Caregiver: i permessi non sono ferie

I permessi dei caregiver per assistere familiari con handicap grave e previsti dalla legge 104/1992 (articolo 33, comma 3) non possono essere scalati dalle ferie a meno che non si sommino a periodi di congedo parentale. A fare chiarezza è la Corte di Cassazione.

Come precisa Pmi.it, per quello che riguarda i permessi 104, la Corte chiarisce che i tre giorni di permesso mensile non possono in alcun modo essere sottratti alle ferie. Si tratta dei permessi retribuiti e coperti da contribuzione figurativa, riconosciuti a coniuge, parenti e affini entro il secondo grado, oppure entro il terzo grado se i genitori o il coniuge della persone con handicap grave hanno più di 65 anni, oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano mancanti. Prevedono, appunto, la possibilità di assentarsi dal lavoro per tre giorni al mese anche in via continuativa.

Diverso è il caso dei congedi parentali ordinari e di quelli per malattia del figlio di età inferiore a tre anni previsti dalla legge 151/2011 (permessi 151): questi congedi possono determinare una significativa sospensione della prestazione lavorativa, che giustifica un diverso trattamento.

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I permessi di tre giorni previsti per i portatori di handicap, “si inseriscono nell’ambito della tutela dei disabili predisposta dalla normativa interna (in primis, dagli articoli 2, 3, e 38 della Costituzione) e internazionale”. Per esempio, la direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000 e la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 18/2009.

La Convenzione Onu “prevede il sostegno e la protezione da parte della società e degli Stati non solo per i disabili, ma anche per le loro famiglie, ritenute strumento indispensabile per contribuire al pieno ed uguale godimento dei diritti delle persone con disabilità”. Quindi, l’interpretazione della norma a favore dei caregiver deve evitare che “l’aggravio dei congiunti di portatori di handicap nella fruizione dei permessi possa vanificare le esigenze di tutela” e “scongiurare qualsiasi incidenza negativa sull’utilizzo dei permessi medesimi”.

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