Si torna a parlare della scienziata che denunciò l’estrema pericolosità del patogeno che ha già ucciso un milione di persone nel mondo. Il Covid-19 è artificiale? 

Qual è la vera origine del Covid-19? Per quanto possa sembrare assurdo, anche perché questo virus fino ad oggi ha provocato oltre un milione di vittime nel mondo, nessuno conosce la risposta a questa domanda. Secondo  il lessico della comunità scientifica, sappiamo che la provenienza di questo patogeno che sta condizionando la vita sociale ed economica dell’intero pianeta è “misteriosa e controversa”. In altre parole, nessuno ha la più pallida idea di dove sia saltato fuori. 

Le tante spiegazioni della scienza

Occorre comunque fare una premessa per poter capire di che cosa stiamo parlando. Siamo abituati all’idea che, nella nostra società, sia la scienza a dover fornire spiegazioni razionali su quanto accade di naturale attorno a noi. Il problema, però, è che la scienza non si esprime mai in modo univoco. Ogni scienziato, di fatto, cerca di dare la propria spiegazione di un dato fenomeno. E finisce che queste spiegazioni si accavallano, si moltiplicano e l’opinione pubblica, che dopotutto vorrebbe solo qualche certezza, non sa più a chi credere. 

Sars-CoV-2: un virus mai isolato

Nel nostro caso, parlando del Sars-CoV-2, altrimenti chiamato Covid-19, sappiamo che appartiene alla famiglia dei Coronavirus e che ha fatto il suo debutto in mezzo alla gente tra l’inverno del 2019 e la primavera del 2020. Di fatto, però, per quanto possa sembrare strano, nessuno avrebbe mai completamente isolato questo virus. Anche se la notizia è stata data più volte. A spiegarlo è il dottor Stefano Scoglio, esperto di nutrizione e fitoterapia nonché direttore del Centro di Ricerche Nutriterapiche di Urbino, candidato al Nobel per il 2018, il quale in una recente intervista afferma che “studiando la letteratura in merito al SARS-CoV-2, emerge che nessuno ha mai isolato questo virus, almeno dal punto di vista fisio-chimico”. Secondo il dottor Scoglio: “Per testare la patogenicità di un organismo bisogna prendere un campione di sangue o umore infetto, isolare e purificare il batterio o il virus, metterlo in coltura, iniettarlo a una cavia, vedere se si riproduce la malattia e solo se si ammala posso affermare che quell’organismo è causa della malattia. Questo percorso non è stato intrapreso col SARS-CoV-2. Son stati fatti dei sequenziamenti genici che sono delle ricostruzioni computerizzate a partire da alcuni frammenti di RNA”

Un virus al 93% naturale. E il rimanente 7%?

Ebbene, da questi accertamenti genici è venuto fuori che il virus sarebbe naturale, o comunque riconducibile ad origine animale, nella misura del 93 per cento. Ma si ignora completamente che cosa sia quel restante 7 per cento. Non esiste, infatti, la certezza di un animale che abbia mai ospitato il virus con quelle caratteristiche. 

A quel punto sono sorti i primi dubbi. Da dove viene il Covid-19? Il discorso del mercato del pesce di Wuhan non ha alcuna consistenza fattuale. E’ una semplice ipotesi. La comunità scientifica, che è strettamente correlata con quella politica ovunque nel mondo, tende ad affermare che, a prescindere dalle evidenti anomalie che presenta, il virus Covid-19 sia comunque di origine naturale. Non si sa né come né perché, ma per buona parte degli scienziati è dalla natura che verrebbe l’attuale e letale flagello Coronavirus. È intuibile, però, che nessuno (eccetto Trump) voglia mettersi contro la Cina affermando che il virus possa essere di origine artificiale. Troppi interessi! Basti pensare all’Italia… Ma in qualcuno il dubbio è venuto fin da subito. 

Il Covid-19 potrebbe essere artificiale? 

I primi ad accorgersi che qualcosa non andava in quello strano Coronavirus sono stati gli scienziati dell’Università di New Delhi. Ma quando hanno reso noti i risultati della loro ricerca, dove si diceva chiaramente che quel virus era stato manipolato in laboratorio, e dunque era artificiale, mezzo mondo è saltato addosso agli scienziati indiani.

 Subito dopo è stata la volta del Premio Nobel Luc Montagnier, docente presso l’Istituto Pasteur di Parigi e presidente della Fondazione mondiale per la ricerca e la prevenzione dell’AIDS, il quale ha spiegato che, esaminando il virus insieme al biomatematico Jean-Claude Perez, nel genoma del SARS-CoV-2 sono stati trovati pezzetti di materiale genetico di HIV. Dunque, è assai probabile che quel virus nasca da un errore umano compiuto in un laboratorio. Ma anche Montagnier è stato subito attaccato da un mare di scienziati che non volevano sentir parlare di una cosa del genere. 

La tesi della Dottoressa Li-Meng Yan

La dottoressa Yan è convinta che il Covid-19  sia artificiale
La Dottoressa Li-Meng Yan

Adesso, però, si presenta un terzo soggetto a sostegno di questa tesi dell’errore umano compiuto in un laboratorio scientifico in Cina. Si tratta della dottoressa Li-Meng Yan che, mentre era dipendente della School of Public Health della University of Hong Kong, ha studiato quel virus e ha cercato (inutilmente) di dare l’allarme prima che scoppiasse la pandemia. Laureata in Medicina presso il Xiangya Medical College della Central South University e dottorato (PhD) presso la Southern Medical University, la dottoressa Yan ha pubblicato uno studio scientifico insieme ai colleghi Shu Kang, Jie Guan e Hu Shanchang intitolato “Caratteristiche inusuali del genoma del SARS-CoV-2 che suggeriscono sofisticate modifiche di laboratorio piuttosto che una evoluzione naturale e delineazione del suo probabile percorso sintetico”. In tutto sono 26 pagine fitte di dati scientifici ed esplicativi che denunciano come il Covid-19 non sia di origine naturale, bensì artificiale. Ovviamente, come tutte le cose fastidiose, questo studio non è stato tradotto in italiano, ma si può trovare nella versione originale inglese al seguente link.  

Covid-19 artificiale: le ricerche della Dottoressa Yan bloccate

Quando la Dottoressa Yan ha cercato di rendere note le sue ricerche, il governo cinese è subito intervenuto per bloccarla. Era la fine del dicembre 2019 e la virologa lavorava sotto la direzione del professor Leo Poon, docente presso la Scuola di Sanità Pubblica dell’Università di Hong Kong. Man mano che la ricerca andava avanti, era sempre più evidente la pericolosità di quel virus. Anche se il Partito Comunista Cinese e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (che la dottoressa Yan accusa apertamente di collaborazionismo con il governo cinese) sostenevano che il virus “non si trasmette facilmente tra le persone”. Il 16 gennaio la virologa ha esposto l’esito delle sue ricerche al professor Poon, il quale, rendendosi conto della portata dell’informazione, invitò la giovane a “stare in silenzio e fare attenzione”, così come a “non oltrepassare la linea rossa”. Altrimenti, avrebbe detto, ci metteremo nei guai e spariremo”.

Meglio stare in silenzio

Anche gli scienziati che lavoravano nei laboratori di Wuhan, da dove sarebbe poi partita l’epidemia, hanno preferito il silenzio e non chiedere altre informazioni. Troppo pericoloso: il governo cinese non permetteva a nessuno di annunciare la notizia. Secondo quanto afferma la dottoressa Yan, anche un altro supervisore del laboratorio dove lei lavorava, il professor Malik Peiris, consulente del’OMS, sarebbe stato a conoscenza della trasmissione da uomo a uomo del virus, ma non avrebbe fatto nulla. Nel sito web dell’OMS, il professor Peiris figura come “consulente” del Comitato d’emergenza per la polmonite del regolamento sanitario internazionale dell’OMS a causa del nuovo Coronavirus 2019.

Il 20 gennaio, infine, il Partito Comunista Cinese si è visto costretto ad annunciare la presenza di un virus sconosciuto e la sua trasmissione da uomo a uomo. 

La fuga negli Stati Uniti

Tuttavia, ormai la dottoressa Yan era entrata nel mirino delle autorità cinesi. E sapeva bene che cosa accadeva ai dissidenti e a coloro che non rispettavano le disposizioni del governo. Per cui, su suggerimento del blogger di Hong Kong Lu Deh, che aveva già avuto esperienze di quel tipo, la giovane scienziata decise di fuggire e di rifugiarsi negli Stati Uniti. Era il 27 aprile del 2020. Quando arrivò all’aeroporto di Los Angeles chiese subito protezione e venne presa in custodia dall’FBI. Sul territorio americano pare che la dottoressa Li-Meng Yan stia trovando il proprio posto. Risultano suoi articoli pubblicati su riviste come Research Square, Nature e The Lancet. Ma in patria è iniziata l’opera di discredito e di cancellazione della sua presenza. Secondo fonti della Fox News, l’Università di Hong Kong l’ha radiata dall’organico. A Qingdao, sua città natale, il suo appartamento è stato fatto a pezzi dalla polizia. I suoi genitori l’hanno pregata di abbandonare questa sua guerra personale e tornare a casa. L’ambasciata cinese negli USA ha detto di non conoscerla nemmeno.

Determinata a dimostrare che il Covid-19 è artificiale

La dottoressa Yan intanto difende la sua reputazione dalle accuse che le vengono mosse in Cina ed è determinata a dimostrare che il Covid-19 ha origine artificiale. Intervistata dalla corrispondente di Mediaset dagli USA, ha definito la pandemia “una catastrofe storica che non sarebbe mai dovuta accadere”. E ha annunciato che presto pubblicherà un altro rapporto scientifico che “conterrà molti dettagli specifici su come sia stato sviluppato il virus e su chi era in possesso delle sostanze utilizzate. A quel punto tutti potranno vedere che ho ragione”.

Il presidente Trump non lo ha detto, ma potrebbe essere stata proprio la dottoressa Li-Meng Yan con le sue rivelazioni a indurlo a far uscire gli USA dall’OMS, un ente con troppi interessi privati per potersi definire ancora pubblico.    

Rino Di Stefano

 

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