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Campagna vaccinale, il ruolo “sottovalutato” del medico di fiducia

Esempio di visita dal dottore per andropausa: paziente con medico in studio
Il medico di fiducia è una figura di riferimento che però non è stata sufficientemente coinvolta nella campagna vaccinale. Il punto con la dottoressa Ilaria Ferrari

La vicenda di Camilla Canepa, la 18enne genovese morta dopo la vaccinazione volontaria con AstraZeneca, porta a chiedersi quale procedura è bene che seguano gli adolescenti e i giovanissimi per arrivare con tranquillità al vaccino. Sarebbe innanzitutto auspicabile che potessero rivolgersi al loro medico di fiducia, una figura di riferimento.

Casi come quello di questa ragazza accadono quando sui vaccini si inseguono i numeri, e non la qualità. Sarebbe bastato fare una anamnesi accurata in sede di compilazione della scheda, ma questo richiede anche al giovane una consapevolezza del suo stato di salute che spesso non ha. Il medico di medicina generale probabilmente avrebbe potuto sapere o informarsi tramite i genitori. Non si può lasciare la responsabilità ai giovani e famiglie in un contesto che non è fiduciario.

Il vaccino è la prima e più importante arma che abbiamo per uscire dalla pandemia. I medici di medicina generale non avrebbero alcun motivo per sottrarsi alla campagna vaccinale. Purtroppo, però, in questo sforzo siamo coinvolti solo in modo ancora marginale, purtroppo per scelte di politica regionale.

In primis ci è stata data la possibilità di vaccinare in sede distrettuale prenotando i nostri pazienti secondo quelle che erano le classi di priorità in quel momento (insegnanti, forze dell’ordine, eccetera..).

I contro di effettuare un lavoro di scrematura dei propri pazienti, la prenotazione stessa e la chiamata personalizzata sono stati ampiamente superati dai pro: il rapporto di fiducia fa presa sulle scelte della popolazione, per cui i consensi sono stati alti.

Poi, contemporaneamente alla prima raccomandazione di somministrare AstraZeneca solo alle persone over 60, è giunta l’impossibilità di prenotare i nostri pazienti e con essa, a lungo, l’impossibilità tecnica per la popolazione di prenotare presso le sedi distrettuali in cui avevamo i turni, come se le stesse non esistessero.

Appena riconquistata la possibilità per gli over 60 di prenotare presso le sedi distrettuali, lo scetticismo mediatico dilagante per il vaccino a vettore virale ha portato ad avere le sedi vaccinali vuote. Ci siamo ritrovati quindi a passare turni di 4 ore scaldando una sedia o vaccinando 8-10 persone.

«Non abbiamo mai ambito a essere eroi, ma non ci siamo mai tirati indietro. Non siamo eroi, siamo medici, come tali rispettiamo il giuramento che abbiamo prestato. Con le nostre paure, il nostro coraggio, la nostra voglia di prenderci cura, non solo di curare. La medicina generale c’è, ed è pericoloso insinuare dubbi; far credere ciò che non è, solo per il gusto di puntare il dito, magari trovare un capro espiatorio». Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, interviene sulle polemiche che in alcuni territori d’Italia stanno ingiustamente creando un’alea di diffidenza nei riguardi di molti medici di medicina generale che si starebbero sottraendo all’impegno della campagna vaccinale.

Da pochi giorni alcune sedi distrettuali sono state chiuse e alcuni di noi convogliati in hub più grossi a vaccinare persone a noi sconosciute, come tutti gli altri vaccinatori.

In queste condizioni però non abbiamo modo di offrire il contribuito forte che, giustamente, molti assistiti si aspetterebbero e che ciascuno di noi vorrebbe dare.

Il nostro auspicio è invece che la campagna vaccinale si concluda e che finalmente tutti possano veder soddisfatto il proprio diritto alla vaccinazione.

Entro settembre l’obiettivo è raggiungere la copertura dell’80%, vaccinando «54,3 milioni di italiani». Il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, generale Francesco Paolo Figliuolo, lo annuncia in audizione alla Camera dei deputati. La stima comprende «i 12-15enni», precisa il generale: «Non dobbiamo sprecare niente in termini di risorse, uomini, tempo e mezzi – sottolinea – l’Italia ha tutto, bisogna solo saperlo mettere insieme e in maniera coordinata».

In questo scenario, il mancato coinvolgimento della medicina generale nella campagna, principalmente per la mancata o insufficiente fornitura di vaccini ai medici di medicina generale a vantaggio invece dei grandi hub vaccinali è inaccettabile.

Ma non è chiaro nemmeno a livello nazionale quale ruolo si intenda determinare per la medicina generale nella campagna di vaccinazione e quale margine di intervento possa ricoprire la struttura commissariale nell’approvvigionamento e distribuzione delle dosi necessarie, affinché anche il setting della medicina generale possa favorevolmente contribuire all’obiettivo.

In ogni caso, se, come sembra, si dovesse rendere necessario un “piano terza dose”, (gli studi attualmente ci dicono che indicativamente sarà l’anno l’arco temporale in cui questo richiamo dovrà essere fatto), allora solo la vaccinazione negli studi di medicina generale, opportunamente organizzati, sarebbe una risposta adeguata, con la possibilità di una pianificazione diversa e con la medicina del territorio che, si spera, giocherebbe un ruolo centrale.

Ilaria Ferrari

Ilaria Ferrari, medico di famiglia, risponde ai dubbi sul vaccino anti-Covid19Ilaria Ferrari, laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Genova nel 2006. Negli anni 2003-04 ha svolto attività volontaria presso i reparti di Medicina, Chirurgia d’urgenza e Pronto Soccorso dell’Ospedale San Martino di Genova. Ha svolto dal 2006 attività di medico sostituto di Medicina Generale presso numerosi studi medici di Genova. È stata medico di Continuità Assistenziale convenzionato presso l’ASL3 di Genova dal 2006 al 2018. Consigliere dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Genova triennio 2015-2017. Dal 2017 è Medico di Medicina Generale convenzionato per l’Assistenza Primaria presso ASL3 Genovese. È Consigliere dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Genova dal 2015.

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