Carlo Fruttero: le opere e la biografia

Carlo Fruttero, traduttore, giornalista e scrittore, aveva legato gran parte della sua vita al sodalizio artistico con Franco Lucentini. Nei suoi scritti per Vieni via con me – di Fazio e Saviano – aveva ironizzato così sulla vecchiaia: “Passati gli ottant’anni nessuno osa più scrivere di te ‘il vecchio Fruttero’, ancor meno ‘l’anziano Fruttero’. Così si passa a un sinonimo lusinghiero: ‘il grande Fruttero’. Per far capire che è solo un modo di dire, si può ricorrere a un superlativo: il ‘grandissimo’ Fruttero, che qui saluta e lascia la scena col suo più bel sorriso”.

Oggi vi proponiamo alcuni suoi titoli, tra cui  il suo primo grande successo: La donna della domenica. Datato 1972, si tratta di un giallo da cui fu tratto un celebre film di Luigi Comencini con Marcello Mastroianni, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant e Lina Volonghi .

Ambientato in una Torino malefica e metafisica, La donna della domenica è stato da molti considerato il capostipite del “giallo italiano”. La trama si snoda tra i vizi, l’ipocrisia, le comiche velleità e gli esilaranti chiacchericci che animano la vita della borghesia piemontese. Protagonista il commissario Santamaria costretto ad indagare sull’omicidio dell’architetto Garrone, personaggio che conduce una vita di squallidi espedienti.

Sempre “le donne” compaiono nel titolo di un altro celebre successo. Nel 2007 esce, infatti,  Donne informate sui fatti, il secondo libro senza Lucentini. L’opera è incentrata nuovamente su un delitto, questa volta raccontato da otto voci femminili. Il libro era entrato nella cinquina finale del Premio Campiello, non riuscendo, però, a vincere.

Fra le ultime pubblicazioni ricordiamo Mutandine di chiffon. Memorie retribuite, uscito nel 2010. “Perché ‘retribuite’, queste memorie?  – aveva commentato lo stesso autore – Perché, salvo due o tre eccezioni, sono state scritte su richiesta di vari giornali, settimanali, riviste, libri bisognosi di prefazione, e naturalmente pagate. Non si tratta quindi di un’autobiografia o di una confessione alla maniera di Alfieri o Rousseau. Mi chiedevano qualcosa sulla mia prima sigaretta, sul turpiloquio dei bambini, sui castelli piemontesi, perché mai avessi lasciato l’alta cultura per andarmi a occupare di fantascienza e fumetti, quali fossero stati i miei rapporti con Italo Calvino, Franco Lucentini, Pietro Citati, e così via”.

Il 15 gennaio 2012, Carlo Fruttero moriva nella sua villa di Roccamare, a Castiglion della Pescaia. Nei mesi successivi, la figlia Maria Carla ha iniziato a raccogliere le memorie di una vita e a renderle pubbliche ne La mia vita con papà (Mondadori).

Il risultato è una biografia intima e ravvicinata, in cui si entra nel mondo di uno scrittore, con i suoi aneddoti e i suoi rapporti con personaggi illustri. Ne rimane la sensazione di vivere un pezzo della storia culturale del nostro Paese.

c.p.

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