730 precompilato: rischio o opportunità?

Nell’universo fiscale italiano, per milioni di contribuenti, è senz’altro la novità dell’anno ed il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, lo ha persino definito un evento “storico”.

Infatti, a partire dal 2015, l’Agenzia delle Entrate, utilizzando le informazioni disponibili nel proprio cervellone informatico (la cosiddetta “anagrafe tributaria”), mette a disposizione di tutti i lavoratori dipendenti e dei pensionati la dichiarazione dei redditi già compilata (almeno in parte).

In pratica, si tratta di un comune modello 730 che può essere accettato dal contribuente così com’è, oppure modificato e/o integrato prima dell’invio all’Agenzia delle Entrate (magari con l’ausilio di un CAF o del proprio commercialista). Il contribuente che riceve la dichiarazione dei redditi precompilata non è, infatti, obbligato ad utilizzarla e può, invece, presentare, con le modalità ordinarie, un proprio modello 730 appositamente redatto, oppure, (entro il 30 settembre) il modello Unico persone fisiche (la cui predisposizione risulta comunque più complessa e richiede nella maggior parte dei casi l’assistenza di un professionista).

Ma quali dati contiene il 730 precompilato? Per la predisposizione delle dichiarazioni il fisco ha utilizzato:

  • i dati contenuti nella Certificazione Unica (che ha sostituito il CUD) consegnata al dipendente o al pensionato dal proprio sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico).
    Nella Certificazione Unica è indicato, per esempio, il reddito di lavoro dipendente o di pensione, le ritenute Irpef, le trattenute di addizionale regionale e comunale, i compensi di lavoro autonomo occasionale e i dati dei propri familiari a carico;
  • i dati relativi agli interessi passivi sui mutui, ai premi assicurativi e ai contributi previdenziali, che vengono comunicati all’Agenzia delle Entrate da banche, assicurazioni ed enti previdenziali;
  • alcuni dati contenuti nella dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (per esempio le spese che danno diritto a una detrazione da ripartire in più anni, come quelle sostenute per interventi di ristrutturazione o riqualificazione energetica degli edifici);
  • altri dati presenti nell’Anagrafe tributaria (per esempio i versamenti effettuati con il modello F24, le compensazioni eseguite ed i contributi versati per lavoratori domestici quali colf e badanti).

Naturalmente, quando si parla di tasse, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio ed è forse per questo motivo che la stessa Agenzia delle Entrate, sul proprio sito, invita i contribuenti a rivedere le informazioni contenute nel 730 precompilato. Infatti, alcune di esse potrebbero non essere state inserite correttamente e necessitano di ulteriori verifiche da parte degli interessati (ad esempio perché incomplete o incoerenti). Può, per esempio, accadere che dall’Anagrafe Tributaria risulti l’atto di acquisto di un immobile, di cui però l’Amministrazione finanziaria non conosce ancora la destinazione (abitazione principale, concessione in comodato d’uso, tenuto a disposizione, ecc.); oppure, che gli interessi passivi per il mutuo comunicati dalla propria banca siano di importo non corretto. Insomma, il 730 precompilato è senz’altro un passo avanti (soprattutto per quei contribuenti che dichiarano i soli redditi di lavoro dipendente e non hanno particolari casistiche da comunicare al fisco) ma, almeno per quest’anno, la prudenza suggerisce di rivolgersi comunque ad un consulente prima di effettuare l’invio.

Alessio Albanese, dott. Commercialista
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