Celentano o Adrian, è sempre lui

L'editoriale di Daniela Ameri

Editoriale

Non capisco perché la critica sia rimasta stupita dalla performance di Celentano o Adrian… tanto è la stessa cosa. Sono anni che Celentano ci ha abituati a show diversi dal solito. All’utilizzo di modalità di stare sul palco inusuali, addirittura senza spiccicare parola per lungo tempo. Per primo ha trattato i temi dell’ambiente quando ancora nessuno aveva coscienza del fenomeno. Ha parlato di religione e persino del matrimonio, quando questi erano temi considerati tabù! E adesso ritorna, a distanza di molti anni, sulle scene pubbliche, desideroso di interpretare qualcosa di nuovo, in una televisione, ahimè, purtroppo, rimasta ai tempi in cui l’aveva lasciata anni fa.

Devo dire che ho trovato le critiche, che sono derivate da queste due puntate su Canale 5 vagamente ridicole, moralistiche e antiquate, per un’epoca in cui non esiste più morale.

In un momento in cui la pornografia dilaga ed è a portata di tutti in qualsiasi forma, persino le più perverse, ci si scandalizza alla visione del disegno di un corpo femminile nudo (la sempre bellissima Claudia Mori) cartonati dalla matita di uno struggente Manara e della sua Valentina.

L’idea di usare un avatar poi è stata geniale. Ancora una volta Celentano interpreta i tempi ed avviene la trasformazione. Difficile per lui parlare come Celentano, più facile come Adrian. Evidenziare i falsi simboli del potere, le malefatte delle grandi aziende, l’odio razziale, la trasformazione delle città è più facile se non è lui a parlare, ma è Adrian in versione giustiziere.

Più volte si sofferma sul male dei nostri tempi, come si era soffermato a suo tempo sull’ambiente. Emerge la violenza dei giorni nostri, quella contro le donne, contro i più deboli, gli anziani, i diversi i non integrati nel sistema. Usa nomi di amici, parenti (Gino Santercole). Mette dentro persone buone e persone cattive. Un lavoro di cucitura tra le immagini del cartoon e le sue canzoni che hanno tutte un sapore amaro e un colore fangoso.

Ora si rimprovera al molleggiato che invece di cantare e basta, fa quello che ha sempre fatto da quarantanni a questa parte, lo showman. Peraltro aggiungo io con grande successo. Aznavour, che non mi sembrava affatto un rivoluzionario, cantava “sono un istrione” e tutti i grandi uomini di spettacolo, da Gaber a Jannacci, anche loro non si limitavano a cantare una canzoncina e basta.

Evidentemente nel caso di Celentano queste regole devono essere ricomposte e fatte osservare alla lettera. Ma al di là di quello che dicono di lui, lo share in più o lo share in meno, gli 8.000.000 circa di persone che lo hanno seguito nelle due serate, testimoniano una cosa sola, che dopo oltre quarant’anni, il più grande showman di tutti i tempi, ruggisce ancora. E lui lo sa che, come già accaduto in passato, saranno proprio le contestazioni più agguerrite che lo terranno sempre sulla cresta dell’onda. Alla prossima, Celentano!

Daniela Ameri

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