Dopo essere uomo, senior e aver problemi di salute, rivelato in uno studio il quarto fattore di rischio per il coronavirus: un difetto genetico congenito.

‘Più del 10% dei pazienti gravi di Covid produce un tipo di anticorpi che invece di proteggerli dal virus peggiora l’infezione boicottando il sistema immunitario’. È questo il risultato di uno studio internazionale che può spiegare come mai alcune persone superano l’infezione senza nemmeno accorgersi o con sintomi molto lievi mentre altri sviluppano la malattia in maniera grave e spesso mortale.

Un nuovo fattore di rischio per il coronavirus

Fino ad ora si conoscevano tre grandi fattori di rischio: essere senior, essere uomini ed avere alle spalle criticità nella salute come diabete, problemi polmonari e cardiocircolatori.

Adesso lo studio ne ha rilevato un quarto: difetti genetici congeniti che possono impedire al sistema immunitario di combattere ed eliminare il virus.  Questo tipo di problema sembrerebbe più presente negli uomini rispetto alle donne.

‘Questa scoperta – ha detto Carlos Gallego, immunologo e coautore dello studio, pubblicato sulla rivista Science – potrebbe portare ad un cambio nel trattamento di qualche paziente. Stiamo cercando di capire come identificare questo tipo di pazienti e aiutarli con anticorpi adatti’.

Lo studio

Nello studio sono stati analizzati 1000 casi di polmoniti gravi provocate da Coronavirus ed è stato comparato il loro sangue con quello di 600 infetti asintomatici o con sintomi lievi e con un terzo gruppo di 1200 volontari sani. Nel 10,2% dei pazienti gravi sono stati incontrati anticorpi che neutralizzano l’interferone1, una molecola essenziale per lanciare l’allarme quando il virus entra nel corpo.

Come reagisce il nostro corpo al virus?

Pochi minuti dopo che il virus è entrato nel corpo parte la prima linea di difesa del nostro sistema immunitario. L’interferone 1 si attiva con le cellule per modificare il metabolismo e aiutare la difesa al virus. L’interferone 1 si chiama così proprio perché interferisce con la moltiplicazione del virus e la contiene. Ma nei pazienti con la deficienza genetica riscontrata si producono anticorpi ‘cattivi’ che sequestrano l’interferone e lo annullano. 

Come fare se è presente questo fattore di rischio?

Se ci si incontra con pazienti che producono anticorpi contro l’interferone alfa (un tipo di interferone 1), si potrebbero usare due opzioni secondo i ricercatori. La prima con l’interferone beta, che già si usa come farmaco in altri contesti. La seconda è utilizzare una plasmaferesi, una filtrazione del sangue per eliminare gli anticorpi maligni e anche altre molecole infiammatorie che possono portare a peggiorare la malattia. Lo studio rappresenta così un piccolo grande passo avanti per sconfiggere una pandemia che, solo negli Stati Uniti, ha infettato oltre 7 milioni di persone, ne ha fatte ricoverare 3 milioni e ucciso ben 205 mila. E ancora, purtroppo, non sembra finita.

Daniele Rosa

 

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