Come gestire lo stress da Coronavirus

Foto Shutterstock

In questo particolare momento storico ci troviamo a vivere in condizioni eccezionali di stress. Oltre al consueto consiglio dei decreti del Ministero, ci sono alcune strategie importanti per aiutare ad affrontare lo stress in un contesto di incertezza collettiva. Potremmo riassumerle brevemente con tre indicazioni: abitudini, movimento e gestione delle emozioni. A spiegarcelo è Nicoletta Cinotti, psicologa, psicoterapeuta e Mindfulness Teacher.

Abitudini, come fare per riorganizzarsi?
“In un periodo come questo in cui tutte le routine sono state stravolte, è importante preservare alcune buone abitudini e dare alle nostre giornate una struttura il più possibile organizzata. Quindi è una buona idea conservare un ritmo di sonno regolare, alzandosi sempre alla stessa ora, preparandosi come se fosse una giornata normale. È importante dare una struttura alla giornata, attraverso il lavoro o attraverso dei compiti quotidiani per evitare di vagare troppo sui social o di guardare troppo la televisione”.

Movimento, siamo passati al fitness domestico?
“Il movimento è importante ma, in questo caso, è importante rimanere a casa. Ci sono molti programmi gratuiti che danno indicazioni per fare un po’ di esercizio fisico senza spostarsi all’esterno. Seguire con regolarità sessioni di ginnastica, yoga o pilates può fornire quel grado di attività fisica che ci è necessario e che ha la funzione di tenere stabile il nostro umore”.

E la gestione delle emozioni?
“Provare ansia o preoccupazione è normale. L’importante è avere delle strategie per affrontarle e il  miglior modo per affrontare l’ansia è avere qualcosa che ci tiene la mente impegnata. Fare un’attività che ci permette una attenzione concentrata è fondamentale perché, quando siamo distratti entra in azione il nostro Default Mode Network che fa emergere le nostre preoccupazioni.
Lo stress ha un andamento a campana e, una volta raggiunto il picco, tende a diminuire per farci entrare in una fase di adattamento che è più salutare. L’importante è sapere che il nostro organismo è programmato per sviluppare delle forme di adattamento allo stress cronico e prima entriamo in questa fase di adattamento e prima si riducono le conseguenze negative dello stress”.

Qualche altro consiglio?
“Sicuramente non esporsi a troppe informazioni. Inoltre mantenere contatti telefonici (anche tramite videochiamate) con le persone che amiamo e con gli amici può aiutare a farci sentire meno soli. Consiglio anche di cercare, ogni giorno, 5 cose, seppur piccolissime, per cui essere grati. Infine, ogni sera prima di addormentarsi fare un elenco delle 5 cose che ci permettono di sentire che, anche nelle situazioni più difficili ci sono squarci di serenità possibile”.

Ci adattiamo tutti nello stesso modo?
Non ci adattiamo tutti allo stesso modo e nemmeno con la stessa velocità. Circa il 30% delle persone ha una capacità rapida ed efficace di adattarsi allo stress. Da cosa dipende? Sicuramente sappiamo cosa non aiuta nell’adattamento ma non sappiamo l’opposto: cioè come mai ci sono persone più resilienti. Possono contribuire fattori caratteriali, storie di vita, contesto sociale ma una risposta definitiva non ce l’abbiamo. Sappiamo però che le persone “lottatrici” non è detto che si adattino meglio allo stress perché possono iper-reagire. Quindi apparentemente molto attivi possono però essere fisicamente troppo reattivi. Comunque nell’adattamento allo stress ci sono delle fasi: considerarle normali, anche se non piacevoli, aiuta. Anzi aiuta parecchio!”.

Ci può descrivere queste fasi?
“Ci sono vari modelli che descrivono le fasi di adattamento allo stress ma, generalizzando, potremmo dire che possono esserci fasi di negazione (vedi i comportamenti di incredulità iniziale); rabbia, negoziazione (posso andare fuori a fare una passeggiatina?); depressione (Mio Dio!!!!) e accettazione. La fase dell’accettazione è quella in cui si verifica l’adattamento ed è quella che, psicologicamente e fisiologicamente, è meno patologica. Sono stadi in sequenza? No, non lo sono: sono stadi che saltiamo, andiamo avanti e indietro e richiedono tempistiche diverse da persona a persona”.

Birgitta Muhr

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here