Camilleri, il successo di uno scrittore che “si scopre” a 50 anni

La Mossa del cavallo, il primo film tratto dai suoi romanzi storici e andato in onda pochi giorni fa su Rai 1, ha riscosso un grandissimo successo, con ben 7 milioni e 996 mila spettatori e il 32,3% di share. Stiamo parlando di Andrea Camilleri, il papà letterario del commissario Montalbano.

Nato il 6 settembre del 1925 a Porto Empedocle, Camilleri è noto al pubblico soprattutto per la sua fama di scrittore. In realtà non si tratta di una carriera intrapresa in giovane età, bensì solo a cinquant’anni compiuti: dopo le esperienze da regista, sceneggiatore e il lavoro in Rai, è del 1978 l’esordio nella narrativa. Il suo primo libro è Il corso delle cose, pubblicato all’età di 53 anni.

La figura del commissario Montalbano nasce ancora più recentemente: il libro è La forma dell’acqua, pubblicato nel 1994: si tratta del primo romanzo poliziesco che vede protagonista il commissario più famoso d’Italia, volano del “fenomeno Camilleri” pronto a esplodere negli anni successivi e almeno fino al 2003. Titoli come Il birraio di Preston (1995, quasi 70 mila copie vendute, La concessione del telefono e proprio La Mossa del cavallo (1999) vanno a ruba, mentre la serie televisiva su Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti, ne fa ormai un autore cult.

Nel corso del primo decennio del 2000 l’autore di Porto Empedocle continua a produrre romanzi, vincendo diversi premi letterari. Tra i più prestigiosi, la XXVI edizione Premio Cesare Pavese con La danza del gabbiano e il Premio Fondazione Campiello (nel 2011).

Il suo centesimo libro, L’altro capo del filo, pubblicato a maggio 2016, è stato scritto “nella sopravvenuta cecità”, come scrive lo stesso Camilleri nella nota finale del romanzo: a 91 anni ha dovuto dettare il romanzo alla sua assistente Valentina Alferj, “l’unica che sia in grado di scrivere in vigatese”. Proprio la lingua, un unicum incastonato tra l’italiano e il siciliano, rappresenta il tratto distintivo dello scrittore: un particolare linguaggio che si formò quando, assistendo in ospedale il padre morente, questi volle raccontargli una storia che avrebbe voluto pubblicare, ma che non era capace di comporre in italiano: fu suo padre a suggerirgli di scriverla come gliel’aveva raccontata. Fino a oggi Camilleri è stato tradotto in almeno 120 lingue e ha venduto più di 10 milioni di copie.

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Come si legge in un recente articolo di Repubblica, dedicato alla riproduzione televisiva della Mossa del cavallo, Camilleri si era detto ” preoccupato” per la trasposizione in fiction del suo romanzo: «La mia preoccupazione nasce dal fatto che Montalbano abbia raggiunto livelli altissimi di consenso. Di fronte a tanto consenso provo un po’ di paura. Ho detto scherzosamente non vorrei che qualcuno venisse sotto la mia finestra gridando di notte “Montalbano santo subito”». Aggiunge Camilleri: «Uno spettatore ormai pieno di bacilli montalbaniani si siede e si trova di fronte a un altro mondo. Come si fa? La mossa del cavallo è un romanzo duro. Qualcuno dice che Montalbano è rassicurante – bontà sua, si rassicura con poco – ma questa è un’altra storia». Ma anche questa storia, ambientata nel 1877, con l’ispettore Giovanni Bovara inviato nel territorio di Montelusa per investigare sull’applicazione dell’imposta sul macinato (l’odiata “tassa sul pane”) non ha deluso, anzi: ha conquistato il pubblico.

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