Caregiver, un lavoro da donne

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L’86% delle donne è impegnato con diversi gradi di intensità nell’assistenza a familiari ammalati, figli, partner o più spesso genitori. Una su tre se ne prende cura senza ricevere aiuto e solo una su quattro è agevolata dal punto di vista lavorativo. Quando a stare male è lei, il 68% delle donne con alto tasso di coinvolgimento nel caregiving si cura da sé.

A fornire il profilo dei caregiver il Libro bianco 2018 “La salute della donna – Caregiving, salute e qualità della vita” di Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, grazie alla collaborazione di Farmindustria, recentemente presentato a Roma. Giunto alla sesta edizione, il Libro bianco sulla salute della donna, che tradizionalmente fotografa lo stato di salute delle donne italiane, quest’anno dedica un approfondimento al caregiving proprio per il suo impatto sulla salute e sulla qualità della vita e per il suo valore sociale.

Le donne hanno un’aspettativa di vita più lunga, 84,9 anni, contro gli 80,6 degli uomini, ma meno anni “in buona salute” (57,8 anni rispetto ai 60 per gli uomini). Sono aumentate le fumatrici. Sono meno in sovrappeso rispetto agli uomini, ma praticano meno sport e sono più sedentarie.

Il carico di lavoro che il caregiver affronta quotidianamente, che va dall’accudimento generale a compiti propriamente infermieristici come eseguire medicazioni e somministrare farmaci a mansioni burocratiche, ha un forte impatto sulla salute psicofisica e sullo stile di vita: in molti trascurano la propria salute anteponendo quella della persona che accudiscono. Si trovano così a rimandare visite mediche, controlli ed esami, a seguire un’alimentazione scorretta, privandosi spesso di una regolare attività fisica e del giusto riposo notturno. Inoltre, a livello psichico hanno un forte carico di stress che può rivelarsi attivatore di malattie e depressione, fino ai casi più estremi dove il caregiver può sperimentare la sindrome del burnout, uno stato di esaurimento emotivo, mentale e fisico causato da uno stress prolungato nel tempo legato a un carico eccessivo di lavoro e problemi familiari. In aggiunta, il cambiamento di abitudini e la mancanza di tempo libero modificano le relazioni affettive e familiari portando all’isolamento.

E quando sono le donne a stare male?

Nel 46% dei casi di problemi lievi di salute e nel 29% delle situazioni più gravi, la donna si prende cura di se stessa da sola. Ben il 68% delle donne, con alto tasso di coinvolgimento nel caregiving, è totalmente autonoma nella gestione delle proprie problematiche di salute, talvolta anche fortemente invalidanti.

«La donna − sostiene Francesca Merzagora, presidente di Onda − è al centro del sistema salute, ma anche del processo di cura dei soggetti più fragili e ciò determina un carico assistenziale che impatta notevolmente sulla salute e sulla qualità della vita. Come Osservatorio che nell’ambito delle proprie attività ha uno sguardo attento alle persone ricoverate in ospedale attraverso i Bollini Rosa e al mondo degli anziani attraverso i Bollini RosaArgento, dedicare un volume di approfondimento al tema dei caregiver di malati e anziani rappresenta un impegno di particolare significato. Si tratta di un esercito, secondo i dati Istat 2011, di oltre 15 milioni di persone a volte anziane loro stesse e prevalentemente donne, che attende un riconoscimento non solo economico, ma anche affettivo per il loro ruolo. L’Italia oggi è uno dei pochi Paesi in cui tale figura non gode di sufficiente tutela. Ci auguriamo che in concomitanza all’uscita di questo volume, vengano disciplinati tutti i diritti e le agevolazioni di chi presta assistenza famigliare».

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«Il caregiving è donna − commenta Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria − È la donna, come emerge dallo studio Onda, a tenere le fila del corretto stile di vita della famiglia e delle condizioni di salute di marito, figli e genitori. E ricopre un ruolo da manager familiare fondamentale per il benessere e la cura di tutti. Basti pensare al corretto uso dei farmaci, all’aderenza terapeutica, al dialogo con il medico di famiglia o con gli specialisti. Per occuparsi degli altri, spesso trascura se stessa, anche nella gestione della propria malattia. La donna va sostenuta di più e meglio. L’industria farmaceutica ne è consapevole perché è rosa. Con una quota al femminile che supera il 40% del totale degli addetti, con punte di oltre il 50% nella R&S. Proprio per questo da diversi anni si è dotata di un welfare all’avanguardia: dalla previdenza alla sanità integrativa, dai servizi di assistenza, a misure per dilatare il tempo (mensa, carrello della spesa, smart working). Le aziende vogliono insistere sul fattore “D”. Per migliorare concretamente la qualità di vita dell’universo femminile e dell’intera famiglia».

 

 

 

 

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«È noto che le donne vivono più a lungo degli uomini ma purtroppo questi ‘anni in più’ sono gravati da una maggiore disabilità e fragilità − spiega Alberto Pilotto, direttore Dipartimento Cure Geriatriche, Ortogeriatria e Riabilitazione-Area delle Fragilità dell’ospedale Galliera di Genova − Di conseguenza le necessità e quindi il carico assistenziale a domicilio, in rsa, ma anche in ospedale, riguardano principalmente le donne. Il paradosso è che proprio le donne sono anche le principali fornitrici di assistenza come caregiver del coniuge e dei familiari più anziani, ma anche come caregiver professionisti in casa e in strutture sanitarie. La formazione tecnica e psico-sociale è un elemento cruciale per garantire un’assistenza appropriata degli anziani disabili e fragili».

A completare la fotografia della salute della donna in Italia il Libro bianco registra per la prima volta una differenza minima tra i generi sul fumo di tabacco: le donne fumatrici sono aumentate da 4,6 milioni (2016) a 5,7 (2017), mentre gli uomini fumatori sono parallelamente diminuiti da 6,9 a 6 milioni, portando le percentuali di fumatori rispettivamente al 20,8% e 23,9%. Le consumatrici a rischio per alcol sono invece meno della metà dei consumatori, rispettivamente il 9,1% e il 23,2%. Nonostante le donne in sovrappeso siano meno degli uomini (27,2% contro 44,5%), sono loro a praticare meno sport e a essere più sedentarie: solo il 20,8% fa attività sportiva con continuità e il 43,4% è sedentaria, contro, rispettivamente il 29,7% e il 34,8% degli uomini.

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