L’alleato contro il caldo e la sete: il chinotto

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A inizio ‘900 in molte caffetterie, prima in Francia e poi in Italia, era piuttosto usuale vedere un elegante vaso di ceramica o vetro, ricolmo di chinotti, gli aromatici frutti immersi nel liquore che erano serviti in coppette e assaporati con un cucchiaino di maiolica. Inconfondibili per qualità e profumo e dotati di eccellenti proprietà digestive, erano serbati nello sciropposo e profumato maraschino che era, ed è ancora, il liquore che per elezione conserva i piccoli agrumi verdi- altrimenti impossibili da gustare al naturale- eccellenti in tutte le loro lavorazioni.

Oggi la notorietà di questo particolare prodotto è dovuta alla più famosa bibita dissetante omonima del frutto da cui si ricava, cioè il chinotto. Fresca e dissetante, la bevanda è solo leggermente gassata e il suo retrogusto un po’ amaro, la rende particolarmente indicata a togliere la sete in modo piuttosto naturale e poco artificioso.

Il piccolo e grazioso frutto del chinotto, a differenza dei ‘cugini’ agrumi (arance, limoni, mandarini e via dicendo), non può essere consumato fresco in quanto è amarissimo, una volta lavorato, però, diventa un paradisiaco regalo per le papille! Si può assaporare come marmellata e mostarda; come liquore; nei gustosi amaretti e canditi; ed è utilizzato anche come aromatizzante in gelateria, nei birrifici e, come detto prima, viene affogato nel maraschino. Il succo di chinotto è inoltre componente in molte bevande digestive e in alcuni amari, ma la maggior parte di esso è comunque utilizzata per la produzione dell’omonima bevanda, conosciuta in Italia appunto come chinotto e a Malta come ‘kinnie’.

Di recente il chinotto di Savona è diventato anche un esclusivo profumo: in veste di essenza è la felice creazione dei maestri profumieri di una città, che si trasforma in prestigioso souvenir capace di esaltare la femminilità con la fragranza di “fiori & frutti” della delicata e odorosa pianta.

Originario della Cina e trapiantato nella costa ligure intorno al 1500, grazie a un navigatore savonese (o forse livornese) che da lì lo introdusse, il Cytrus Myrtifolia (Aurantium L. varietà amara L., sub varietà sinesi, secondo il Risso), nome scientifico del chinotto, si coltiva unicamente nel territorio rivierasco tra Varazze e Finale Ligure, dove ha trovato un ambiente ideale che, nel tempo, ne ha notevolmente migliorato le qualità organolettiche e, per questo, da alcuni anni è divenuto presidio Slow Food con la denominazione ‘Chinotto di Savona’. La pianta è una sempreverde alta poco più di un metro e mezzo e arriva al massimo ai 3 metri, sui cui pochi rami, però, crescono e maturano un’incredibile quantità di fiori e frutti; nelle più vecchie addirittura a grappoli. Le foglie, piccole e coriacee, ricordano quelle del mirto, da cui il nome latino. I fiori sono piccole zagare bianche che crescono sia in gruppi alle estremità dei rami, sia con singoli fiori vicini allo stelo. Questo particolare rende la pianta molto piacevole a vedersi, per cui è spesso coltivata in vaso come pianta ornamentale.

Nella città del Ponente Ligure insignita del presidio Slow Food è possibile addentrarsi in un percorso artistico, storico e culturale molto interessante. Savona è altresì il capoluogo di provincia, sito di riferimento per chi vuole visitare la Riviera delle Palme, uno dei punti di forza del turismo ligure. Un’occasione per una vacanza o un fine settimana, anche per gustare i prelibati derivati dal chinotto…

Viviana Spada

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