Carissimi riprendiamo l’autunno con un po’ di tristezza in più. Essendo Genova la mia città, immagino sappiate di cosa stia parlando. Il crollo del ponte Morandi, anche se nessuno di noi lo chiama così, è stata una tragedia, una lama lanciata in profondità nel nostro cuore. Credo che il sentimento sia comune a tutti, genovesi e non, anche se, lasciatevelo dire da chi ci passava quasi tutti i giorni, la sensazione equivale al lutto di un famigliare, anzi per l’esattezza 43.

Io non ero in città quella famosa mattina del 14 agosto. Ero, insieme a uno dei miei figli e alla sua famiglia, in una località di campagna non molto distante dalla città, incredula come la maggior parte di noi, quando abbiamo visto le prime foto del ponte dimezzato. Abbiamo riso e scherzato per un po’ pensando fosse una di quelle fake news a cui ormai siamo abituati. Impossibile pensare che fosse vero. Poi come se stessero iniziando i fuochi d’artificio uno dopo l’altro sono arrivati i primi sms, le prime informazioni da amici e parenti, le prime immagini terrificanti e le tv hanno cominciate a dare i primi tristi risultati di quello che sarebbe diventato di lì a poco un bollettino di guerra. Vi devo confessare che a distanza di tempo ancora oggi non riesco bene ad afferrarne i contorni. Ancora non riesco a capacitarmi della situazione.

Per ritornare a casa – abito in centro città – sulla A7 verso Genova Ovest, sono dovuta passargli accanto (noi genovesi ne parliamo come di una persona): il ponte appare come un mostro smembrato, appeso, inerme.   Si sente solo un silenzio surreale. Una sensazione quasi di sospensione, in attesa di un’altra prossima tragedia quando avverrà l’abbattimento di quello che resta dei piloni (delle case?), sciaguratamente costruite sotto.

Vi state chiedendo perché non parlo delle responsabilità. Perché le responsabilità sono tante e tutte da accertare. A queste si aggiungono quelle di chi sapeva e ha taciuto, di chi raccogliendo le proteste sulla sicurezza del ponte, ha scelto di “tapullare”, di non fare scelte coraggiose già ai primi segni di mal funzionamento. Di chi adesso fa finta di non saperne nulla…

Colpa della politica, dei governi procedenti, degli studi di ingegneria, delle autostrade concessionarie dei ponti compreso quello di Cornigliano… Chissà! In questo garbuglio di scatole cinesi che consentono sempre ai più furbi e scaltri di attaccarsi e gabole e gabolette, sarà difficile arrivare a scoprire inequivocabilmente il (i) vero(i) grande(i) responsabile(i) di quanto accaduto.

Non nascondo che mi e ci (immagino di sentire le vostre voci che mi rassicurano) piacerebbe molto arrivare una volta tanto a catturare il colpevole e sbatterlo in prigione, come sarebbe giusto, ma temo che questa volta come le altre, al di là dei proclami e delle successive smentite, il caso, che sembrava già risolto prenda strade inspiegabilmente diverse, e dopo aver accettato regalie e doni, tutto ritorni al mittente… Vedremo l’atteggiamento del Governo, per il quale questo sarà un banco di prova importante…

C’è da dire che la città, il sindaco Bucci, il presidente della Regione Toti e gli assessori competenti si sono mossi tutti molto velocemente cercando di riportare la città verso una accettabile normalità. Rimangono ancora margini di miglioramento, soprattutto sulla viabilità e sulla comunicazione dentro la città, per “passare” da una parte da una parte all’altra della stessa, ovvero da ponente a levante e viceversa.

In questo momento confido nella forza della città e dei suoi cittadini che già altre volte si sono sollevati da questioni simili, ma sono sicura che con l’aiuto del Governo e un po’ di collaborazione in più tra le forze politiche anche di colore diverso (c’è bisogno di tutti), la città risorgerà più bella e autorevole di prima.

Del resto non viene chiamata a caso “la Superba”.

 

Il direttore responsabile

Daniela Boccadoro Ameri