Addio al compact disc, dal 2022 stop alla produzione

La storia ci insegna che l’evoluzione tecnologica spesso influisce sulle abitudini dei consumatori. Lo sanno bene i produttori di compact disc, che a causa della definitiva affermazione dei servizi di streaming online e del revival del vinile hanno programmato il definitivo stop alla produzione del cd entro il 2022.

Le ragioni sono molte, la prima ovviamente riguarda il nuovo mondo dei servizi via internet dedicati alla musica; se prima gli acerrimi nemici dei cd erano i download illegali, adesso esistono piattaforme come Spotify completamente legali a cui le nuove generazioni accedono senza il desiderio di stringere tra le mani un supporto fisico. La seconda è il revival del vinile: il supporto storico con cui si ascoltava la musica ai tempi dell’Hi-Fi è risorto e gode di ottima salute, tanto che le sue vendite aumentano anno dopo anno.

Dato per morto verso la metà degli anni Novanta, proprio per l’avvento del più comodo (ma meno affascinante compact disc), il vinile è tornato con prepotenza nelle case di chi ama la musica ascoltata in maniera più o meno professionale. Il consolidarsi dei servizi online ha così colpito il cd ,che di fatto è stato il ponte tra il vinile e lo streaming, rivitalizzando il mercato della musica a 33 giri.

Il motivo è semplice: il vinile è diventato un oggetto da collezione, grazie alle sue dimensioni e al suo fascino intramontabile; è inoltre da sottolineare come, a detta di molti audiofili, gli lp abbiano una resa sonora migliore dei cd. Il compact disc è così diventato un oggetto superfluo perché chi consuma musica in maniera commerciale (senza stare troppo attento alla resa sonora) opta per i servizi online, mentre chi esige una qualità di riproduzione ad alto livello si rivolge al supporto in vinile. Il risultato è che le vendite dei cd sono sprofondate inesorabilmente.

Anche i giovani, che rappresentano una buona fetta di popolazione a cui si rivolge il mercato musicale, preferiscono ascoltare musica tramite servizi streaming o tramite i vinili, mentre i giovanissimi, pur ascoltando musica regolarmente, non possiedono cd.

Il compact disc comparve sul mercato a inizio anni Ottanta e cominciò rapidamente a prendere il posto del vinile grazie alla sua più spiccata praticità; tanto che per tutti gli anni Novanta e per buona parte degli anni 2000, nei negozi di musica gli scaffali erano pieni di cd mentre dei vinili non vi era praticamente più traccia.

Il veloce declino del compact disc è cominciato nella seconda decade degli anni 2000 fino ad arrivare a una diminuzione delle vendite del 18% nel 2017; un trend che non accenna a fermarsi, tanto che il 2022 vedrà probabilmente la definitiva scomparsa di questo piccolo supporto.

Ma non tutto è perduto: così come accadde per il vinile, è possibile che in futuro l’effetto nostalgia possa portare a una rivalutazione del compact disc; nel frattempo se possedete dei cd non buttateli via, un giorno potrebbero valere una fortuna.

Andrea Carozzi

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