Con oltre 540 mila persone over 60 su quasi un milione e 600 mila abitanti, la Liguria rappresenta per l’Unione europea il banco di prova su cui modellare il futuro. E per questo l’ha dichiarata “reference site”, cioè uno dei principali siti di riferimento dove poter sperimentare soluzioni e modelli di assistenza all’avanguardia nella gestione delle persone anziane, con l’obiettivo di garantire loro il miglior invecchiamento possibile.

Ma chi sono i senior oggi? Secondo gli esperti, le “etichette” non appartengono più al mondo di moderno, un mondo in cui ci vivono novantenni fragili e disabili e novantenni in grado di correre la maratona. Ne sono convinti i geriatri italiani, riuniti per la prima volta a Genova, al 31esimo Congresso Nazionale Sigot (Società italiana geriatria ospedale e territorio, 8-9 giugno).

 Anziani eterogenei

“Il mondo della terza età è per definizione eterogeneo – spiega Alberto Pilotto, presidente del Congresso e direttore di Geriatria all’ospedale Galliera – e la sola età anagrafica non ci permette di fare particolari valutazioni. La geriatria sta compiendo un percorso articolato il cui obiettivo è quello di creare degli strumenti, scientificamente validati, che ci permettano di misurare le diverse componenti (o “dimensioni”) che vanno a definire la persona anziana: biologica, cognitiva, motoria, socio-economica, oltre che clinica. Il fine ultimo è programmare dei piani d’azione del tutto personalizzati. Considerato il trend demografico, che vede l’invecchiamento progressivo della popolazione, il nostro futuro dipenderà anche dalla capacità della geriatria italiana ed europea di proporre ai pazienti e alle istituzioni modelli di assistenza, che possano garantire l’invecchiamento attivo e in salute delle persone di età anziana».

Secondo l’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, accanto a senior “in gamba” esiste anche una fetta di over che invecchia male. Inoltre, due terzi degli europei in età pensionabile è afflitta da almeno due malattie croniche. Un quadro che si rispecchia, nel piccolo, anche nell’area metropolitana di Genova, dove, come spiega Pilotto, “è stata realizzata una valutazione multidimensionale su 600 anziani che ha fornito una fotografia preziosa: i dati dimostrano che oltre il 50% di anziani è robusto, cioè “attivo e in salute”, circa il 35% è a rischio di fragilità, e il 15% è decisamente fragile. Essere riusciti a realizzare questa prima stratificazione è stata anche una delle basi di partenza del progetto europeo MPI_AGE (Multidimensional Prognostic Index), che abbiamo coordinato qui a Genova, assieme ai colleghi di Padova». Il progetto, durato tre anni, ha coinvolto 22 partner europei ed extra europei e ha prodotto ben 30 lavori scientifici. In concreto l’MPI (Multidimensional Prognostic Index) è un indice numerico che misurare in maniera oggettiva quanto una persona è fragile o quanto è a rischio di diventarlo. La sua applicazione permette alle equipe multidisciplinari geriatriche di programmare e attuare piani di intervento sanitario personalizzati che possano essere modulati, a seconda delle necessità, sia in prevenzione che in terapia.

L’importanza della dieta mediterranea, non solo per il corpo

Parlando proprio di fragilità delle persone anziane, secondo gli esperti della Sigot le più frequenti cause risiedono nelle combinazioni di più malattie croniche, abuso di farmaci, disabilità funzionale, deficit cognitivi, malnutrizione, ridotta o assente autonomia nel movimento e isolamento sociale. Per questo, tra i focus affrontati nel corso del simposio, anche uno dedicato all’importanza della dieta mediterranea. Ne ha parlato Stefania Maggi (Cnr Istituto di Neuroscienze – Sezione di Invecchiamento di Padova): “Una dieta che si è affemata nel corso degli anni come dieta del benessere e della salute, una buona abitudine di alimentazione, ma non solo – spiega – Nella cosiddetta “piramide alimentare” tra gli elementi fondamentali non ci sono solo determinati cibi, ma anche determinate abitudini: l’attività fisica e l’aspetto della convivialità e della socialità tipica dei Paesi del Mediterraneo”. Abitudini che tendono a perdersi e a essere sopraffatte da altre, meno buone, d’impatto negativo sulla nostra vita. Ed è così che aumentano obesità, diabete e malattie cardiovascolari, anche in Italia. «I bambini obesi di oggi non saranno né adulti sani, né anziani longevi», afferma Maggi.

Diversi studi hanno dimostrato come l’arteriosclerosi, il diabete, i tumori, la demenza e, appunto l’obesità, siano tra le possibili conseguenze di una cattiva alimentazione. Dall’altra parte, la dieta mediterranea può essere un primo importante passo per costrastare l’insorgenza di queste patologie. A questo proposito, Maggi ha presentato i risultati dello studio Predimed, svoltosi in Spagna, nel 2010, su un campione di quasi 7.500 anziani a rischio malattie cardiovascolari. Sono stati divisi in tre gruppi, che hanno seguito rigorosamente tre diversi tipi di diete: una dieta a basso contenuto di grassi, una dieta mediterranea con l’aggiunta di una manciata di noci al giorno, una dieta mediterranea con olio extra vergine di oliva consumato abbondamentemente.

“I risultati hanno dimostrato che, nei gruppi che hanno seguito le ultime due diete mediterranee (caratterizzate dal consumo di noci e olio), l’impatto di eventi cardiaci è del 30% inferiore rispetto a quello della dieta a basso contenuto di grassi, mentre l’insorgenza del diabete è inferiore addirittura del 50% – spiega Maggi – Inoltre è stato dimostrato un impatto positivo della dieta mediterranea con l’aggiunta di olio extra vergine di oliva sulla dimensione cognitiva dei soggetti: memoria, benessere mentale, cognitività frontale”.

(Paola Pedemonte)