Cervello femminile? Ecco perché invecchia meglio e più lentamente di quello maschile

Uno dei campi più sviluppati della ricerca medico scientifica è quello impegnato a capire e a studiare il cervello e i suoi meccanismi. Il cervello è, infatti, l’organo più complesso e affascinante dell’intero corpo umano e capirne il funzionamento rappresenta da sempre una sfida importante per il mondo scientifico.

Recenti studi portati avanti negli Stati Uniti hanno dimostrato che con il passare degli anni il cervello femminile è in grado di mantenersi più giovane rispetto a quello maschile. Da anni è risaputo che gli uomini sono più soggetti al declino cognitivo rispetto alle donne.  Oggi gli scienziati sono riusciti a capire che non è il cervello maschile a invecchiare prima, ma bensì è il cervello delle donne che riesce a mantenersi “giovane” più a lungo.

È questione di zuccheri

Uno studio portato avanti dalla Washington University School of Medicine di St. Louis (Usa) e pubblicato su Pnas – Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America – rivista scientifica statunitense, organo ufficiale della United States National Academy of Sciences, ha sottolineato come ad influire sul normale declino cognitivo sia la capacità dell’encefalo di metabolizzare gli zuccheri, che rallenta col passare degli anni, contribuendo all’invecchiamento sia cerebrale che fisico di uomini e donne. Questo processo “degenerativo” è però molto più lento nel cervello femminile e questo permette alle donne di rimanere mentalmente lucide per più tempo rispetto agli uomini. Non a caso le malattie degenerative come demenza senile e Alzheimer colpiscono in media il 65% degli uomini.

E di circolazione sanguigna

Un altro dato che contribuisce a rendere il cervello femminile più performante rispetto quello maschile è una migliore circolazione sanguigna a livello cerebrale: il sangue transita maggiormente nell’encefalo femminile rispetto a quello maschile, esponendo con percentuali più alte gli uomini a disturbi cerebrali non solo legati all’avanzare dell’età come l’Alzheimer e la demenza senile, ma anche disturbi del comportamento, ansia e stress.

Andrea Carozzi

 

 

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