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Covid, Bonsignore: «A oggi primi vaccinati ancora ampiamente coperti»

Il vaccino di Pfizer per il Covid-19

Completare il ciclo vaccinale è fondamentale per evitare che, in caso di contagio, l’infezione da Covid-19 si sviluppi nella sua forma più violenta, scongiurando – così – il ricovero in ospedale. Ma anche per garantire al proprio organismo uno scudo efficace contro le varianti del Covid-19: inglese, sudafricana, brasiliana e indiana, o, come prevede la nuova nomenclatura, rispettivamente le varianti Alpha, Beta, Gamma e Delta.

Come conferma il Professor Alessandro Bonsignore, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Genova e della Federazione Regionale Ligure, i vaccini attualmente in commercio in Italia risultano efficaci anche contro queste mutazioni del virus: «Non abbiamo timori su questo fronte – spiega ad Altraetà – Questo perché le varianti a oggi individuate del virus Sars-Cov-2 non hanno modificato la proteina spike, cioè quella su cui si sono focalizzati i vaccini sinora prodotti. Non si può comunque escludere del tutto che il virus possa modificare, nel tempo, anche questa proteina».

In questo caso come si potrebbe agire?

«Laddove il virus mutasse nella porzione di proteina spike, esiste un’importante risorsa a disposizione che in passato non avevamo: i vaccini a mRNA. Questi ultimi, in tempi ragionevolmente rapidi, potrebbero essere modificati per garantire la copertura contro eventuali nuove varianti, mediante una terza dose di richiamo. Un richiamo efficace anche su coloro che in precedenza avessero ricevuto le prime dosi di un vaccino a vettore virale».

Parliamo di copertura vaccinale contro il Covid-19: al momento cosa ci dicono i dati?

«A oggi sappiamo che i primi vaccinati, cioè quelli di dicembre e gennaio, sono ancora ampiamente coperti. È verosimile la copertura sia garantita per almeno 12 mesi, ma al momento alcune case farmaceutiche, come Pfizer, hanno dovuto necessariamente limitarsi a comunicare l’evidenza scientifica di una copertura di nove mesi».

Perché allora il Green Pass aveva inizialmente una validità inferiore?

«Come Ordine dei Medici ci siamo da subito opposti a una norma che prevedeva – per il Green Pass – una validità di sei mesi, chiedendo di estenderla a nove. Questo esclusivamente per le ragioni testé esposte delle comprovate evidenze scientifiche. Ma le decisioni politiche, del resto, vengono prese anche in base alle necessità di altra natura, come quella economica e sociale. Si tratta di una questione che tengo a sottolineare: è fondamentale discernere le evidenze scientifiche dalle decisioni politiche. La Comunità Scientifica deve esclusivamente fornire delle indicazioni agli amministratori che, poi, possono decidere di seguirle o meno anche sulla base di altre ragioni. Ma è opportuno tenere sempre ben separati i due piani, altrimenti si genera una pericolosa confusione nella testa dei cittadini e la categoria dei Professionisti della Sanità perde credibilità. Serve una voce univoca, chiara e condivisa da parte degli addetti ai lavori».

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