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Caregiver, l’evoluzione della figura e dell’approccio all’assistito

Donna anziana e caregiver. il fondo per l'Alzheimer aiuterà chi è affetto da demenza

L’evoluzione del caregiver negli ultimi anni in Italia e il cambiamento dell’approccio nei confronti della persona assistita. L’influenza della pandemia di Covid sul rapporto tra le due figure. Parliamo anche di questo, nel nostro approfondimento sulla figura del caregiver, insieme a Luigi Ferrannini, medico specialista in Psichiatria e componente del Consiglio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Genova.

Chi è il caregiver e qual è stata la sua evoluzione negli anni?

La figura del caregiver ha subito cambiamenti significativi, anche sotto l’aspetto della terminologia. Fino a qualche anno fa si usava il termine “badante”, nel senso di “colei o colui che bada a una persona”, generalmente all’anziano fragile. “Caregiver” indica invece un “soggetto che fornisce assistenza”. I compiti teoricamente sono rimasti gli stessi, ma oggi tendono a prendere una strada più professionale.

C’è anche da dire che nella figura del caregiver rientra anche il “caregiver familiare”, cioè un familiare che aiuta un altro familiare, per esempio il nipote che assiste il nonno, con evidenti ripercussioni positive anche dal punto di vista empatico. Il caregiver “ex badante” deve avere anche delle competenze specifiche, per esempio sui temi dell’alimentazione, del lavaggio e della movimentazione degli anziani. Competenze “tarate” sui problemi o sui deficit dell’assistito. Pur diventando una sorta di “familiare acquisito”, la badante tende a essere sempre più professionale. E del resto, anche nella sanità, si sta facendo avanti una nuova linea di definizione delle professionalità, con compiti di maggiore responsabilità assegnati alle singole figure. Per esempio, all’infermiere si tende ad assegnare mansioni che, tempo fa, erano proprie solo del medico, per esempio la prescrizione di farmaci. All’OSS, operatore socio-sanitario, vengono assegnate funzioni infermieristiche, come la somministrazione dei medicinali. Un’evoluzione determinata spesso anche dalla carenza di personale.

Torniamo al caregiver. Come è cambiato l’approccio verso l’assistito?

L’approccio oggi è diversificato, proprio perché è cambiata la figura della badante. Fino a qualche anno fa erano quasi tutte di nazionalità italiana o dei Paesi del Sudamerica, con caratteristiche linguistiche e comportamentali affini. Ora invece tende a prevalere la badante proveniente dai Paesi dell’Est europeo, una figura che ha spesso una personalità e una cultura distanti dalla nostra, e aspetti caratteriali diversi da quelli che tradizionalmente hanno sempre facilitato il rapporto tra caregiver e assistito. In molti casi le loro competenze professionali sono maggiori, per questo alcune famiglie si sentono più rassicurate e preferiscono questo tipo di caregiver, in altri casi si sceglie una persona più “vicina” dal punto di vista empatico.

Anche la crisi economica ha determinato un altro aspetto dell’evoluzione del caregiver: non tutte le famiglie hanno la possibilità di assumere una persona per l’assistenza di un proprio familiare, perciò chiedono aiuto a un familiare stesso, il figlio o il nipote, per i quali aumenta inevitabilmente il carico di lavoro. È la figura del “caregiver familiare”, di cui parlavamo prima.

Il caregiver durante la pandemia: come è cambiata l’assistenza agli anziani?

Il rapporto ha affrontato molte fasi di crisi, legate al contagio da Covid-19 e alla necessità di capire come comportarsi nel caso in cui una delle due figure fosse contagiata. Un anziano fragile positivo rappresenta per il caregiver un potenziale fattore di rischio e viceversa, ovviamente. C’è quindi chi ha interrotto completamente il rapporto, per paura che il comportamento di uno potesse essere dannoso per l’altro, perché spesso è venuta a mancare quella fiducia che ha sempre unito le due persone. C’è chi invece ha costruito una relazione di maggiore fiducia ed empatia, trovando uno strumento di difesa proprio in questa intensa vicinanza, anche affettiva.

Il vaccino aiuterebbe anche a ripristinare proprio questo rapporto di fiducia. Soggetti ultraottantenni e ultra fragili hanno ora assoluta priorità nella somministrazione delle dosi vaccinali. Anche i caregiver sono stati inseriti tra le categorie con priorità, ma resta da sciogliere il nodo del vaccino AstraZeneca, che non può essere somministrato agli under 60, fascia d’età in cui molto spesso rientrano proprio i caregiver…

È importantissimo che il caregiver sia vaccinato: è una figura che deve portare aiuto e benessere, non può rappresentare un fattore di rischio per il suo assistito. Purtroppo questa categoria è stata inserita genericamente tra le priorità e finora abbiamo visto rispettare poco queste disposizioni. C’è anche da dire che sui caregiver esistono sono pochi dati certi: come abbiamo detto, le figure sono di vario tipo e i rapporti di lavoro non sempre sono ufficiali.

Certo, la protezione dal virus, oltre all’aspetto sanitario, renderebbe anche più facile e fruibile un rapporto, di qualunque natura esso sia. Dopo più di un anno, porterebbe finalmente un po’ di tranquillità in più in famiglia, tra gli amici e, naturalmente, anche tra caregiver e assistito.

Paola Pedemonte

Luigi Ferrannini

Prof. Luigi FerranniniNato a Bari nel 1948, laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972, specializzato in Psichiatria nel 1976 ed in Neuropsichiatria Infantile nel 1979. Primario di Psichiatria dal 1980, ha lavorato in Ospedali Psichiatrici, Centri di Salute Mentale e Servizi Psichiatrici Ospedalieri. Consulente del Ministero degli Affari Esteri per lo sviluppo di Programmi di Cooperazione Internazionale nell’area dell’assistenza psichiatrica e della salute mentale in Paesi in situazioni di conflitto. Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’ASL n. 3 “Genovese” dal 1994 al 2013, data di pensionamento. Consulente del Ministero della Salute, della Conferenza Stato-Regioni e dell’AGENAS sui temi della salute mentale e dell’assistenza psichiatrica dal 2006 al 2016 e dell’Agenzia Sanitaria della Regione Liguria dal 2013 al Maggio 2016. Segretario della Società Italiana di Psichiatria (SIP) dal 2000 al 2009 e successivamente Presidente dal 2009 al 2011. Attualmente Consigliere Onorario. Socio fondatore (1999) dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP) ed attualmente Presidente del Comitato di Garanzia ed Indirizzo. Componente del Consiglio dell’Ordine dei Medici della Provincia di Genova dal 2015 al 2017 ed attualmente dal 2018 al 2020.

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