Ernesto Palummeri
Ernesto Palummeri

Ormai è passato più di un anno dal primo lockdown e presto vivremo la nostra seconda Pasqua seguendo le restrizioni anti-contagio. Cos’è cambiato dopo un anno di pandemia? E soprattutto, qual è la situazione delle RSA, che durante la prima ondata erano state così duramente colpite? Si vedono già gli effetti della campagna vaccinale? Abbiamo posto queste domande al Professor Ernesto Palummeri, geriatra, responsabile per Alisa dell’emergenza Covid nelle RSA liguri.

Qual è la situazione nelle RSA liguri dopo un anno di pandemia?

Attualmente, il quadro della situazione è cambiato radicalmente da quando è quasi terminata la campagna vaccinale. Negli ultimi dieci giorni le segnalazioni di positività al tampone nelle RSA sono decisamente diminuite: i casi si contano sulle dita di una mano. Questi pochi casi sono legati soprattutto a persone, spesso operatori, che hanno rifiutato il vaccino e purtroppo hanno portato in alcuni casi l’infezione all’interno delle strutture.

Già la seconda ondata, anche prima dell’inizio della campagna vaccinale, aveva fatto registrare un riduzione netta della mortalità nelle RSA liguri. Anche perché, dopo l’esperienza dei primi mesi, sono state messe in campo delle misure efficaci che hanno praticamente dimezzato la mortalità.

Dopo un anno di pandemia, perciò, la situazione è migliorata. Rimane comunque una situazione di crisi delle strutture, perché sono semivuote, hanno molti posti liberi che oggi non vengono utilizzati.

Parliamo delle visite dei parenti e dei conoscenti nelle strutture: si potrà mai tornare alla modalità pre-Covid?

Le residenze in questo momento sono aperte alle visite, ma è necessario rispettare una serie di procedure. Solo in alcuni casi, i Direttori Sanitari possono prendere decisioni più drastiche. In generale, però, è dal mese di giugno che le visite nelle RSA, liguri e non, sono nuovamente consentite.

Credo che difficilmente si possa ritornare completamente all’era pre-Covid, quando le visite erano sostanzialmente libere e in RSA poteva entrare chiunque, senza particolari restrizioni. Sicuramente l’esperienza Covid ci ha insegnato qualcosa. Anche quando lo stato vaccinale della popolazione generale ci permetterà di tornare a una maggiore elasticità nelle visite, qualche elemento di regolamentazione rimarrà.

Il periodo di chiusura delle RSA ha messo a dura prova la resistenza degli ospiti, che non hanno potuto più vedere i loro cari a lungo. Quanto ha influito questo aspetto sul loro benessere psico-fisico? 

Questo “isolamento” ha certamente contribuito negli ospiti alla nascita di una sofferenza, legata al fatto di non poter adeguatamente comunicare con i propri cari. Sofferenza peraltro reciproca: ho ricevuto molte segnalazioni da parte dei parenti a cui mancava questo contatto. È stato un grosso problema che ha influito sullo stato generale di benessere della persona.

Il problema, soprattutto nella fase acuta della pandemia, era che le dimensioni di una infezione all’interno di un nucleo come una residenza per anziani potevano velocemente ampliarsi a decine e decine di persone. Di conseguenza, le precauzioni sono state importanti.

Si è parlato molto nell’ultimo periodo delle stanze degli abbracci. Molte RSA liguri ne hanno fatto richiesta? 

Noi riceviamo le richieste dalle RSA e diamo indicazioni. A partire da dicembre ci siamo messi in contatto con ditte che proponevano soluzioni di questo genere. Tutte le volte che abbiamo sollecitazioni e richieste possiamo dare degli elementi per informare.

La spesa per una stanza degli abbracci non è elevata. Ci vuole anche un minimo di logistica: purtroppo in Liguria ci sono strutture con spazi molto ridotti e quindi non dappertutto è possibile realizzare un progetto di questo genere. Se ci sono gli spazi adeguati, l’impegno economico non è significativo. Abbiamo avuto varie richieste e sappiamo della presenza di stanze degli abbracci in alcune strutture residenziali che meritoriamente si sono fatte parte attiva per questa realizzazione.

Nonostante la diminuzione dei contagi e l’avanzamento della campagna vaccinale, ritengo che le richieste per le stanze degli abbracci continueranno per un po’ di tempo. Da una parte perché siamo ancora indietro per quanto riguarda le vaccinazioni della popolazione generale: la liberalizzazione si potrà avere quando anche una quota significativa della popolazione sarà vaccinata. Inoltre, non va dimenticato che chi è vaccinato è protetto dalla malattia, però può essere ancora portatore del virus. Non abbiamo ancora dati precisi sul potenziale infettante della persona vaccinata con il virus. Un periodo di osservazione è ancora necessario, prima di poter liberalizzare. Per questo ritengo che la richiesta di queste soluzioni continuerà.

Micol Burighel

 

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