineato come il calo della memoria che si verifica durante l’invecchiamento sia in parte collegato al cambiamento delle specie batteriche del microbiota, l’insieme dei microorganismi simbionti che abita l’intestino.

Cervello e intestino, lo studio sui topi

Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori dell’Università di Firenze, affiancati da un team di esperti della University of East Anglia e del Quadram Institute Bioscience di Norwich (in Gran Bretagna), hanno valutato gli effetti di un trapianto di microbiota intestinale, ottenuto da topi anziani, in riceventi giovani.Che il microbiota e l’asse intestino-cervello siano alquanto importanti per la salute generale dell’intero organismo è cosa risaputa in ambito medico scientifico. Quello che non era ancora stato dimostrato era la diretta influenza delle modificazioni del microbiota legate all’invecchiamento sul sistema nervoso centrale e sulle funzioni cognitive e comportamentali che esso controlla. Ed è proprio su questa relazione che si è focalizzato lo studio. 

Riduzione della memoria e deficit cognitivi

Una volta eseguito il trapianto, i ricercatori non hanno notato nei topi giovani (i soggetti riceventi) alterazioni comportamentali o nell’attività motoria. Hanno, però, riscontrato, una significativa riduzione della memoria, in particolare di quella spaziale, legata all’orientamento. Analisi successive hanno evidenziato come i deficit cognitivi dei topi fossero stati causati dall’alterazione,causata dal trapianto di microbiota intestinale,di una serie di proteine dell’ippocampo che svolgono un ruolo nella neurotrasmissione e nella dinamicità sinaptica. Allo stesso tempo, nelle cellule della microglia, che controllano le cellule neuronali, sono stati individuati i segni tipici dell’invecchiamento.

Confermato un legame tra cervello e intestino?

Le conclusioni a cui è arrivato lo studio evidenziano come durante l’invecchiamento la diminuzione di specie batteriche intestinali che producono molecole come gli acidi grassi a catena corta, importanti per lo sviluppo e il funzionamento del sistema nervoso centrale, siano almeno in parte responsabili del declino delle facoltà cognitive. Da qui l’importanza di sviluppare interventi mirati al mantenimento della composizione del microbiota intestinale negli esseri umani. Così da limitare i danni dell’invecchiamento del sistema centrale. Un intestino più giovane significa anche un cervello più giovane. 

Andrea Carozzi

 

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