Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società”. A pronunciare queste parole fu una donna, una scienziata e una libera pensatrice Italiana: Rita Levi Montalcini. Prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze e in seguito vincitrice del Premio Nobel per la Medicina, Rita Levi Montalcini nasce a Torino nel 1909. Nello stesso anno, negli Stati Uniti si celebra per la prima volta quella che negli anni a seguire diventerà la Festa Internazionale della Donna.

Sebbene in molti sostengano che l’origine di questa ricorrenza sia il tragico incendio alla Triangle Shirtwaist Company di Manhattan nel 1911, fabbrica in cui persero la vita centinaia di giovani operaie, la realtà dei fatti sembra diversa. La prima Festa della Donna si tenne, infatti, negli Stati Uniti su iniziativa del partito socialista americano, per protestare in favore del diritto di voto femminile. Da quel giorno in poi, altri paesi adottarono questa ricorrenza, fino a eleggere l’8 marzo come Giornata Internazionale della Donna.

Una festa nata per celebrare le conquiste sociali, economiche e politiche della donna nella storia, ma anche per ricordare le discriminazioni e le violenze a cui le donne sono ancora soggette in ogni parte del mondo. Secondo l’Istat, in Italia sono più di cento le donne che, ogni anno, vengono uccise dagli uomini; quasi 9 milioni sostengono di aver subito abusi nel corso della propria vita. Donne maltrattate, molestate, perseguitate e umiliate, spesso dagli stessi uomini che sostengono di amarle. Per definire queste violenze, negli ultimi anni si è diffuso il termine “femminicidio” e, accanto alla Festa della Donna, è nata la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, che si celebra il 25 novembre.

È proprio di questi giorni la notizia di suore trattate come colf da vescovi e cardinali, diffusa dall’Osservatore Romano e ripresa dal Corriere della Sera. Religiose che si dovrebbero occupare di altre questioni, ma che lavorano al servizio di cardinali, svolgendo le più svariate faccende domestiche senza orari e spesso senza retribuzione regolare.

Anche quella delle ingiustizie e dei soprusi alle donne sul luogo di lavoro purtroppo non è una novità. Quello che molti non riescono a comprendere è che “l‘umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi“, per citare ancora una volta Rita Levi di Montalcini, la donna che non ascoltò chi la voleva relegata ai ruoli tradizionali e nel 1930 si iscrisse alla facoltà di Medicina, contro il volere del padre.

Auguri a tutte le donne, libere ed emancipate, lavoratrici, casalinghe, madri, fiere e ribelli. Alle donne calpestate, umiliate e costrette al silenzio. Alle donne che esaltano il loro impegno sostenendo un nuovo modello di solidarietà nei confronti di tutto il genere femminile; bambine, ragazze, donne e anziane perché nessuna si senta sola e abbandonata. Lo sappiamo che non basta un fiore, anche se bello come la mimosa, a rappresentarci, ma accettiamo volentieri questo segno di affetto convinte che ci voglia ben altro per aiutarci a uscire dall’attuale situazione.