Covid-19, 270 mila le imprese che rischiano la chiusura

La crisi economica causata dalla pandemia da coronavirus si sta purtroppo manifestando, e nonostante la manovra da 55 miliardi varata dal governo per sostenere imprese e famiglie miri attenuare gli effetti del lockdown che ha paralizzato il mercato italiano, il 2020 sarà un anno molto complicato per le piccole imprese. Questo momento di emergenza viene evidenziato anche da una recente indagine di Confcommercio.

Crisi economica da coronavirus, l’analisi di Confcommercio
Sono circa 270 mila le imprese del commercio e dei servizi che rischiano la chiusura definitiva se le condizioni economiche non dovessero migliorare rapidamente, con una riapertura piena ad ottobre. Questo è quanto emerge da uno studio effettuato dall’ Ufficio Studi Confcommercio sulle imprese del terziario di mercato a seguito della pandemia da covid-19.

Quella diramata da Confcommercio è «una stima prudenziale- come si legge nel rapporto – che potrebbe essere anche più elevata perché, oltre agli effetti economici derivanti dalla sospensione delle attività, va considerato anche il rischio, molto probabile, dell’azzeramento dei ricavi a causa della mancanza di domanda e dell’elevata incidenza dei costi fissi sui costi di esercizio totali che, per alcune imprese, arriva a sfiorare il 54%. Un rischio che incombe anche sulle imprese dei settori non sottoposti a lockdown».

Dall’alimentare ai servizi
L’analisi dell’associazione di categoria si è concentrata su oltre 2,7 milioni di imprese appartenenti al mondo del commercio al dettaglio non alimentare, dell’ingrosso e dei servizi. Stando ai dati raccolti da Confcommercio I settori più colpiti sarebbero:

  • ambulanti
  • negozi di abbigliamento
  • alberghi
  • bar e ristoranti
  • imprese legate alle attività di intrattenimento e alla cura della persona.

In assoluto, le perdite più consistenti si registrerebbero tra le professioni (-49 mila attività) e la ristorazione (-45 mila imprese). Per quanto riguarda la dimensione aziendale, il segmento più colpito sarebbe, invece, quello delle micro imprese con un solo addetto e senza dipendenti, per le quali basterebbe solo una riduzione del 10% dei ricavi per determinare la cessazione dell’attività.

La manovra varata dal governo riuscirà probabilmente ad attenuare l’impatto della crisi su molte imprese, ma a giocare un ruolo fondamentale saranno le condizioni economiche di partenza delle varie attività economiche. Per fare un esempio concreto, un ristoratore proprietario dei muri del locale dove svolge la sua attività sarà sicuramente avvantaggiato rispetto a un collega che deve versare un canone di locazione mensile.

Andrea Carozzi

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