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Calvizie, un problema per 2 italiani su 5

Capelli chiodo fisso per 2 italiani su 5. Per le donne sono un simbolo di femminilità, per gli uomini sinonimo di giovinezza e virilità, per tutti un’arma di seduzione e un tesoro da difendere con ogni mezzo. E così, nella classifica degli inestetismi più odiati dagli abitanti del Belpaese, stilata da un’indagine di Astra Ricerche su oltre mille connazionali maschi e femmine, il diradamento delle chiome si piazza al secondo posto: appena un gradino sotto al sovrappeso, ma più in alto delle rughe e perfino della cellulite. 

Diventare calvi, dunque, è quasi peggio che ingrassare. “Il diradamento dei capelli è secondo solo al pensiero dei chili di troppo – spiega Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerche – E dovendo scegliere tra diradamento capillare e rughe, o macchie della pelle o cellulite, gli italiani non hanno dubbi. Una media del 65% del campione decreta il primo come l’inestetismo peggiore”.

“I capelli sono materia di cui si parla spesso – osserva il sociologo – perché rivestono un ruolo psicologico, oltre che estetico. Ciò che è emerso da questa indagine lo prova e testimonia quanto sia diffuso il timore della caduta e del diradamento”. Il rapporto con i capelli cambia nel corso della vita, ma in ogni caso si gioca sul piano dei sentimenti e delle emozioni: tra i 25 e i 34 anni prevalgono affetto, orgoglio e voglia di cambiamento, mentre a partire dai 35 subentrano rimpianto e timore. Nostalgia dei capelli che furono, terrore per ciò che diventeranno.

“I capelli – continua Finzi – sono lo specchio della nostra persona, parlano di noi. Una bella chioma, per esempio, è considerata una fortuna e suscita invidia perché oltre a dare un’immagine di giovinezza e fascino è sinonimo di salute”. Ma potersi vantare di una ‘criniera’ sana e lucente, e soprattutto non effimera bensì duratura nel tempo, non è solo questione di Dna e gli italiani sembrano esserne consapevoli.

Per il 25% degli intervistati nell’indagine di Astra Ricerche è importante anche il tempo dedicato alla cura dei capelli, e per il 16% conta anche l’investimento monetario destinato alla causa. “Non è solo una questione di fatalità e un terzo degli italiani lo sa”, precisa Finzi. Se un tempo di fronte alle prime ciocche lasciate fra i denti del pettine vinceva la rassegnazione, con alibi del tipo ‘mi tocca perché è successo anche a mio padre e a mio nonno’, oggi l’approccio è cambiato. Cresce la convinzione che “è possibile mantenere i capelli folti e belli se si interviene tempestivamente e si adottano delle misure mirate”.

Ma quali sono i rimedi preferiti dagli italiani? Tra i più diffusi, il sondaggio rileva le fiale da applicare sul cuoio capelluto (41,4%) e gli integratori (23,6%), mentre tramonta l’opzione trapianto citata solo dal 7,5% del campione. “Questo è un aspetto davvero interessante – commenta il sociologo – Oggi una misura come l’impianto di capelli è considerata oltremodo drastica. Il dato lo si potrebbe attribuire anche al fatto che, dal punto di vista sociale, l’effetto innaturale del trapianto non è positivamente accettato. Meglio affidarsi quindi all’uso del cosmetico, considerato oltre che il più diffuso anche il più efficace”.

(Adnkronos Salute)

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