Anaste: necessaria una norma per la sicurezza degli operatori sanitari

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La gestione dei focolai all’interno delle case di riposo si sta facendo sempre più complessa. All’inizio dell’emergenza sanitaria avevamo raccolto in un’intervista il parere di Ezio Temporini, Presidente Anaste Liguria (Associazione Nazionale Strutture Terza Età), il quale aveva già espresso quanto fosse prioritaria la sicurezza delle cure e degli operatori impiegati nell’assistenza che agiscono, ogni giorno, con la massima professionalità.

Alla luce del peggioramento della situazione, il Presidente Nazionale di Anaste Alberto De Santis, ha inviato in questi giorni una lettera al Ministro della Salute con la richiesta di attuare una norma che “metta in sicurezza” operatori e strutture sanitarie e socio sanitarie da richieste di risarcimenti e conflitti giurisdizionali.

Nella lettera si legge:

“La situazione in cui versa l’Italia a seguito dell’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2 (“Covid 19”) è drammatica, ormai la lotta al virus, non riguarda più solo la Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, ma tutte le regioni d’Italia.

La mortalità è altissima nella popolazione anziana ormai affidata alle RSA, mentre i posti nelle terapie intensive delle strutture sanitarie sono al collasso, anche per i pazienti in età non avanzata.

Tutto il SSN – e, altresì, le strutture socio-sanitarie ed assistenziali rappresentate dalla scrivente Associazione, accreditate istituzionalmente – sono impegnate per la tutela della salute pubblica, per curare i pazienti affetti da Covid 19 e cercare di bloccare la diffusione di un virus.

Nel corso del mese di marzo, il Governo, la Protezione Civile e le Regioni, rispettivamente secondo le proprie competenze legislative, hanno emanato numerosi provvedimenti di riorganizzazione delle strutture sanitarie pubbliche e private.

Le strutture sanitarie e socio sanitarie, si trovano ad affrontare criticità di natura strutturale, per via degli imponenti mutamenti organizzativi in tempi molto rapidi per la creazione di interi reparti dedicati ai pazienti Covid 19, dell’assunzione di nuovo personale sanitario e della carenza di DPI per proteggere il personale sanitario.

In uno scenario di saturazione totale delle terapie intensive e sub-intensive, emerge sempre più uno scenario drammatico che porta, come nelle realtà di guerra, a dover selezione e scegliere di non curare i pazienti ultimi arrivati, che rischiano di rimanere esclusi dalle terapia intensiva.

In questi momenti di emergenza drammatica, di portata epocale, si ritiene, evidenziare e sensibilizzare, come le strutture sanitarie ed il personale sanitario, siano del tutto non tutelati da potenziali conflitti giudiziali di natura civile e penale.

Proprio il concetto di emergenza, deve rappresentare il parametro per l’attribuzione di responsabilità civile e penale agli esercenti le professioni sanitarie, pertanto lungi dal prestare il fianco a facili deresponsabilizzazioni, ma è fondamentale data l’eccezionalità di questa pandemia, nonché doveroso, tutelare collettivamente le strutture sanitarie, socio sanitarie ed il personale sanitario da possibili attacchi, sotto il profilo della responsabilità professionale sanitaria.

Tantomeno le valutazioni sulla responsabilità dei sanitari non può essere riservata al singolo giudice che si troverà in situazioni decisionali molto complesse.

Si chiede un intervento normativo urgente di sbarramento sotto il profilo della responsabilità delle strutture sanitarie e degli operatori che sono in trincea in questo momento storico per la difesa del diritto alla salute, costituzionalmente garantito dall’art. 32 Cost.

In particolare, sarebbe opportuno inserire nell’ambito della c.d. Legge Gelli, uno specifico articolo che – in costanza dell’emergenza Covid 19, escluda la responsabilità civile, penale, amministrativa ed erariale, delle Strutture Socio-Sanitarie ed assistenziali e dei loro legali rappresentanti, nonché degli esercenti le professioni sanitarie e socio sanitarie ed assistenziali, limitando la predetta responsabilità alle sole ipotesi di condotte dolose.

Restiamo a completa disposizione degli Uffici del Ministero della Salute per discutere compiutamente le ragioni di quanto sopra precede, oltre che un incontro mirato anche al fine di istituire una Commissione ad hoc per l’individuazione della migliore soluzione percorribile, tenuto altresì conto dell’oggettivo ritardo delle Regioni nell’emanazione di Linee Guida di prevenzione e gestione del rischio clinico in merito all’emergenza Covid 19.”

Birgitta Muhr

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