La volta scorsa vi ho lasciato con la curiosità di scoprire l’“arma segreta” che ho imparato a usare dopo anni e anni di colloqui di selezione di operatori assistenziali, ma non la svelerò subito. Anche il druido di Asterix per diluire la pozione magica necessitava della materia prima di tutti gli ingredienti presenti nel pentolone. Vediamo quindi di quali elementi comporre la verifica delle referenze.

Quali e quante referenze chiedere

Una o due rischiano di essere pochine, mentre tre è – secondo me – il minimo sindacale, fino a salire il più possibile: puntiamo alla luna per raccogliere le stelle.

Tutti mettiamo in gioco, al lavoro o nel privato, parti diverse della nostra personalità. Ne deriva l’importanza di chiedere referenze di entrambi i mondi. Spesso ho scoperto aspetti nuovi dei candidati, come anche ho trovato conferma di alcune mie intuizioni.

Vi aspettate che arrivino solo informazioni positive? Ebbene non è così: non è frequente, ma mi è più volte capitato di vedere svelate caratteristiche non emerse altrove. Quando accade, trovo che sia molto indicativo che il/la candidato/a mi abbia dato quella referenza, senza avere percezione degli aspetti negativi che poi invece mi vengono raccontati. Se non ha neanche consapevolezza di sé, come considerare altre cose che mi può aver raccontato?

Cosa chiedere alle referenze

È importante presentarsi e spiegare che prima di affiancare una persona fragile con qualcuno di estraneo ritenete vitale controllare qualche referenza. Solitamente questo predispone bene l’interlocutore, che il più delle volte percepisce di avere a che fare con una persona per bene e quindi si sente incoraggiato e stimolato ad offrire il proprio contributo.

L’imbarazzo solitamente prevale, quindi suggerisco di far fare la telefonata a qualcuno che caratterialmente vive la conversazione telefonica con scioltezza. È utile avere un tono squillante, ma un approccio calmo e lento nello scandire le parole: quando al liceo facevo telemarketing suggerivano di fare la telefonata sorridendo perché – è verissimo – il sorriso si percepisce anche tramite telefono.

Potete facilitare l’interlocutore con domande rapide come: “Quali sono i primi tre aggettivi che le vengono in mente per descrivere xxx?”. Spesso aiuta a rompere il ghiaccio ed è molto interessante ascoltare la reazione. Questa è anche l’occasione per approfondire zone d’ombra emerse durante il colloquio. Suscitare il confronto su questi temi consente di togliersi i sassolini dalle scarpe e proseguire con maggiore serenità. Ad esempio, se la candidata non è stata puntuale all’appuntamento telefonico, potete fare domande rispetto alla sua affidabilità in questo ambito. Sse la candidata vi appare sbrigativa e sfuggente nelle risposte, può trattarsi di innocente timidezza, ma anche di incuranza e di incapacità nella gestione delle relazioni, e così via.

L’ARMA SEGRETA: l’istinto

Non esistono regole fisse da applicare e rispettare, e mai come negli anni di agenzia ho imparato ad ascoltare l’intuito. Fidatevi quindi del vostro istinto, scatenato da aspetti non verbali, quali il tono e il timbro con cui gli interlocutori si esprimono. Prestate attenzione al piacere o meno che hanno a parlare del candidato/a.

L’esperienza mi ha insegnato che l’istinto è sovrano. Spesso le intuizioni non sono spiegabili razionalmente, ma vi posso assicurare che il più delle volte fanno scattare preziosissimi campanellini di allarme, anche contro l’evidenza.

Istinto: due esempi concreti

Non scorderò mai quell’operatore sanitario italiano che, appena incontrato mi ha “chimicamente” trasmesso una sensazione negativa. In compenso aveva un curriculum da mille e una notte, sapeva vendersi con grande sicurezza. Senza esitare ha fornito un numero importante di referenze. Li chiamo tutti e ognuno di loro ne parla ottimamente. Una vocina mi suggeriva che fosse strano che un tale presunto fenomeno si prestasse ad un lavoro in regime di convivenza (il numero di OSS – operatori socio sanitari – disposti a vivere con l’assistito sono un numero infinitesimale), ma abbagliata dal cv, dalle referenze numerose e impeccabili, e dallo standing, comunque professionale e ordinato, cado nella trappola. Nella mia storia assistenziale è stata la peggior fregatura mai presa, ma ho imparato!

È vero comunque anche il contrario.  Mesi fa mi ha contattata su Facebook una signora che avrebbe voluto fare il mio lavoro di consulente per figli caregiver e chiedeva come fare. Mi ha offerto un caffè e ho verificato che non vi era sufficiente esperienza assistenziale, né io ero interessata a creare un mio alter ego. L’incontro però è stato meravigliosamente gradevole, brillante, interessante e mi ha dato modo di conoscere una persona con una profonda intelligenza emotiva, tantissimo senso pratico e un’intelligenza vivace. La signora aveva lavorato per molto tempo in ambito aziendale e l’unica esperienza assistenziale, per quanto molto lunga, l’aveva avuta in ambito famigliare. L’istinto però diceva a gran voce che era una perla preziosa: per mesi, da lontano, siamo rimaste in contatto.

Un mese fa mia mamma è caduta e si è lussata una spalla. In tempo reale ho chiamato questa signora e ogni giorno benedico quella scelta, scaturita da qualcosa che nulla aveva a che fare con una mia ricerca di personale assistenziale e partendo da un cv – sulla carta – molto povero sul piano assistenziale. In casa dei miei genitori sono entrate colf, asa, oss e infermieri, tutti ottimi professionisti, alcuni dei quali gestivano clienti della mia agenzia e quindi li conoscevo bene. Questa signora li batte tutti e l’istinto mi ha premiata.

L’arma segreta è l’istinto, che non deve mai abdicare il suo ruolo.

Scritto da:

Silvia FarinaSilvia Farina ha iniziato molto giovane nel volontariato, tramite cui è arrivata a gestire una casa albergo estiva per persone anziane. Nel 2014 ha aperto un’agenzia di servizi a domicilio scegliendo di specializzarsi nel supporto alle persone con demenza/Alzheimer: come affiliata di Home Instead Senior Care ha acquisito la loro esperienza, costruita in 30 anni da oltre 1000 agenzie nel mondo. L’incontro con oltre 600 famiglie ha messo in luce l’attitudine a comprendere le situazioni, risolvere problemi e organizzare le risorse. Chiusa l’agenzia, ora collabora con VillageCare.it, il primo portale italiano che “aiuta chi si prende cura”, ed è consulente di società impegnate in progetti ad impatto sociale rivolti alla terza età. Sei un figlio caregiver? Silvia organizza l’assistenza ai tuoi cari: più soluzioni per loro e meno problemi per te! Prenota 30 minuti di colloquio gratuito al 392.9602612 oppure scrivendo a info@silviafarina.com.

 

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