Montagnier: “È un virus da laboratorio”
Tarro: “Entro due mesi scompare da solo”

Scienziati in guerra tra loro a suon di insulti per spiegare le origini e la natura (indimostrabili) dell’infezione che sta decimando intere nazioni.

di Rino Di Stefano

Ma quando finirà questo incubo? Per quanto tempo ancora dovremo indossare mascherina e guanti, tenere a debita distanza chiunque, limitare al minimo indispensabile i nostri spostamenti? Quando potremo tornare alla nostra vita di sempre, decidere di andare in vacanza dove ci pare e abbracciare i nostri amici, se così ci va?

Dal momento che quella che stiamo vivendo è un’emergenza sanitaria, è la scienza che ci deve consigliare che cosa fare, o non fare, per tutelare la nostra salute. Ed è appunto alla scienza che si affida anche il governo in carica, per lanciare le sue disposizioni sanitarie. La scienza, dunque, dovrebbe avere una sola ed autorevole voce. Ma non è così.

Come ognuno di noi ha potuto vedere in questi giorni, gli scienziati che si sono succeduti sugli schermi televisivi hanno detto di tutto e il suo contrario. Infatti, ognuno ha espresso le proprie opinioni facendole passare per il parere autorevole di “un uomo di scienza”. E la cosa ci ha turbato, se non addirittura ci ha fatto proprio incavolare. Il fenomeno, a ben vedere, si spiega piuttosto bene. Ogni singolo cattedratico che è finito davanti ad una telecamera aveva precisi interessi da difendere. Se era un consulente del governo, doveva restare nei limiti imposti dall’autorità politica. Se non lo era, e magari era docente di un’università, allora doveva tenere presente il proprio ruolo e quello del suo ateneo nel quadro di un preciso quadro nazionale. Lo stesso valeva se si trattava di un medico con funzioni direttive in un ospedale locato in una regione particolarmente esposta. Insomma, ognuno esprimeva un parere sulla base degli interessi che lo riguardavano. Da qui la confusione che si è generata nella pubblica opinione.

Di certo è che c’è un certo “pensiero unico” ufficiale cui tutti dovrebbero uniformarsi, se non vogliono incappare in sgradevoli smentite da parte dei colleghi. E’ una regola non scritta, ma accettata da tutti: certe cose le puoi dire, altre no. Tuttavia, qualcuno se ne infischia degli accordi ufficiali e non teme di esprimere il proprio parere, anche se in aperto contrasto con quello che va per la maggiore. Per quanto riguarda il Covid-19, e cioè il maledetto virus che ci sta rovinando l’esistenza, due sono state le voci discordanti che hanno messo in seria difficoltà i “professoroni” che hanno debuttato negli schermi televisivi.

Luc Montagnier

Il primo a creare un notevole imbarazzo nel mondo scientifico è stato il professor Luc Montagnier. Il nome è illustre. Il professor Montagnier, docente presso l’Istituto Pasteur di Parigi e presidente della fondazione mondiale per la ricerca e la prevenzione dell’AIDS, nel 1983 ha scoperto il virus dell’HIV, insieme alla dottoressa Francoise Barré-Sinoussi e al dottor Roberto Gallo, aggiudicandosi il Premio Nobel per la Medicina nel 2008. Pluripremiato e decorato, Montagnier ha cominciato ad inimicarsi i suoi colleghi affini a Big Pharma (cioè al mondo globale della medicina farmaceutica) quando ha difeso alcune ricerche sull’omeopatia e a sostenere che, in effetti, certi vaccini potevano avere effetti dannosi. Questa volta Montagnier si è spinto oltre. Intervistato nel programma televisivo “Pourquoi Docteur” della CNews francese, Montagnier ha affermato che il nuovo Coronavirus sia un prodotto di laboratorio uscito per errore dal centro di ricerca di Wuhan, in Cina, probabilmente mentre gli scienziati stavano cercando un vaccino contro l’HIV. Montagnier ha esaminato il virus insieme al biomatematico Jean-Claude Perez ed entrambi hanno accertato che nel genoma del Sars-Cov-2 (questa è la dizione scientifica del virus) ci siano pezzetti di materiale genetico di HIV.

Da dove saltano fuori? Secondo Montagnier e Perez le stesse piccole sequenze sono presenti nell’HIV e quindi si potrebbe ipotizzare che è da lì che provengano. Insomma, questa pandemia che sta seminando morte e distruzione nel mondo, non sarebbe un fenomeno naturale, bensì la causa di un errore umano. Il dito accusatorio, per quanto non palesato, indicherebbe dunque la Cina. Esattamente come sostiene il presidente americano Donald Trump che nei giorni scorsi ha reso note indagini dell’intelligence USA dalle quali si evince che il virus sarebbe scappato accidentalmente dal laboratori di Wuhan.E’ scoppiato un pandemonio.

Il mondo scientifico, che comunque è in strettissimo contatto con quello politico e non alcuna voglia di mettersi contro il colosso cinese, è insorto accusando Montagnier di aver sbagliato clamorosamente. L’ipotesi, è stato detto, non sta in piedi in quanto quei frammenti non sono tipici dell’HIV, ma sono presenti in tanti altri organismi viventi, che vanno da altri virus fino ad organismi superiori. Montagnier, però, ha risposto che prima di lui gli scienziati dei laboratori dell’Università di New Delhi, in India, erano giunti alla stessa conclusione. Ma anche in quel caso il mondo scientifico è insorto, portando alla pubblicazione di un articolo sulla rivista Emerging Microbes & Infections che smentisce la teoria indiana. La tesi di Montagnier è stata invece pubblicata sulla rivista International Journal of Research – Granthaalayah, a firma di Jean-Claude Perez. Ma questa pubblicazione non viene considerata all’altezza delle più prestigiose riviste scientifiche. Ma l’affermazione di Montagnier che più urta gli scienziati “di Stato” è che il virus sparirà da solo in quanto “la natura non accetta alcuna manipolazione molecolare, perché si basa sull’armonia. Dunque eliminerà questi cambiamenti innaturali e, anche se non si farà nulla, le cose miglioreranno, ma purtroppo dopo molti morti”.

Chi ha ragione: Montagnier o i suoi detrattori? Per cercare una risposta abbiamo consultato Nature Medicine, cioè la rivista che viene considerata la Bibbia della medicina ufficiale. Nel Vol. 26 dell’Aprile 2020, da pagina 450 a pagina 455, gli esperti della rivista hanno analizzato la questione. Le loro conclusioni sono queste: “Nonostante l’evidenza mostri che il Sars-Cov-2 non sia stato un virus intenzionalmente manipolato, al momento è impossibile provare o non provare le altre teorie circa l’origine qui descritta. In ogni modo, dal momento che noi abbiamo osservato tutte le possibili caratteristiche del Sears-Cov-2, incluse quelle ottimizzate RBD e il sito della fenditura polibasica, in relazione ai coronavirus in natura, noi non crediamo che sia plausibile uno scenario basato su qualunque tipo di laboratorio”.

Giulio Tarro

La scienza ufficiale, dunque, nega le teorie del professor Montagnier sulle origini del Sears-Cov-2. Nonostante ciò, sempre in questi giorni un altro illustre scienziato, il professor Giulio Tarro, ha preso la parola per presentare una diversa ipotesi circa la natura del virus.

E siamo al secondo dissidente. Allievo di Sabin negli Stati Uniti e noto per una lunga carriera scientifica a livello internazionale, Tarro dal 2007 è presidente della Commissione sulle biotecnologie della virosfera alla World Academy of Biomedical Technologies dell’UNESCO e presidente a vita della Fondazione Teresa e Luigi De Beaumont Bonelli, per le ricerche sul cancro. Ebbene, il professor Tarro ha dichiarato pubblicamente che: “Tra due mesi il Coronavirus ci abbandonerà, come tutti i corona influenzali”. Aggiungendo: “Con l’estate avremo abbastanza immunizzati e non ci sarà motivo per stare ulteriormente agli arresti domiciliari”. Apriti cielo! Tarro è diventato bersaglio delle invettive e degli insulti dei suoi colleghi che, senza mezzi termini, sostengono la non affidabilità delle sue parole. Tra l’altro, il professor Tarro sostiene che col tempo il virus perderà vigore e quindi è verosimile che si estinguerà da solo, senza alcun bisogno di un vaccino.

A chi credere? Alla maggioranza degli scienziati che strepita di una catastrofe sanitaria, con una possibile seconda ondata a ottobre, oppure agli scienziati dissidenti? E poi, è vero che il virus stia effettivamente perdendo forza? “La mia sensazione – afferma il professor Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive al Policlinico San Martino di Genova – lavorando anche in ospedale e osservando i numeri di oggi, è che questo virus ha perso forza. Lo ha fatto anche nella tipologia di pazienti più gravi che oggi abbiamo davanti: due settimane fa erano pazienti dal quadro clinico impressionante, ora sono molto meno gravi”.

Una coincidenza? Un trend che verte verso il basso? Difficile pronunciarsi. Tuttavia, per noi che scienziati non siamo e che di questo virus rischiamo tutti i giorni di esserne le vittime, non resta che una soluzione: aspettare. Se nel giro di un paio di mesi la situazione sarà realmente più tranquilla, e gli ospedali si svuoteranno, allora vorrà dire che i dissidenti di oggi avevano ragione. Altrimenti ci aspetta il peggio. Coraggio: dopotutto, se avessimo la certezza che tra 60-70 giorni questa tragedia sarà finita, varrebbe davvero la pena di attendere.

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