Con l’estate aumenta il rischio di essere morsi da una zecca: ecco cosa c’è da sapere

Anche se può capitare in ogni periodo dell’anno, l’estate è il momento in cui si è più soggetti all’attacco delle zecche, complici le gite all’aria aperta, magari in compagnia dei nostri pet, e l’abbigliamento più leggero che lascia scoperte le gambe e altre parti del corpo. Come è risaputo, le zecche sono aracnidi che si nutrono di sangue per sopravvivere e sono molto diffuse negli spazi verdi e aperti che di solito si frequentano per trovare refrigerio dalla calura cittadina.

Stando ai dati forniti dal ministero della Salute, questi parassiti sono molto diffusi nelle seguenti regioni: Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige, mentre al sud la loro presenza è più contenuta. Essere punti da uno di questi animali può essere rischioso in quanto sono portatori della malattia di Lyme e di altre infezioni che possono insorgere dopo essere stati morsi. In particolar modo la malattia di Lyme è molto rischiosa perché se non trattata tempestivamente può portare a diverse problematiche in grado di mettere a repentaglio la salute di nervi, articolazioni e dell’apparato cardiovascolare, per questo è bene non prendere mai sottogamba la puntura di una zecca. Vediamo ora come difendersi dall’attacco di questi insidiosi aracnidi.

Per prima cosa è bene ricordarsi che le zecche vivono in aree erbose o boscose ma anche sugli animali domestici: molte persone vengono morse da questo parassita nel proprio cortile o quartiere, quindi se si passa molto tempo all’aria aperta, magari in compagnia dei propri animali è consigliato trattare i capi di abbigliamento indossati con prodotti contenenti permetrina allo 0,5%. La permetrina è un ottimo repellente in grado di uccidere e di tenere lontani questi parassiti.

Dopo lunghe escursioni all’aria aperta è invece consigliato controllare le zone del corpo dove è più probabile che il parassita abbia attecchito: sotto le braccia, dietro alle orecchie, dietro le ginocchia e intorno alla vita.

Cosa fare in caso di morso

La zecca è un parassita che si nutre di sangue, ma a differenza delle zanzare non è specializzata nel mordi e fuggi ma bensì si attacca all’ospite e comincia a nutrirsi indisturbata. In questo caso è necessario rimuoverla facendo attenzione a non lasciare nella pelle la testa o qualche zampa, perché possono dare origine a gravi infezioni, soprattutto dopo i 60 anni, quando il sistema immunitario comincia naturalmente a indebolirsi. Per rimuovere in maniera corretta una zecca è necessario munirsi di una pinzetta a punta fine (si trovano in farmacia). La pinzetta serve ad afferrare il parassita il più vicino possibile alla superficie della pelle. La rimozione deve essere effettuata tirando verso l’alto senza esercitare alcuna torsione o scuotimento: questi movimenti potrebbero causare la rottura delle parti della bocca dell’insetto lasciandole attaccate alla pelle. Dopo aver rimosso la zecca bisogna pulire accuratamente la zona del morso con acqua sapone e alcool medico. È inoltre necessario monitorare per alcuni giorni l’area del morso e in caso di eruzioni cutanee o febbre è bene rivolgersi immediatamente a un medico.

Malattia di Lyme i rischi

Come anticipato uno dei principali rischi in cui si incorre dopo essere stati morsi da una zecca è quello di essere colpiti dalla malattia di Lyme. È comunque bene sottolineare che nella maggior parte dei casi la rimozione precoce è sufficiente a scongiurare il contagio, perché il batterio responsabile della patologia necessita di 36 ore prima di passare dalla zecca all’organismo ospite. In caso di morso è comunque bene non lasciarsi prendere dal panico in quanto la maggior parte degli esseri umani viene colpita da zecche immature dette ninfe, che non sono ancora portatrici della malattia a differenze di quelle adulte che però si presentano molto più grandi e quindi sono facilmente individuabili.

Le persone trattate con antibiotici appropriati nelle prime fasi della malattia di Lyme di solito guariscono rapidamente e completamente. Gli antibiotici comunemente usati per il trattamento orale comprendono doxiciclina, amoxicillina o cefuroxima.

Andrea Carozzi

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