Affitti brevi: il Consiglio di Stato sospende la tassa Airbnb in attesa della Corte di Giustizia Europea

Cedolare secca, il Consiglio di Stato sospende la tassa Airbnb e per gli affitti brevi sarà l’Europa a decidere se è legittimo o meno l’obbligo di applicare la ritenuta del 21% da parte dell’intermediario di portali online.

La norma intende contrastare così il fenomeno dell’evasione fiscale sugli affitti brevi, per i quali è stata estesa la possibilità di applicare la cedolare secca al 21% già dal 2017.

Mentre la Corte di Giustizia dell’UE è impegnata a esprimersi sulla legittimità o meno della tassa Airbnb, resta invariato l’obbligo per l’affittuario di rispettare gli obblighi fiscali, con l’unica differenza che nulla sarà preventivamente versato dagli intermediari della piattaforma online.

Secondo Federalberghi, il Consiglio di Stato nel rivolgersi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha escluso la ricorrenza dei presupposti per procedere alla diretta disapplicazione della normativa contestata e ha affermato che l’interpretazione del Tar, che a febbraio ha respinto il ricorso di Airbnb, non presenta tratti di patente irragionevolezza.

Bernabò Bocca, il presidente di Federalberghi, in una nota stampa abbastanza piccata ha dichiarato che: «confidiamo che la Corte di Giustizia metta fine a questa commedia, che vede Airbnb appigliarsi a ogni cavillo pur di non rispettare le leggi dello Stato. Siamo stanchi di assistere a questa esibizione indecorosa dei colossi del web, che realizzano nel nostro Paese utili milionari ma dimenticano di pagare quanto dovuto al fisco italiano, con un comportamento a dir poco opportunistico».

La risposta di Airbnb non si è fatta attendere e arrivata a mezzo di un’altra nota stampa che recita: «Confidiamo che il rinvio possa riaccendere il dibattito e il confronto con gli operatori per una soluzione legislativa più moderna, equa e applicabile a tutti, inclusi quelli che consentono anche pagamenti in contante, al tema dell’ospitalità legale».

In attesa che venga annunciata la fine della vicenda per voce della Corte di Giustizia UE è da sottolineare che il mondo degli affitti brevi resta ancora oggi un territorio di confine con luci e ombre, almeno sotto il profilo del corretto adempimento degli obblighi fiscali. Da settembre 2017 a oggi Airbnb ha riscosso una somma pari a più di 2 miliardi di euro di affitti, senza trattenere e versare all’Agenzia delle Entrate circa 430 milioni di euro.

Stando a una recente indagine di Airbnb, in Italia nel triennio 2016-2018 sono stati ben 23 milioni i viaggiatori che hanno scelto il sistema degli affitti brevi come sistemazione per un soggiorno nel Bel Paese, segno di come questo nuovo metodo di soggiornare in abitazioni private attraverso il sistema messo a disposizione dal portale americano intercetti i gusti dei turisti che sono alla ricerca di un’esperienza diversa da quelle proposte dalle classiche strutture ricettive.

Un altro dato interessante che riguarda l’Italia, è quello che trova negli over 60 i soggetti più attivi per quanto riguarda il ruolo di host. Gli appartenenti alla silver age riescono a integrare il loro reddito mensile mettendo a disposizione abitazioni magari poco utilizzate se non addirittura sfitte in maniera molto proficua anche grazie al supporto di figli e nipoti che si occupano principalmente della gestione web e delle prenotazioni.

Andrea Carozzi

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