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Capelli bianchi e bebè in braccio, i papà…nonni

“Piccolina…ma che nonno giovanile che hai!”, è il commento abbastanza usuale che il mio amico 63 enne con una figlia di tre anni riceve puntualmente ogni volta che la porta al parco a giocare. All’inizio si agitava alquanto, adesso ci sorride con filosofia.

Non è certo l’unico: insieme a lui, simpatico amico ai più sconosciuto, ce ne sono molti che sconosciuti invece non sono, come Corrado Passera, già super manager di Banca Intesa, ministro sfortunato e adesso politico, il Luca nazionale Cordero di Montezemolo e poi gli attori Luca Barbareschi e Michele Placido; tutti hanno concepito un figlio oltre i 60 anni.

Nomi famosi anche nel mondo e nel passato, basti pensare a Michael Douglas, Picasso e all’intramontabile Charly Chaplin.

Senza dimenticarsi della passione “fisica” che, si dice, Victor Hugo esprimesse a 88 anni nei confronti di una ragazza appena diciottenne.

“L’idea di poter avere un’attività generazionale in età senior è vecchia come il mondo”  – ci conferma il prof. Maurizio  Bossi, noto sessuologo che ha dato a questa materia scientifica valore in trasmissioni televisive e teatrali. “I patriarchi biblici generavano in tardissima eta” (tardissima età che per l’epoca era di circa 45 anni).

“L’età fertile dell’uomo non finisce mai e in fondo oggi -dice Bossi-abbiamo regalato l’immortalita’ generativa anche ai maschi anziani. Oggi, con la fecondazione assistita, sono sufficienti pochi spermatozoi”.

Quindi crisi o non crisi ai tempi nostri è reale la possibilità tecnica e  anche la volontà di procreare in età over 50/60. Una volontà che spesso non si trova in coppie giovani, focalizzate maggiormente sui problemi attuali: posizionamento nel lavoro, che c’è e non c’è, insicurezza dei sentimenti , poca fiducia nel futuro.

Magari è solo una fase temporale limitata ma, sicuramente, il calo di natalità nei giovani è un dato di fatto. Le culle si svuotano, una coppia su cinque trova difficoltà a procreare per vie naturali. Nel 2013 i bebè italiani erano un po’ più di 500 mila, in calo di un bel po’ rispetto agli anni precedenti.
Un serio problema che si riflette su tutti gli aspetti legati ai passaggi generazionali, ancora più preoccupanti quando ti accorgi che se se ne parla solo ai convegni o per titoli di giornali.

Ma intanto, anche se in quantità limitata, ci pensano i rolling fifty e sixties a mantenere decente il business di carrozzine, passeggini e ammeniccoli vari.

Professore  ma quali motivi spingono questi senior a procreare?

“Innanzitutto motivi psicologici: questi uomini di successo hanno avuto, proprio perchè stradedicati alla carriera, poco tempo per curare i propri primi figli avuti da giovani e adesso sentono la mancanza di qualcosa. Poi bisogna considerare che in qualsiasi epoca e generazione i nonni sono sempre “impazziti” per i nipoti, e allora questi  “padri/nonni” allo stesso modo impazziscono per i loro figli. In fondo è sempre stato tipico dell’uomo anziano avere affetto per i giovanissimi, adesso è ancora più naturale averlo per i propri figli”.

“Poi – continua Bossi- vi è un aspetto filosofico che sottolinea come l’immortalità avvenga attraverso la delega ottenuta con la riproduzione. Ne parlava lo stesso Scalfari in un suo editoriale di poco tempo fa sulla ‘filitudine’ e anche a Cannes nel bel film di Sorrentino, “La giovinezza” che, guarda caso, viene esorcizzata tramite l’immortalità, per delega”.

E allora tutti questi “capelli bianchi coi bebè in braccio” sono un bene o no?

“Il medico – conclude il prof – “può, in fondo, solo dire se una cosa è giusta biologicamente o meno. La risposta ha un paio di facce: si è notato per esempio che i figli di padri attempati, ultra 65, hanno maggiore incidenza di autismo e qualche autore scientifico  afferma che potrebbero avere pure una certa predisposizione alle malformazioni. Per contro una statistica americana rileva che i figli di padri senior hanno un’aspettativa di vita più lunga”.

“Questo è comprensibile pensando a un padre geneticamente in gamba. Inoltre  questi padri/nonni sono molto più stimolati di altri a fare attività fisica, chiaramente per non essere da meno del loro figlio che cresce”.

E alla  fine che consiglio vogliamo dare a chi un po’ di voglia di pupo ce l’ha?

“Semplicemente un esame genetico e almeno un altro sul prodotto del concepimento” conclude Bossi.

E poi via in fondo, è quasi lapalissiano, aldilà di tutte le variabili psicologiche, che è molto meglio spingere al parco una carrozzella con tuo figlio, sentendosi magari qualche complimento come “che nonno giovane”, piuttosto che essere spinti su una carrozzella nello stesso parco ma da una sorridente badante…….toccando ferro e incrociando le dita!

Daniele Rosa per “Affari italiani”

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