Il Covid-19 colpisce più facilmente le persone allergiche? E, ancora: i vaccini anti Covid-19 possono causare o peggiorare gli stati allergici? Si tratta di temi di grande interesse perché la percentuale di soggetti con una qualsiasi forma di allergia supera il 25% della popolazione; mentre gli allergici alimentari sono 6-8% nella popolazione infantile, tra il 2-4% nella popolazione adulta. L’intolleranza al lattosio interessa circa la metà della popolazione, la celiachia un soggetto su 100. Le allergie respiratorie riguardano in Europa un bambino su quattro.

Allergie: i sintomi e le cause

Dal punto di vista respiratorio i sintomi sono congiuntivite (occhi che prudono e lacrimano), rinite (naso che prude, cola o è chiuso) e asma (tosse stizzosa e persistente, difficoltà a respirare, particolarmente se esposti agli allergeni o sotto sforzo). Nelle allergie alimentari, si parla di orticaria generalizzata, prurito a labbra e palato, dolori allo stomaco o all’addome, diarrea, vomito. L’allergia alimentare è più rara, e nel bambino può guarire, specie nei casi di allergia a latte e uovo. Però le reazioni gravi per allergie alimentari sono più frequenti, e possono causare anafilassi, una gravissima reazione allergica. Insomma, la situazione è preoccupante, anche perché le allergie hanno una forte componente genetica: non si eredita la stessa allergia, ma la predisposizione a diventare allergici. Se entrambi i genitori sono allergici, la probabilità di diventarlo è superiore al 70%.

Come spiega la dottoressa Paola Minale, già direttore dell’Unità di Allergologia del Policlinico San Martino di Genova, libera professionista specializzata in Allergologia e immunologia clinica ed esperta in Allergia alimentare con studio in Villa Montallegro e  responsabile scientifico di Ala Associazione Ligure Allergici, le allergie possono essere dovute a molte sostanze diverse, definite allergeni. Sostanze che possono derivare dagli animali domestici, da vegetali come il lattice, da microscopici aracnidi come gli acari della polvere e dai pollini delle piante e dalle muffe, responsabili di allergie respiratorie; da punture di insetti come api vespe e calabroni; dall’assunzione di medicinali e infine dalla ingestione di alcuni prodotti alimentari (noci, nocciole, latte, uovo pesce).

Allergie e Covid-19: il vaccino dà problemi? 

Poiché una delle cause dell’insorgere di allergie può essere l’assunzione di medicinali, l’inizio della campagna vaccinale contro il Covid-19 propone una domanda: i vaccini anti Covid-19, per quello che si sa, presentano problemi per le persone allergiche?

La risposta di Minale è chiara: «I vaccini anti Covid-19 come tutti i vaccini possono essere causa di rare reazioni allergiche, come è stato finora confermato in seguito alle migliaia di somministrazioni in tutto il mondo. L’allergia respiratoria non costituisce un rischio specifico di reazione al vaccino, che è invece particolarmente indicato in tali soggetti; il suggerimento è quello di effettuare la terapia antiasmatica e antiallergica correttamente, per arrivare al vaccino nelle migliori condizioni».

Però la specialista esclude che quei vaccini possano creare nuove allergie nelle persone. Spiega: «Il vaccino contiene frammenti di RNA, messaggero sintetico, che portano all’interno delle cellule l’informazione necessaria a produrre anticorpi specifici contro la proteina principale del virus, per impedirgli di entrare nelle cellule del soggetto infettato; non contiene quindi allergeni, come uovo o gelatina o lattice. Contiene il Polietilenglicole, un additivo molto diffuso in farmaci, cosmetici e altro, che può molto raramente provocare reazioni allergiche. Non si creano quindi nuove allergie, e le reazioni sono comunque rarissime. I soggetti allergici non sono esposti ad alcun rischio particolare e, comunque, devono continuare ad assumere i farmaci abituali. Anzi, il vaccino ha un effetto protettivo proprio sui polmoni».

Chi soffre di allergie è più esposto al Covid-19? 

Chiarito il tema vaccini, s’impone un’altra domanda: chi soffre di allergie è maggiormente esposto al contagio da Covid-19? Anche in questo caso la risposta è sostanzialmente tranquillizzante: «Le statistiche attuali mostrano che i soggetti allergici non sono a rischio di infezione o di gravità delle manifestazioni della infezione virale in misura maggiore rispetto agli altri soggetti. Mostrano anche che l’utilizzo delle terapie antistaminica, cortisonica spray nasale o bronchiale e con broncodilatatori, cioè tutti i farmaci utilizzati dai soggetti allergici, non è controindicata nella attuale situazione, e anzi, è molto importante tenere sotto controllo asma e rinite a fini preventivi».

Cosa fare con l’arrivo della primavera?

«Poiché ci stiamo avvicinando alla primavera, considerata per molte ragioni (principalmente i pollini) la stagione delle allergie, è lecito chiedere qualche suggerimento a chi soffre di allergie contro la diffusione del Covid-19 in prossimità di questo periodo.

E il consiglio per chi è allergico è di assumere le terapie a dosi piene perché, per chi è allergico agli acari anche la permanenza in casa determina una maggiore esposizione, mentre per chi è allergico ai pollini la primavera è un momento di forte presenza pollinica nell’aria, e il clima caldo, asciutto e ventoso accresce la presenza di particelle allergeniche nell’aria. In generale suggerisco semplici norme precauzionali: finestre aperte e biancheria del letto al sole per gli allergici agli acari; finestre aperte dalla parte meno esposta al verde e nelle ore del primo mattino e utilizzo di mascherine per gli allergici al polline. Arrivare alla vaccinazione nelle migliori condizioni fisiche favorisce una buona risposta immunitaria».

Minale non ha dubbi: «La diagnosi di allergia oggi è molto precisa: parte da una raccolta della storia personale, dei sintomi, e procede con test cutanei (prick test) che danno una risposta immediata; nei casi dubbi o per approfondire si utilizzano sofisticati test su siero (Isac, Immunocap). La diagnosi va poi completata caso per caso con spirometria, visita otorinolaringoiatrica o altri accertamenti mirati. Nell’intolleranza alimentare si effettuano breath test lattosio e glucosio, oltre agli accertamenti sierologici per escludere la celiachia e altre indagini mirate caso per caso. Nel caso di dermatiti allergiche da contatto con sostanze come nichel, profumi, conservanti si effettua il patch test con cerotti che contengono le singole sostanze».

Paola Minale 

Dott.ssa Paola Minale Nata a Genova il 16/5/1954.
Laurea con lode in Medicina e Chirurgia all’Università di Genova nel luglio 1979.
Specializzazione in Allergologia e immunologia clinica all’Università di Firenze il 17/11/1982, con lode in Patologia generale all’Università di Genova il 20/6/1988, in Ematologia generale (clinica e laboratorio) all’Università di Genova il 7/10/1991.
Docente a contratto in Diagnostica allergologica in vitro nella Scuola di specializzazione in Allergologia e Immunologia clinica, Università di Genova, nel 93/94 e dal 1999 al 2018.
Già direttore dell’Unità di Allergologia Policlinjco San Martino di Genova.
Libera professionista con studio in Montallegro, specializzata in Allergologia e immunologia clinica ed esperta in Allergia alimentare.

 

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