Coronavirus e case di riposo: intervista a Ezio Temporini, Presidente Anaste Liguria

In questi giorni di diffusione del nuovo coronavirus, le autorità hanno stabilito misure di contenimento per circoscrivere il più possibile l’epidemia. Dal Governo alle Regioni, l’intento è quello di bloccare il più possibile il contagio e tutelare i soggetti più fragili. Tra questi, ci sono gli over 65, che, se vivono già un quadro clinico compromesso, devono stare particolarmente attenti. Come si configura perciò la situazione all’interno delle residenze sanitarie assistenziali e delle case di riposo? Lo abbiamo chiesto a Ezio Temporini, Presidente Anaste Liguria (Associazione Nazionale Strutture Terza Età).

  • A seguito del diffondersi per il nuovo coronavirus, qual è la situazione generale all’interno delle strutture di cura e assistenza agli anziani?

La situazione all’interno delle strutture sociosanitarie extra-ospedaliere, allo stato dell’arte, tenendo conto delle naturali evoluzioni/variabilità del quadro epidemiologico, è naturalmente sotto controllo e può dirsi “normotipica”. Tutti gli Enti gestori stanno applicando, con la dovuta sollecitudine, le misure cautelari del caso, uniformandosi alle disposizioni emanate dalla autorità sanitarie e di pubblica sicurezza competenti, con le quali siamo costantemente in contatto. La nostra Associazione vigila che le strutture si adeguino ai protocolli sanitari prescritti, agendo come “meccanismo congiunturale” tra soggetti erogatori e decisori istituzionali. La nostra priorità è la sicurezza delle cure e degli operatori impiegati nell’assistenza che agiscono, ogni giorno, con la massima professionalità.

  • Quali sono le difficoltà che le strutture assistenziali incontrano in questi giorni?

Non si rilevano particolari criticità nella gestione ordinaria dell’attività clinica e residenziale. Il problema maggiormente riscontrato, come facilmente deducibile, risiede nelle modalità di accesso alle strutture (per le cosiddette visite di conforto), stante la “necessaria regolazione” degli accessi predetti, in ottemperanza ai protocolli sanitari. Rileviamo – con soddisfazione – che molti soggetti erogatori hanno utilizzato i new media per consentire ai famigliari e congiunti la possibilità di interfacciarsi, nel tentativo di neutralizzare il “disagio psicologico” che scaturisce dalla situazione in essere.

  • È stato varato un decreto-legge per la gestione dell’emergenza causata dal COVID 19, il Ministero della Salute ha diffuso le sue linee guida. Quali sono invece le norme adottate all’interno di strutture e case di riposo? In che maniera vengono tutelati gli anziani?

L’attività di regolamentazione nazionale (linee guida incluse) agisce “in tandem” con le prescrizioni normative adottate dalla Regione. Le strutture si adeguano – naturalmente – a tutte le regole cautelative che vengono indicate, essendo “erogatori di prestazioni sociosanitarie extra-ospedaliere” (che spesso lavorano in forza di un rapporto contrattuale con il SSR). Pertanto, gli Enti gestori adottano – in tempo reale – tutti i provvedimenti emanati, a salvaguardia dei pazienti, operatori e della pubblica incolumità generale. Occorre, in ogni caso, monitorare l’evoluzione del quadro epidemiologico, in base al quale le misure possono ridursi o – al contrario – elevarsi a livelli di salvaguardia più restrittivi. Tutto ciò premesso, la forma più efficace di tutela consiste nella precisa osservanza delle regole emanate dalla pubblica autorità.

  • Che approccio adottate nei confronti di familiari e caregivers, che potrebbero trovarsi disorientati di fronte alla nuova situazione?

L’approccio declinato è quello stabilito dalle direttive licenziate dalle autorità sanitarie. È fondamentale che il personale e le direzioni sanitarie siano capaci di informare e sensibilizzare famigliari/caregivers, tenendo ben presente – e ci rivolgiamo proprio ai famigliari – che eventuali provvedimenti restrittivi sono finalizzati a garantire la sicurezza del paziente, l’appropriatezza ed efficacia delle prestazioni.

Micol Burighel

 

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