A Visual Protest. Milano ospita The Art of Banksy al Mudec

Considerato uno dei maggiori esponenti della street art contemporanea, l’artista e writer inglese Banksy (la cui identità rimane tuttora nascosta), è il protagonista assoluto di questa mostra monografica allestita per la prima volta in un museo pubblico italiano, il Mudec (fino al 14 aprile 2019).

In esposizione le sue opere, sempre caratterizzate da un fondo satirico su argomenti universali come la politica, la cultura e l’etica: una forma di protesta visiva che coinvolge un vastissimo ed eterogeneo pubblico e che ha fatto di Banksy uno degli artisti più amati dalle giovani generazioni.

La retrospettiva sull’artista inglese (come tutte quelle a lui dedicate prima d’ora), non è autorizzata poiché Banksy continua a difendere il proprio anonimato e la propria indipendenza dal sistema: curata da Gianni Mercurio, raccoglie circa ottanta lavori tra dipinti, prints numerati (edizioni limitate a opera dell’artista), oggetti, fotografie e video; circa sessanta copertine di vinili e CD musicali da lui disegnati e una quarantina di memorabilia (litografie, adesivi, stampe, magazine, fanzine, flyer promozionali), che raccontano l’opera e il pensiero di Banksy attraverso uno sguardo introspettivo.

Museo delle Culture di Milano – Via Tortona, 56
Tel.: 02 88.46.37.24 – www.mudec.it
Biglietti: Intero € 14,00 | Ridotto € 12,00
Informazioni e prenotazioni: www.ticket24ore.it | Tel. +39 0254917

Si accede alla mostra varcando un’ideale ‘soglia’ che evoca, attraverso il colore giallo, un mondo industriale e metropolitano; nella prima sezione il visitatore si imbatte nel mondo di Banksy, prima di Banksy: il Situazionismo, le proteste del maggio 1968 e i Writers di New York degli anni ’70 e ’80, tutti “movimenti” che, con una forma di protesta visiva attraverso la fusione di parole e immagini e con un’attitudine all’azione, sono per l’artista espliciti riferimenti per modalità espressive o per “affinità elettive”.

Il tema della ribellione è quello tramite cui Banksy esprime il concetto che, se il potere esercita la propria egemonia culturale con televisione, cinema, pubblicità, chiese, scuole e musei, lo street artist trova nella strada il luogo ideale nel quale mettere in atto una contro-egemonia.

In mostra i suoi famosissimi ratti, che assumono per lui una dimensione metaforica in quanto ‘esistono senza permesso, sono odiati, braccati e perseguitati e vivono in una tranquilla disperazione nella sporcizia, eppure sono in grado di mettere in ginocchio l’intera civiltà’. Nei lavori di Banksy essi diventano vandali armati di vernice e pennelli, borghesi con l’ombrello e abiti impeccabili, scassinatori, rapper, operai, sabotatori… I ratti sono il paradigma dei Writers: popolano fogne, cunicoli, aree degradate e abbandonate delle metropoli moderne, così come i graffitisti si muovono nottetempo in luoghi analoghi per tinteggiare muri, vagoni, cancelli e serrande con i loro spray.

Clicca qui per consultare la scheda

Gran parte dei soggetti di Banksy è contro la guerra: la sua è una posizione umana a 360°, un impegno politico, una guerra culturale contro la guerra e contro le logiche che la producono. Egli attacca inoltre il tema del consumismo in cui prende di mira il capitalismo e in particolare il mercato dell’arte, i cui fruitori sono spesso privi della capacità critica necessaria per comprenderla.

Molto interessante il documentario (a cura di Butterfly Art News), con la partecipazione di Butterfly e David Chaumet, appositamente realizzato per la mostra, in cui la figura di Banksy è raccontata al pubblico, mediante la sua storia e la spiegazione dell’approccio artistico attraverso i suoi lavori: venti imperdibili minuti di vita vissuta tra le periferie e gli spazi urbani e i riflettori (non voluti) delle più prestigiose case d’asta e degli spazi espositivi di mezzo mondo. Notevole anche la produzione di cover di vinili e CD per importanti gruppi artistici musicali contemporanei come i Durty Funker, al British hip-hop di Blak Twang, fino ai dischi dei Blur e di Paris Hilton. Un angolo è dedicato a questa produzione meno nota di Banksy e offre la possibilità al visitatore di fermarsi ad ascoltare alcune selezioni di brani da questi dischi.

Conclude, infine, il percorso, uno spazio multimediale (a cura dello studio Storyville), in cui sono raccontati i luoghi del mondo in cui Banksy ha operato, lasciando allo spazio pubblico i suoi murales, alcuni dei quali sono tuttora esistenti, mentre molti altri sono scomparsi per incuria o sono stati rimossi dalla mano dell’uomo. Da questo lavoro meticoloso di mappatura emerge come il Genius loci sia un aspetto fondamentale nel lavoro dell’artista: molti murales nascono infatti anche semplicemente in funzione dei e per i luoghi in cui sono realizzati. Il messaggio di Banksy e la sua arte si manifestano come un’esplicita e mordace provocazione nei confronti dell’arroganza dell’establishment e del potere, del conformismo, della guerra, del consumismo.

Viviana Spada

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