Dovete richiedere il visto USA? Attenti a quello che scrivete su Facebook!

Secondo il  Wall Street Journal, il dipartimento della Sicurezza degli Stati Uniti starebbe valutando un piano in cui il controllo dei post e delle immagini pubblicate sui social media diventerebbe parte integrante del processo che porta all’approvazione o meno di un visto di ingresso.

Gli Stati Uniti temono per l’incolumità dei propri cittadini e stanno lavorando a una serie di norme più severe per il rilascio dei permessi, tra cui il controllo dei profili dei social network come Facebook e Twitter, già in parte messo a punto a campione su un certo numero di richieste di visto pervenute fin’ora.

L’invasione della privacy potrebbe essere più o meno profonda in relazione agli accordi che le varie piattaforme decideranno di stringere con le piattaforme in esame, e anche se teoricamente pubblicando GIF di gattini e di bassotti vestiti da Minions, si potrebbe pensare di essere esenti dal rischio di vedersi rifiutare il visto per andare a svernare 4 mesi in Florida, bisogna sempre stare attenti a un’altra clausola appena inserita.

Nell’ultimo periodo sono state introdotte misure che vanno a modificare il testo del Visa Waiver Program, ovvero la possibilità per i cittadini di 38 paesi (tra cui l’Italia) di recarsi negli Stati Uniti per un periodo inferiore ai 90 giorni senza visto. Il nuovo testo mira a escludere dai richiedenti coloro che negli ultimi 5 anni hanno visitato certi Paesi dove avrebbero potuto entrare in contatto conl’Is ed essere stati “radicalizzati”. Poco importa se siete andati in Egitto solo per fare snorkeling con i dugonghi o a Casablanca per comprare il vero the marocchino: se avete visitato Siria, Iraq, Iran, Egitto, Sudan, Libia, Yemen, Afghanista, Pakistan, Colombia e Venezuela, potreste non essere ammessi negli Stati Uniti.

Un mondo che invece di essere sempre più piccolo, vicino e aperto, diventa di anno in anno sempre più distante e chiuso, diviso barriere che limitano forse il pericolo attentati, ma insieme a essi anche lo scambio di idee, pensieri e libertà. L’unica cosa forse, per cui in questo mondo così sgangherato, vale ancora la pena viverci.