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Dal Green pass allo Spid: quando la tecnologia non è per tutti

Uomo over 50 sul tablet: esempio di come creare lo SPID

Gli anni 2020 e 2021 potevano essere un’ottima occasione per rendere più a misura di tutti, specie per gli anziani, i servizi che prevedono l’utilizzo della tecnologia. Ma così non è stato. A partire, per esempio, dalla prenotazione per la vaccinazione.

Nei mesi scorsi mi sono occupato proprio di questo e posso portare la mia testimonianza diretta. Moltissimi anziani non avevano assolutamente idea di come prenotarsi attraverso i portali della regione. Inoltre, alcuni possedevano ancora i vecchi cellulari non dotati di connessione internet per cui erano impossibilitati a ricevere l’sms di conferma se non rilasciando un numero di un familiare. Questo perché il sistema inviava i messaggi solo attraverso internet.

Mi sono domandato più volte come le istituzioni potessero credere facilmente che tutti avessero un dispositivo di nuova generazione, in special modo le persone della terza età.

Ma mi sono dovuto ricredere: si sono superati con l’invio dell’sms da parte del ministero della Salute per ottenere il Green Pass. Questo il testo del messaggio che è stato inviato: “Certificazione verde Covid-19 di […] disponibile. Usa AUTHCODE […] e tessera sanitaria su www.dgc.gov.it o App Immuni o attendi notifica su App Io”.

Credo che qualche sforzo in più dal punto di vista comunicativo del messaggio si potesse fare. Per esempio, semplicemente allungando il testo e spiegando meglio i termini come “authcode” e i passaggi da compiere.

Ultimamente ho assistito molte persone per la stampa della certificazione verde. E ho realizzato subito che  la procedura richiesta dallo smartphone non è adatta per gli utenti anziani. Inoltre, il sito in questione non è chiarissimo.

Ovviamente tutto questo non è niente se dobbiamo passare a parlare del famigerato Spid. Nutro dei fortissimi dubbi che una persona della terza età possa ottenerlo in modo indipendente, senza l’aiuto di qualcuno. Alcuni passaggi si possono indubbiamente accorciare o semplificare perché nel suo insieme è tutto molto complesso. E soprattutto la parte della password è ostica anche per le persone più avvezze alla tecnologia (un dramma se la si perde e la si deve richiedere…).

Una volta ottenuto lo Spid c’è un altro problema però: a cosa serve e come si utilizza? Domanda solo apparentemente banale, perché molte persone a cui ho portato aiuto avevano una chiarissima difficoltà solamente ad andare nel sito corretto. Figuriamoci poi a utilizzarlo. E cosa si fa quando non si riesce? Si chiede come al solito ai figli, ai nipoti (se hanno tempo e pazienza da dedicare loro!) e ai Caf.

Proporre tecnologia sempre più avanzata e dare tutto per scontato: questo sembra il modo di procedere da parte delle istituzioni. Ma questa modalità porterà nient’altro che una ulteriore disomogeneità nella diffusione dei servizi, creando un Paese sempre più spaccato in due, rallentandolo nella sua auspicata ripresa economica post-Covid.

Per questo motivo è necessario cambiare innanzitutto atteggiamento perché urge, oggi più che mai, lavorare maggiormente sulla popolazione che presenta maggiori difficoltà, e non consolidare quella parte che è già digitalizzata. E soprattutto, a qualsiasi livello, portare più rispetto nei confronti di chi fa più fatica affinché tutti siano consapevoli che lo smartphone e i computer non sono un ostacolo, ma possono diventare nostri amici.

Paolo Pelleri – Insegnante di Smartphone per Senior

www.linkedin.com/in/paolopelleri/

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