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Come combattere la depressione primaverile

Ci sono ricorrenze nella vita che, pur volendo, non si possono ignorare.
Prendi la primavera: a parte l’Equinozio, ci sono le rondinelle…. e le pioggerelline… e l’azalea fiorita…. e le primule e… tanto altro ancora.
La Natura si risveglia e verrebbe voglia di correre sui prati di nuovo verdi.
Ma non sempre si può.
Da una certa età in avanti, si parla di …anta primavere sulle spalle.
E’ un’immagine, questa, di stanchezza, di fatica; non è allegra e ridente come la stagione vorrebbe e dunque vien da chiedersi perché.
La primavera porta con sé tanto di bello, è vero, però – purtroppo – regala un dono non gradito: la depressione.
La depressione non è verde speranza come il risveglio della natura, essa è nera come il buio e invece di far elevare lo spirito, lo fa comprimere verso il basso.
Naturalmente non si sta parlando della patologia depressiva vera e propria (psichiatrica) e forse chiamarla depressione è anche troppo, comunque siamo di fronte ad una “depressione reattiva”,  e quindi molto meno “pesante”; reattiva perché in reazione ad un evento soggettivamente carico di emotività.
Ad ogni modo, si tratta di una condizione umorale di tristezza vitale che può colpire chiunque ma, con maggiore probabilità, arriva da una certa età in avanti. E non è piacevole.
Mancano le forze e si fa fatica per tutto: è un’astenia generalizzata che porta a rinchiudersi invece che aprirsi, che fa passare la voglia di tanto.
Le energie se ne sono andate tutte per superare l’inverno, magari siamo felici che non ci sia accaduto nulla, di aver trascorso un buon inverno e poi…. trac ….la primavera ci stronca.

Sembrerebbe una contraddizione ma non lo è.
E non si può dire che sia una questione di “gioie” familiari, perché se in inverno c’è Natale, in primavere c’è  Pasqua.

Dunque, i motivi vanno ricercati altrove.

Da un punto di vista medico, il freddo “spazza via”, mentre il tepore porta con sé raffreddori e allergie.
Ma la vera ragione sta nell’aspetto psicologico. D’inverno ci diamo una mossa, reagiamo emotivamente, per non farci prendere da brutti pensieri; in primavera, per contro, ci rilassiamo a tal punto da pensare che con il sole….. non possa succederci nulla.
Purtroppo, rilassarsi emotivamente in molti casi può significare deprimersi.
Non che si debba stare sulla corda di violino, ma il buio, da che mondo è mondo,  spaventa di più e, con la paura, si reagisce e si mette pertanto in atto un meccanismo neuronale protettivo, meccanismo che coinvolge l’asse dell’amigdala e delle aree connesse. L’amigdala è la parte anatomica e funzionale del sistema nervoso centrale che regola le emozioni e in special modo la paura. Appartiene al sistema limbico, il più antico filogeneticamente (sentimenti ed emozioni).
Avere la “depressione” invece significa “ridurre” la produzione naturale di serotonina e di noradrenalina, gli ormoni del benessere e della reattività e, dunque, ci si sente stanchi anche nell’umore e non solo nel fisico.

E allora che fare?

Nulla che sia “fai da te” ma rivolgersi sempre al medico di famiglia; tuttalpiù assumere qualche integratore alimentare consigliato dal farmacista (uno, non di più, tipo la papaia fermentata o altro) per combattere l’astenia.

E poi?

Impegnarsi sugli aspetti psicologici.
Assumere atteggiamenti mentali e comportamentali di riscoperta, perché una stagione non è mai uguale ad un’altra e ciò anche metaforicamente.
Uscire allo scoperto, in tutti i sensi, non solo fisicamente, ma anche emotivamente e approfittare della maggiore luce per fare “luce” su se stessi, sulla propria vita, sentimenti, legami, attività lavorativa e pensare che – per definizione – la depressione comporta in sé una risalita.
E, dunque, prepararsi alla risalita con i propri desideri, magari negletti, con  le proprie ambizioni non ancora tirate fuori per chissà quale motivo, aprirsi e rivolgersi agli altri, magari intraprendendo nuove amicizie.
Rinnovare il proprio amore per qualcuno o qualcosa: amare è la miglior medicina naturale; il cuore è più contento, la pressione arteriosa si abbassa, la dolcezza di pensare a qualcuno  darà sicuramente carica nuova. Amare significa “cambiare testa”.
Insomma, rifarsi nuovi “abiti” (mentali e non), togliersi lo scialle protettivo e riporlo in naftalina per la successiva difesa.
E poi, se tutto questo non dovesse bastare, c’è sempre uno psicoterapeuta pronto ad ascoltare  e ad aiutare la persona a capire se oltre al “mal di primavera” ci possa essere dell’altro di più profondo da meritare di essere compreso per “rialzarsi” dall’abbattimento depressivo.

In ogni caso, non preoccuparsi ma occuparsi (di se stessi)

 

Grazia Aloi, psicanalista

 

 

 

 

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